Torna la Champions, torna la chimera

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Arriva la champions! Arriva la chimera!

Il sogno che è diventato un incubo. L’ossessione per noi e per gli altri tifosi che utilizzano questo nostro punto debole storico per pungerci. Io però voglio trattare l’argomento Champions, proprio ora che sta iniziando, per affrontare il tema dibattuto da anni, ed erroneo secondo me, sulla differenza tra la Champions e il campionato nostrano.
La Champions non si può programmare, è la coppa dei mille dettagli, Mourinho dixit, dalle mille incognite, dove tra un palo ed un gol ci sta la Vittoria della coppa, dove migliaia di variabili, non prevedibili, infortuni e squalifiche, la rendono praticamente imperscrutabile…ecc.

Ma sarà vero? Ossia, possibile che un evento calcistico, seppur di livello mondiale e sicuramente più difficile del nostro campionato, sia così inafferrabile alle logiche umane?
È vero, la Champions per la sua formula, a eliminazione dagli ottavi e con una finale da partita secca, rende il percorso a prima vista,  soprattutto a noi juventini, alle prese con un vero complesso di inferiorità nei confronti di questa coppa, inferiorità che si manifesta nella sensazione di ansia da prestazione,  una vera montagna da scalare, ma allora mi sapete spiegare perché, e sono solo due esempi, il Real Madrid di Cristiano Ronaldo è andato consecutivamente in semifinale per 8 anni di seguito e l’ha vinta 4 volte in 5 anni e per di più 3 consecutive? E il Barcellona che arriva consecutivamente ai quarti da 13 anni!!!??? Vincendone 4…Ma se vogliamo tornare a ritroso nel tempo possiamo tornare al Milan di Berlusconi che in 25 anni ne ha vinte 5 (e perso 3 finali…). Allora ci dobbiamo chiedere: che cosa ha contraddistinto questi cicli vincenti? La programmazione. Ma quale tipo di programmazione? Semplice, l’aspetto principale, fondamentale, esiziale per un club che vuole dominare in Europa e nel mondo: la filosofia. E quale filosofia?

La filosofia calcistica determinata dall’organizzazione tecnico strategica del gioco proposto. Un calcio propositivo fatto di gioco offensivo, predominanza del gioco e del campo, giocando senza paura di subire gol ma con l’intento di vincere attaccando e non subendo il gioco degli avversari o adeguandosi a esso. Una filosofia diametralmente opposta alla nostra. Almeno a quella che ci ha contraddistinto fino a ieri (tempo fa un amico juventino, fervente allegriano, ebbe il coraggio di dire che gli schemi si fanno solo sui calci piazzati).

Come dice Sacchi, negli ultimi 20 anni solamente in 3 occasioni ha vinto una squadra dal gioco difensivo (Porto e Inter di Mourinho,  Chelsea di Di Matteo). Può bastare come dato statistico per generare una regolarità storica? Oppure, guardando all’ultima champions, delle 8 squadre presenti ai quarti soltanto due di esse proponevano un gioco prettamente difensivo, noi e Manchester United. Mi pare che il trend sia chiaro. In Europa vince il gioco di attacco.

Sebbene sia altrettanto vero che non è detto che la si vinca con una determinata formula magica, vista la concorrenza sempre più agguerrita di anno in anno, mi pare logico dedurre che le tante considerazioni sulla Champions in voga, molto ideologiche e poco concrete, siano perlopiù determinate dal fatto che il nostro campionato sia stato in questi anni poco competitivo ergo appare più semplice vincerlo, e quindi aprioristicamente da non tralasciare mai (vuoi mettere la felicità di sfottere i napoletani, gli interisti e i romanisti?), che concentrarsi su un unica competizione con la possibilità concreta di non vincerla…salvo poi essere smentiti da una società come il Real Madrid che invece, storicamente, mette al primo posto la champions! (Se mai vi capiterà di andare a visitare il loro museo al Bernabeu vi renderete conto di quello che dico).

Di Michelangelo Maffezzoni


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