Cosa la Juve deve temere del Torino di Mazzarri

Mazzarri

Nonostante un ottimo impatto sulla panchina granata con 11 punti in 5 gare, non è scontato poter già prevedere l’impronta definitiva che Mazzarri intende dare al Torino, soprattutto nel reparto avanzato. Belotti è appena rientrato dopo l’infortunio, e il suo ritorno in campo avviene nell’esatto momento in cui Niang, schierato come prima punta, stava toccando l’apice delle sue prestazioni. Inoltre, alla luce della rosa a disposizione, è difficile ipotizzare per questi ultimi mesi una modifica del 433, quindi sarà interessante valutare quanto spazio il tecnico toscano offrirà a Berenguer (in forte crescita) e Ljajic, col serbo che ancora non è sceso in campo con Mazzarri.

Quel che è certo è che, oltre ai risultati, l’ex Napoli ci ha messo ben poco a rivoltare il rendimento di una squadra che con Mihajlovic era ormai arrivata a un livello tattico desolante anche nelle più basilari situazioni di gioco.

 

CAMBIAMENTI DI MAZZARRI E IAGO PIU’ AL CENTRO

Praticamente con gli stessi uomini, oggi il Torino è una squadra assai più armonica in entrambe le fasi di gioco. Soprattutto in non possesso, forse l’aspetto più lacunoso di qualche settimana fa: ora la prima pressione avviene quasi sempre coi tempi giusti, coi reparti che accompagnano con le modalità idonee, senza più una squadra sistematicamente spaccata in due. Contro l’Udinese, per esempio, i piemontesi sono riusciti con efficacia a bloccare l’avvio dell’azione bianconera, limitando i rifornimento verso Lasagna e Maxi Lopez (anche se in alcune situazioni Obi si è fatto trovare indeciso tra il seguire l’interno, Barak, o il terzino, Widmer).

 

I 3 attaccanti del Toro a uomo sui 3 difensori dell’Udinese, con Rincon che si alza su Behrami. I granata creano quindi una situazione di parità numerica, provocando un possesso sterile e orizzontale degli ospiti, i quali faticano a servire le punte.

 

Come  già vistosi nella primissima partita contro il Bologna, Mazzarri sembra voler sfruttare Iago Falque (il giocatore offensivo granata più in forma) soprattutto per gli inserimenti centrali, col galiziano che si stringe con più frequenza rispetto a prima.

 

 

Tuttavia, in questo primo scorcio con Mazzarri, il Toro si è mostrato molto flessibile a seconda del tipo di gara affrontato. Contro la Sampdoria, forse la miglior prestazione dei granata, pur giocando con 4321 con Baselli e lo spagnolo dietro Belotti, lo stesso Iago Falque ha usufruito di ricezioni in zone molto più larghe. Contro una squadra che fatica molto a coprire l’ampiezza, il Torino è riuscito con efficienza a isolare la propria ala destra nell’uno contro uno su Murru con ottimi cambi di gioco.

 

 

Proprio a Marassi, il Toro è riuscito a coprire molto bene gli spazi centrali, limitando così la manovra offensiva blucerchiata. Insomma, rispetto al caos tattico dei tempi di Sinisa, si vede il lavoro in allenamento, con una squadra tanto versatile quanto preparata su ciò che si trova ad affrontare in ogni partita.

 

ANSALDI MEZZALA E PASSAGGIO (PROVVISORIO?) AL 352

In quasi tutte le partite disputate, nel secondo tempo Mazzarri ha scelto di fare entrare Moretti al posto di uno degli attaccanti – solitamente l’ala sinistra (Berenguer o Niang) – e passare così al 352 che viene visto un po’ come un marchio di fabbrica da parte dell’ex allenatore dell’Inter.

La mossa ha finalità quasi esclusivamente conservative, venendo utilizzata per blindare il vantaggio. Oltre a Iago Falque seconda punta alle spalle di Niang/Belotti, la novità principale di questo modulo è data dalla posizione di Ansaldi, che diventa infatti una mezzala. Mazzarri ha dichiarato che il terzino argentino possiede una sensibilità tattica in grado di farlo rendere con efficienza anche in mezzo al campo.

 

Per quanto con Mazzarri i granata non abbiano ancora subito gol nei secondi tempi, questo 352 non pare ancora coprire bene l’ampiezza del campo, concedendo qualche cross di troppo nelle corsie esterne.

 

 

RITORNO DI BELOTTI

Come detto, il match contro l’Udinese è stato l’esordio come titolare di Belotti col nuovo corso tecnico. Invece che schierare Berenguer come ala sinistra, il tecnico ha preferito allargare Niang, segno di come probabilmente Mazzarri ritenga sprecato utilizzare l’ex Milan come vice Belotti: l’intento è quindi trovare un equilibrio con entrambi in campo.

Nonostante il tridente Iago-Belotti-Niang potesse lasciar intendere qualche asimmetria per stringere le due punte, si è visto un 433 abbastanza canonico, col francese che ha giostrato piuttosto largo per tutto l’incontro.

La partita è risultata piuttosto bloccata, decisa da episodi e calci piazzati, col Torino che ha sofferto la prima pressione del 532 di Oddo, non riuscendo a costruire palla a terra.

 

Centro del campo bloccato, con Maxi Lopez e Lasagna che schermano Rincon. Brave inoltre le mezzali (Barak e Jankto) a coprire l’ampiezza, andando sui terzini quando il gioco viene allargato sulle fasce. Di conseguenza, il Toro fatica a sviluppare la manovra.

 

Rincon, utilizzato come vertice basso, è un giocatore che quando viene schermato fatica a mettersi in mostra. Di conseguenza, quando il centro del campo è bloccato, il Toro si appoggia tanto sui propri terzini (De Silvestri e Molinaro), utilizzati più per l’avvio dell’azione che non per la rifinitura negli ultimi metri, che tramite break o catene laterali con gli interni cercano di far risalire campo alla squadra.

E’ comunque nella prima costruzione che i granata devono migliorare: contro l’Udinese, per mancanza di soluzioni, si sono visti diversi lanci nel vuoto da parte dei terzini sperando che le punte ci arrivassero. In ogni caso, dopo che gli ospiti hanno alzato leggermente la linea difensiva a causa dello svantaggio, il Torino ha cercato dal basso l’immediata verticalizzazione per Belotti, segno che Mazzarri intende sfruttare doti sue e di Niang nell’aggressione della profondità (e Mazzarri ha sempre privilegiato attaccanti con queste caratteristiche da transizione veloce).

Quel che è certo è che la Juve si troverà di fronte una squadra più solida, equilibrata ed ostica di quella dei derby precedenti. Difficile però pensare che il Toro oggi abbia le qualità necessarie per consolidare il possesso e mettere in difficoltà la fase difensiva della Juve con manovra prolungata. Verosimilmente, e anche alla luce delle ultime difficoltà bianconera, dovrà cercare di colpire con ripartenze fulminee, approfittando soprattutto della non ottimale copertura centrale degli spazi che i campioni d’Italia hanno palesato nelle ultimissime gare.