Come immagino Sandro Tonali alla Juve

di Luca Momblano |

In attesa delle notizie post-emergenza riguardo al calciomercato bianconero – che oggi non sono la priorità, ma che sia a livello programmatico sia a livello finanziario improvvisamente torneranno a esserlo – proviamo a immaginare uno dei nomi più persistenti (prima della sosta forzata) e più resistenti in proiezione Juventus. Lui è Sandro Tonali, che quasi non ha bisogno di presentazioni perché rientra tra gli identikit sui quali la maggioranza dei tifosi italiani si è fatta una propria idea. Lodigiano, cresciuto nel Sancolombano (che solo figurativamente fa provincia Milano), pescato dal Brescia, classe 2000 quest’anno alla sua prima stagione alle prese con la Serie A.

Immaginare è di fatto un atto individuale. Allora ve lo scrivo così come lo penso per quanto ho avuto modo di vederlo in azione: il Sandro Tonali osservato come fosse un corpo estraneo alla squadra sembra un centrocampista tradizionale, quasi vecchia scuola, dove per scuola si intende scuola italiana. Chi ci legge una sfumatura negativa, forse è perché legge troppo dentro la moda dei giocatori cosiddetti universali. Che sono pochi (tra quelli davvero bravi) e soprattutto vengono tendenzialmente esaltati piuttosto in sistemi di gioco più tremendisti tipo Bundesliga o Premier. Diciamo che lì è più istintivo notare e puntare su un calciatore ha tanto di più sotto il punto di vista della completezza, della gamba e della capacità – anche mentale e non solo fisica – di difendere quanto di attaccare in maniera costante e efficace. Di buono ci sono le letture, il lato tecnico e il lato tattico di partenza. Mica poco.

Ho citrato tre punti non casuali. Perché Tonali ha tanto, forse tantissimo, ma al mio occhio non è un universale. Prima cosa, non è un centrocampista completo ma magari può aspirare a esserlo. Lascio il magari per due motivi: strutturalmente non mi sembra un calciatore in evoluzione, ma piuttosto definito; penso più a una specializzazione ulteriore piuttosto che a renderlo capace di fare tante cose bene che nel calcio contemporaneo è per pochi eletti soprattutto in quel settore di campo. E uno specialista è ciò che impreziosisce realmente una gran sistema di squadra, soprattutto ha una qualità specifica che in Tonali intravedo: i suoi passaggi non sono facilmente leggibili già dall’intenzione.

Ecco perché immagino Tonali alla Juve così, come lo immagina Paratici anche se si dice che l’entourage bianconera nell’immediato lo veda ancora come mezz’ala. Insomma, non cercherei in Tonali un Khedira-bis (che da giovane gradiva come il giovane centrocampista lombardo muoversi quasi esclusivamente per territori centrali). Cercherei subito un aiuto-giostra in regia proprio lì in mezzo: Tonali è ben piantato, ma ha baricentro (e culone) basso come per esempio lo aveva Seedorf che non è mai stato un agile; ha intuizioni veloci e precise sulla prima palla in uscita e ha buona distribuzione anche di lunga gittata e ottime geometrie; non ha invece lo spessore per giocare uomo su uomo, non ama inseguire a ritroso palla e avversario  e soprattutto ama giocare sotto la linea della palla.

Vertice basso a tutti i costi non so, anche se tra mille paragoni quello che me lo ricorda di più è il Paulo Sousa del Benfica che incontrammo in Coppa Uefa. Di certo un interno puro per come lo vedo a proprio agio e padrone di se stesso oggi, per esaltarne e lavorarne eventualmente le caratteristiche. Anche in una mediana a due, che sembra diventato improvvisamente il male (del calcio internazionale, non della Juve, anche se di fatto è l’arma equilibratrice del celebrato Liverpool). Scegliete voi, ma sono d’accordo: Sandro Tonali è da prendere per mille motivi. Uno è che è un leader silenzioso, per esempio. Perché a parlare deve essere sempre per primo il pallone. Al resto ci pensano i veterani…