Torino è ancora bianconera! Pirlo: “Nostro DNA è mettere cuore ed intensità”

di Riccardo Sgroi |

Primo Derby della Mole vinto da Andrea Pirlo alla guida della Juventus. I bianconeri superano in rimonta il Toro, dopo una prestazione sottotono. Dal carattere mostrato nel secondo tempo non si può mai più prescindere: sarà d’accordo anche il Mister?

“Più faticoso e più bello vincere un Derby da allenatore: sensazione molto bella” – Eh, anche quel goal all’ultimo respiro nel 2014 ci aveva fatto godere non poco…

“Quando entri in campo e perdi tutti i duelli, è difficile tenere le redini del gioco. Primo tempo eravamo poco aggressivi, abbiamo mosso la palla male e riempivamo poco l’area” – Refrain di quanto avvenuto a Benevento: questa Juve tende a sbattere sulle difese un minimo organizzate, piuttosto che aggirarle. Se alla difficoltà nel palleggio aggiungi l’impotenza nel conquistare le seconde palle, ottieni il ritratto perfetto del nostro primo tempo.

“Nostro DNA è mettere tanto cuore e tanta intensità. Nel secondo tempo abbiamo creato molto e non soffrendo mai. Li abbiamo chiusi nella loro trequarti” – Si è rivista un pezzetto di vecchia Juve. Quella che con lo sguardo vinceva le partite. Quella che in campo sputava sangue pur di vincere. Quella che, pur giocando male, non s’arrendeva mai. Quella da cui non vogliamo mai più prescindere.

“Mi aspetto di più da tutti, anche se capita di non poter dare il 100%. È importante l’atteggiamento: oggi chi è entrato, è entrato bene” – Vero, ma è in generale più facile entrare bene quando tutta la squadra gira meglio. Non so cosa Pirlo abbia dato ai giocatori nell’intervallo, ma ne voglio un po’ anch’io.

“Non è sempre facile arrivare al gioco con azioni pulite, soprattutto contro squadre organizzate. Bisogna muoversi molto per aprire spazi, attaccare più volte la profondità. Il cuore viene in concomitanza con ciò che avviene in campo; se manca è una grossa perdita” – Nel primo tempo è mancata la voglia, la fame, l’attitudine a lottare. In questo, Pirlo ha mille ragioni: bisogna riprendere a gettare il cuore oltre l’ostacolo in tutte le partite, anche in quelle apparentemente più semplici.

“Nostro DNA deve rimanere all’interno di tutta la squadra. Tante partite diventano sporche e difficili: dove non si arriva col gioco, si arriva con altro” – Cristallino.

“Esperienza aiuta. Cuadrado è un campione che viene da anni di calcio ad alto livello; Chiesa fino a qualche settimana fa non aveva mai giocato in Champions. È un giocatore giovane che va aspettato, perché la maglia della Juve ha un altro peso” – Cuadrado ci ha preso gusto, per fortuna. Oggi la sua ennesima grande prestazione ci ha salvato; peccato per quell’eurogol annullato. Chiesa invece alterna cose positive a difetti di antica data. Ha imparato a non inciampare, ora deve iniziare ad alzare la testa e non guardare sempre per terra.

“Sono contento di alcuni aspetti legati alla gestione del gioco e agli spazi da occupare. Non sono soddisfatto dell’altalena dei risultati e l’aspetto psicologico nella gestione delle partite. Non ci sono più le partite già vinte in partenza” – Detto e stradetto. Bisogna trovare la giusta continuità.