Torna la Juve di Sarri, ma siamo sicuri sia mai esistita?

di Valeria Arena |

Sono mesi che ci ripetiamo che torneremo migliori di prima. Se non proprio migliori, almeno tali e quali a quelli che eravamo, ma peggiori no, peggiori non possiamo sopportarlo, perché sostenere di diventare peggiori è un concetto per cinici senza speranza, per cinici convinti che non si possa imparare dalle tragedie. Eppure, quest’ultimi, sono stati gli unici a non andarci molto lontano.

Se guardiamo al calcio, poi, non si scrutano all’orizzonte grosse novità: chi voleva attirare l’attenzione sui propri fastidi, sulle proprie idiosincrasie, lo ha fatto senza imbarazzo e ritrosia; chi voleva litigare, perché in quarantena ci si annoia parecchio, ha imbastito la tavola come meglio desiderava; chi voleva stare zitto ed essere lasciato in pace, è rimasto da solo in un cantuccio; chi voleva creare confusione per spararle più grosse possibile, ha superato sé stesso. Insomma, di palloni sul campo non ce n’era traccia, ma l’atmosfera era quella di sempre.

Migliori, uguali o peggiori, dicevamo. Diversi no, mai, non se ne parla, anche perché vai a capire cosa vuol dire diversi. In linea di massima, se sappiamo mettere due parole in fila, siamo in grado di definire cosa vuol dire diventare migliori o peggiori, ma il cambiamento no, il cambiamento sappiamo definirlo solo dopo, col famoso senno di poi. Chi siamo? Da dove veniamo? Cosa c’è dopo una pandemia? Come si ritorna alla vita normale? Come tornerà in campo una squadra con un progetto ancora work in progress, in gara per tutti i trofei, dopo uno stop in piena stagione di tre mesi? Come torneranno i guariti dal Covid-19? Cosa è rimasto e cosa ne sarà, almeno in questo anno calcistico, della Juve di Sarri?

La Juve di Sarri, nata sotto cattivo presagio e tramortita in marzo – vai a vedere delle volte la vita come si diverte – da cause esterne nel momento più importante ed emblematico della stagione. I pensieri esistenzialisti su come torneremo, naturalmente, valgono anche in questo caso. E le risposte vaghe, speranzose o pessimiste pure.

Adesso che si ritorna, più o meno, alla vita di normali tifosi, dopo settimane a chiederci dove saremmo andanti a finire e come potesse essere risolto questo enorme casino, tocca fare i conti con la più grande verità di questa stagione, e cioè che noi, della fantomatica Juve di Sarri di cui parlano tutti da quasi un anno, non abbiamo mai saputo nulla e, almeno per il momento, non siamo più in grado di dire niente. Giocava a nascondino prima della sospensione, figuriamoci adesso dopo mesi di quarantena ed equilibri saltati.

Se toccava avere pazienza prima, lasciare che la natura facesse il suo corso e che la Juve cambiasse pelle pur rimanendo sé stessa, adesso invece bisognerà affidarsi alle religioni orientali, tentare di raggiungere il Nirvana e non chiedere altro se non lo stretto indispensabile per salvare la baracca, e cioè allargare la bacheca dei trofei. I progetti, le eredità, le rivalità, quei belli e avvincenti romanzi sentimentali che riempivano panchine e spogliatoi sono ormai rimandati a data da destinarsi, pandemia permettendo. Adesso è tempo di essere rapidi e pratici.

Che questo campionato, e le coppe annesse, abbia le sembianze di un cameriere che all’una di notte ti supplica di alzarti dal tavolo e andare a casa, ché pure lui ha il diritto di riposarsi e rilassarsi, è ormai abbastanza ovvio. Che anche noi non vediamo l’ora di levarci questo dente, abbassare la saracinesca e fare diventare tutto in lontano ricordo, pure. Che prima o poi toccherà affrontare questo strano finale, bello o brutto che sia, è già assodato. Adesso tocca solo ricominciare.

Non sappiamo come torneremo, se saremo quelli di sempre, se proseguiremo da dove abbiamo interrotto o se assisteremo a qualcosa di nuovo, ma siamo ancora in grado di ribadire, o io stessa mi assumo la responsabilità dell’affermazione (anche perché sono mesi che la porto avanti e probabilmente sarò anche la prima firmataria della petizione che da qui a poco lancerò)  che a Maurizio Sarri sono toccate le magagne più grandi e fastidiose della recente storia della Juventus. 


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