Perché (e come gioca) Jean-Claire Todibo

di Luca Momblano |

Jean-Claire Todibo: tanti ne scrivono, nessuno lo conosce bene. E come potrebbe essere altrimenti? Tesserato per il Tolosa dall’estate del 2016, sarebbe pretestuoso oggi descriverlo come un crack, una rivelazione, un calciatore esploso all’improvviso per il quale fare follie. La verità ha due facce: Todibo è il cosiddetto colpo di fulmine dal quale ogni osservatore di calcio non può sottrarsi – quindi da Signor Nessuno a Uomo sulla Bocca di Tutti quelli che, in Francia, “ne capiscono” – e il suo nome contestualmente esplode nelle stanze ovali dei maggiori club europei. Il perché è presto detto: non soltanto Jean-Claire Todibo è un aitante classe 1999, non solo è nato il 30 dicembre e quindi è praticamente un 2000, ma è senza contratto da professionista. Aggiungiamoci che fino al 19 agosto 2018 (i maggiori campionati europei sono praticamente tutti iniziati eccetto la Bundesliga) il ragazzo non ha nessun minuto di presenza in una prima squadra. Insomma, su Todibo (che quel giorno esordisce, e dal primo minuto, nella vittoria per 2-1 contro il Bordeaux) bisogna tenere le antenne dritte. Lo fa anche la Juventus.

Todibo gioca e vince anche quella successiva con intervento offensivo decisivo in occasione del gol partita al novantesimo contro il Nimes; alla terza viene espulso dopo 25 minuti e salta pure il Monaco, ma il tecnico ed ex portiere Casanova lo rilancia subito: alla terza da titolare consecutiva della nuova serie Todibo segna a Rennes il gol del definitivo 1-1 a mezz’ora dal termine. È appena il 30 settembre. Bisogna fiondarsi, bloccarlo, ma l’operazione è di quelle che o fai in un giorno o è troppo tardi: c’è la fila, e c’è anche forte la Juventus. Breve postfazione dalla Ligue 1: 360 minuti per lui nelle quattro partite rimanenti, perché poi interviene la società che ha odorato tutto (rifiutata la tardiva offerta contrattuale, per quanto sopra i soliti parametri del Tolosa, che una situazione simile la aveva vissuta con Lafont poi ceduto alla Fiorentina) e Todibo va di fatto fuori rosa, senza nemmeno più una convocazione dal 3 novembre dopo l’1-1 ottenuto a Strasburgo. Bruno Satin, ex procuratore tra gli altri di Koulibaly, conferma anche l’interesse del Napoli, ma con la Juventus aveva lavorato direttamente sull’operazione (fatta e conclusa) che avrebbe dovuto portare Patrick Schick in bianconero.

Quando scrivo “nessuno lo conosce bene” intendo più cose insieme: nessun collega di calciomercato può delineare di Todibo con precisione le caratteristiche o il valore, nessuno scout e nessun addetto ai lavori (neppure tra coloro che sono andati fino in fondo all’operazione, e quindi a mio giudizio neppure gli uomini Juve) può oggi definire il livello a breve termine del calciatore. Quello che si può fare è dare un’idea di Jean-Claire Todibo al pubblico che vada oltre, attualizzandola calcisticamente, alla storia del calciatore ottimamente scritta su Goal.com da Robin Bairner il 21 novembre scorso.

Allora ecco che il Todibo che ho osservato postumo in una delle due presenze con la nazionale transalpina U20 a inizio stagione – la partita di riferimento è quella contro la Svizzera – è la trasposizione del centrale di impostazione e rottura spesso vista con i coloured nella storia del calcio francese (Todibo è nativo della Guyana). Leve lunghe, buona accelerazione, gioco corto e orizzontale, riconquista e consegna tanto per intenderci. In questa fase della sua freschissima carriera nel calcio adulto, in patria Todibo viene accostato a ciò che sembrava poter diventare Etienne Capoué – anch’egli lanciato dal Tolosa – ai tempi del Tottenham. Il suo tecnico nel club, però, vede Todibo esclusivamente centrale difensivo. E lì lo fa giocare stabilmente. E come tale viene giustamente catalogato. E’ il tipico calciatore a cui piace far valere il tempismo sulla palla usando molto il fisico e (al momento) poco il tackle, curiosamente ancora approssimativo nei tempi di salto sulle palle alte nonostante i suoi 190 centimetri, fattore che può essere condizionato dal fatto di voler gestire zona di campo e avversario piuttosto che aggredire la palla. Ecco, in questo senso ha sicuramente qualcosa del centrocampista, tant’è che i paragoni illustri obbligano a posizionarlo più nella tipologia del primo Van Dijk o più ancora del Varane non ancora lavorato dal Real Madrid. Intendiamoci, più Bonucci che Chiellini nel modo di interpretare a oggi il ruolo nonostante il potenziale strapotere fisico (di un fisico ancora asciutto e poco potenziato) e l’aggressività naturale negli uno contro uno, sicuro di sé però sulla capacità di recupero in corsa (che era molto di Caceres, per esempio) e avvezzo a qualche numero per la platea con il quale esaltarsi nel provare a riproporre l’azione. Che in mezzo alla difesa è il veleno degli allenatori italiani.