Next Gen Top 10: i migliori talenti nati nel 2000

di Alex Campanelli |

2000

Le convenzioni ci vietano di parlare di “migliori giocatori del terzo millennio“, il quale è cominciato il primo gennaio 2001, ma è innegabile che nella testa di molti di noi la cifra tonda rappresentata dall’anno 2000 sia in qualche modo un punto di svolta, un millennium bug delle nostre esistenze, come se uno scatto di 4 cifre in un sistema creato dagli uomini possa in qualche modo avere un’effettiva incidenza su eventi naturali di qualsiasi tipo.  Eccoci dunque ad elencare, in rigoroso ordine alfabetico, i migliori e più promettenti calciatori nati nell’anno 2000, senza classifiche di sorta.

1 – Marco Carnesecchi – Trapani (Atalanta)

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Il ciclone Donnarumma ha fagocitato la carriera di molti giovani portieri, specialmente se italiani, schiacciati dal paragone con l’enfant prodige milanista. Tra quelli che stanno tentando di uscire dal cono d’ombra del numero 99 rossonero, segnaliamo questo ragazzo di 193cm girato dall’Atalanta a titolo temporaneo al Trapani, squadra ove ha recentemente conquistato i galloni del titolare. Passato dal centrocampo alla porta proprio come Gigi Buffon, al quale si ispira dichiaratamente, Carnesecchi è cresciuto calcisticamente nel cesena, passando poi alla primavera del club orobico, offrendo prestazioni di alto livello che gli sono valse un posto da titolare nell’Italia Under 19. Le due doti tra i pali e nel gioco coi piedi non sono rimaste inosservate dal ct Mancini, che lo scorso aprile l’ha inserito tra i convocati per lo stage formativo della nazionale italiana. La Serie B è un banco di prova importante, ove molti prima di lui si sono bruciati, in attesa di vederlo su palcoscenici più blasonati.

2 – Phil Foden – Manchester City

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A furia di tesserne le lodi relegandolo nel contempo in panchina ogni settimana, sembrava che Guardiola volesse riservargli lo stesso trattamento dei suoi avversari in Champions: complimenti e attestati di stima prima, mortifere goleade poi. Ora però Foden sta davvero iniziando ad affacciarsi in prima squadra; se ne sono accorti i tifosi dell’Atalanta, con la Dea che è stata messa a ferro e fuoco dalla mediana dei Citizens formata da Gundogan, De Bruyne e appunto il talentino inglese, poi espulso a fine gara in seguito a un evitabilissimo secondo giallo. Facile capire perché Pep si sia innamorato del ragazzo: 171cm, baricentro basso, completamente ambidestro e dotato di classe sopraffina, capace di giostrare sia da interno che da esterno di centrocampo, Foden sembra nato per giocare agli ordini del suo allenatore, e il Manchester City crede un lui a tal punto da dichiararlo incedibile. “Non me ne priverei neanche per 500 milioni” ha sentenziato Guardiola; un discreto attestato di stima.

3 – Erling Braut Haaland – Red Bull Salisburgo

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Ci sono talenti che gli addetti ai lavori sponsorizzano sin da prima dell’adolescenza, altri dei quali a 18 anni si sa già tutto, altri ancora che fin da bambini si portano addosso l’etichetta dei predestinati. Poi c’è Erling Braut Haaland, piombato d’improvviso sulle nostre vite calcistiche come un meteorite. Avvisaglie non ce n’erano, il ragazzone norvegese sembrava uno dei tanti giovani promettenti finiti al Salisburgo, da gennaio a giugno aveva collezionato appena 5 presenze, comunque comprensibile per un classe 2000 proveniente dal Molde. Poi di colpo ce lo siamo ritrovati capocannoniere della Champions League e tra i migliori realizzatori d’Europa, 21 gol segnati in tutte le competizioni in appena 14 presenze. Haaland ha il posizionamento e la difesa della palla di un veterano, ha un fisico (193cm x 87kg) impressionante ma sembra volare quando si avventa sulla sfera, calcia con entrambi i piedi, esulta come Momo Salah. Parlare di giocatore futuribile in questo caso è errato, se nella peggiore delle ipotesi l’attaccante dovesse arrestare la sua crescita, saremmo in ogni caso di fronte a una punta di altissimo livello, con ogni probabilità pezzo pregiato del prossimo mercato.

4 – Callum Hudson-Odoi – Chelsea

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Rischiava addirittura di finire fuori rosa a 18 anni, messo alle strette da Marina Granovskaja che ne intimava, prima con le buone e poi con le cattive, il rinnovo del contratto. L’allarme è rientrato, Hudson-Odoi ha firmato col Chelsea fino al 2024 e, dopo un anno di apprendistato con Maurizio Sarri che l’ha impiegato soprattutto in Europa League, ora è a tutti gli effetti una pedina importante dello scacchiere di Frankie Lampard. Ala sinistra dotata di dribbling e fantasia, nonché capace di giostrare al centro come sul versante opposto, Hudson-Odoi è la grande scommessa dei Blues, che sanno di avere tra le mani una potenziale miniera d’oro; finora il ragazzo ha mostrato soprattutto un’innata abilità nel creare superiorità numerica e servire i compagni a rete, ma a ogni gara si ha la sensazione che la sua esplosione sia imminente. Se fossimo in Southgate, il quale potrà contare su una linea di trequartisti formata da lui. Foden e Sancho, dormiremmo sonni più che tranquilli, o forse non dormiremmo affatto.

5 – Dejan Kulusevski – Parma (Atalanta)

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Alla prima di campionato tutti ci aspettavamo l’interista Karamoh ad affiancare Gervinho e Inglese, invece un po’ a sorpresa D’Aversa ha gettato nella mischia questo esterno arrivato in prestito dall’Atalanta, del quale si parlava già un gran bene ma che a bocce ferme pareva partire indietro nelle gerarchie del tecnico. All’esordio con la Juve non ha brillato, poi partita dopo partita il giovane macedone ha preso in mano il gioco dei ducali, molto più dei già noti compagni di reparto, divenendo a 19 anni da poco compiuti il faro del Parma. Probabilmente forza ancora un po’ troppo le giocate in situazioni complicate, ma Kulusevski ha mostrato una visione di gioco da trequartista più che da ala, è abilissimo nel trovare il compagno libero col cross così come col filtrante, oltre a possedere un ottimo dribbling. 2 gol e 5 assist nei suoi primi 730 minuti di Serie A lo piazzano già tra i giocatori più influenti del campionato, mentre Gasperini si sfrega comprensibilmente le mani.

6 – Marash Kumbulla – Hellas Verona

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Alzi la mano chi, nel leggere la composizione della retroguardia dell’Hellas Verona, non ha immediatamente pensato “retrocessione inevitabile”. Un pacchetto di centrali difensivi composto da nomi misconosciuti ed esotici come Dawidowicz, Rrahmani, Kumbulla e Gunter, col solo Bocchetti tra i più noti, avrebbe preoccupato chiunque, invece Ivan Juric ne ha fatto il punto di forza dei suoi scaligeri, ad oggi la miglior difesa del campionato con 8 gol subiti. Nel cuore della difesa Juric ha paradossalmente piazzato il suo difensore più giovane, l’italo-albanese Kumbulla, prodotto delle giovanili dell’Hellas che a inizio campionato vantava appena una presenza in Serie B. Alto e slanciato (190cm x 84kg), il ragazzo che ha appena esordito nella nazionale maggiore dell’Albania ha sin qui mostrato personalità e decisione nei contrasti, senza alcun tipo di timore reverenziale nei confronti delle grandi della Serie A; il suo nome non è ancora così noto, la prima squadra a piombare su di lui potrebbe davvero realizzare un grande affare.

7 – Jadon Sancho – Borussia Dortmund

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Ci sono dei momenti in cui sembra davvero inarrestabile, e viene spontaneo paragonarne le progressioni al quasi coetaneo Mbappé. Ne sa qualcosa il Bayern Monaco di Kovac, squartato in agosto in Supercoppa di Germania dalle accelerazioni e dai colpi del ragazzo cresciuto nel City, rimpianto un giorno sì e l’altro pure in quel di Manchester, dalla quale se n’è andato per una manciata di monetine. In transizione Sancho è già tra i giocatori più devastanti d’Europa, per imprevedibilità nelle giocate e nelle scelte e per capacità di spedire la palla dove vuole; l’esterno ha un dribbling non particolarmente raffinato, ma destabilizzante per abilità nel cambio di passo e per la velocità con la quale nasconde la sfera agli avversari. Visto recentemente contro l’Inter in uno dei peggiori Dortmund della stagione, è ancora un giocatore molto genuino e istintivo, che in una big inizialmente potrebbe soffrire contro squadre arroccate nella propria trequarti o che non gli permettono ricezioni pulite. Piccoli difetti da smussare in un diamante purissimo.

8 – Ryan Sessegnon  – Tottenham

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Se n’è parlato tanto, probabilmente troppo, quando faceva faville con la maglia del Fulham in Championship. Doveva essere il trascinatore dei Cottagers nella stagione del ritorno in Premier League, invece Sessegnon è stato fagocitato (ma sarebbe stato strano il contrario) dall’annata funesta dei londinesi, terminata con la retrocessione. Ad approfittare di una stagione interlocutoria, giustificabilissima per un ragazzo del 2000, è stato il Tottenham che se l’è assicurato per appena 27 milioni, quando qualsiasi pari età reduce da un’annata decente ne sarebbe costati almeno 40. Sessegnon a 18 anni ha già occupato tutti i ruoli della fascia sinistra, dall’ala offensiva all’esterno di centrocampo fino al terzino puro, ruolo nel quale dovrebbe testarlo anche Pochettino quando il ragazzo recupererà dall’infortunio alla coscia. Rapidità e intensità in entrambe le fasi, oltre a un mancino educatissimo, sono le sue doti principali, ora starà al tecnico degli Spurs incanalarle a dovere per renderlo un calciatore di alto livello.

9 – Dominik Szoboszlai – Red Bull Salisburgo

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Qui ci siamo arrivati prima di molti, grazie al nostro amico/collega ungherese Andras Daniel Keri che l’aveva analizzato lo scorso febbraio, quando i più non ne avevano nemmeno sentito parlare. Nel frattempo Szoboszlai è diventato un cardine imprescindibile del centrocampo del Salisburgo, passato in nemmeno un anno a squadra che non riusciva nemmeno a qualificarsi ai gironi di Champions a spauracchio delle big in un girone insidiosissimo con Genk, Liverpool e Napoli. Nel sistema fluido dei tori rossi di Jesse Marsch, il giovane magiaro parte spesso da esterno sinistro, ma sarebbe errato definirlo un’ala, dato che fa del palleggio e della rapidità d’esecuzione le sue armi principali; insieme al giapponese Minamino, è il giocatore che fa saltare il banco e rende imprevedibile la manovra del Salisburgo, mentre il pari età Haaland ringrazia e segna a grappolo. Difficilmente il prossimo anno lo vedremo ancora giocare in Austria.

10 – Sandro Tonali – Brescia

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C’è chi dalle aspettative viene schiacciato, chi le trasforma in energia positiva, chi semplicemente col passare del tempo si dimostra non all’altezza di esse, senza particolari colpe. A Sandro Tonali tutto ciò pare non interessare affatto, a giudicare dalla tranquillità con la quale ogni settimana scende in campo col suo Brescia, sorpresa di questa prima parte di campionato a dispetto di una classifica tuttora non positivissima. Alla regia lucida e pulita che tutti ci attendevamo, Tonali ha aggiunto una personalità e un piglio da veterano che è difficile attribuirgli a primo impatto; dietro alla faccia non troppo espressiva (ehm) e al capello alla Kylo Ren si cela il leader tecnico del Brescia, capace sì di far girare palla ma anche di alzare i giri del motore quando serve, di liberare a rete gli uomini offensivi e di mettersi in proprio quando il gioco si fa duro. Ciliegina sulla torta, la splendida punizione contro il Genoa, non proprio scontata come primo gol in Serie A.

BONUS – Moise Kean – Everton

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Giusto 6 mesi fa non ci sarebbe stata storia. Moise Kean non sarebbe stato in cima alla lista, sarebbe stato LA lista, dato che di fatto pareva l’unico 2000 sulla faccia della terra a giocare a calcio: vuoi la grande attesa per un calciatore del quale si parlava benissimo da tempo, vuoi l’impatto devastante sulla Serie A, per di più in una grande squadra come la Juve, vuoi i due gol in una nazionale che da tempo fatica nel trovare una punta di livello mondiale, il ragazzo d’origine ivoriana sembrava davvero the next big thing del nostro calcio. La Juventus ha risposto con una scelta decisamente controintuitiva, cedendo Kean in estate a titolo definitivo all’Everton, una mossa che ha spiazzato i più e gettato ombre sul vero valore del ragazzo; d’altronde, perché la squadra più vincente d’Italia se ne sarebbe dovuta liberare se fosse davvero stato un potenziale fenomeno. I tempi non sono ancora maturi per rispondere a questa domanda, nel frattempo Kean è impantanato il quel di Liverpool, dato che finora non ha particolarmente brillato nelle varie uscite e il tecnico dei Toffees Marco Silva raramente l’ha schierato dal 1′. Il giudizio è sospeso, solo il tempo dirà se la scelta della Juventus sarà stata lungimirante o suicida.