Una toccante storia (S)chic(k)

di Riceviamo e Pubblichiamo |

schick

C’era una volta un giovane ragazzo promettente della Repubblica Ceca, appena vent’enne, che nell’estate scorsa venne portato in Italia a Genova, sponda blucerchiata, per pochi dobloni e tante belle speranze. Il suo arrivo nel Bel Paese passò tra l’indifferenza generale, poiché sembrava avere il classico cliché dell’acquisto del giovane calciatore semi-sconosciuto di turno, da parte di una Società non proprio di prima fascia, il cui reale obiettivo è quello di poter monetizzare il più possibile da una sua futura cessione: una delle più longeve peculiarità che caratterizza ogni sessione estiva del nostro calciomercato.

Ma in un freddo mercoledì sera di fine ottobre, accade quello che non ti aspetti: dopo una manciata di minuti collezionati sempre da subentrato, la giovane promessa di Praga ha finalmente la sua occasione dall’inizio con un un’avversaria importante e, fatalità, improvvisamente diventa argomento di discussione, polemiche che corrono sul sottilissimo filo che separa l’indignazione dalle teorie di complotto più becero. Si parlerà delle sue doti tecnico tattiche e/o del suo sontuoso curriculum che vanta con le giovanili della sua Nazionale? Nulla di tutto questo. Procediamo con ordine.
Giornata numero 10. Ottobre volge al termine, la festa di Halloween è alle porte, tanto da mostrare con discreto anticipo il suo consueto e caratteristico corredo di (caccia alle) streghe e zucche (vuote), come velatamente anticipato pocanzi.
La Juventus viaggia in testa alla classifica con uno scarto praticamente minimo su Roma e Milan in virtù della sconfitta – “casualmente” passata quasi inosservata con buona pace dei più agguerriti moviolisti – maturata in quel di San Siro proprio al cospetto dei rossoneri solo 4 giorni prima.

È uno dei consueti turni infrasettimanali della stagione che come sovente accade, non offrono big match sui quali focalizzare particolari attenzioni nel prepartita. Salvo arrivare alla comunicazione delle formazioni ufficiali delle compagini impegnate allo Juventus Stadium: i padroni di casa contro la Sampdoria di Giampaolo. Ed improvvisamente, ecco che un tranquillo mercoledì di campionato, apparentemente senza spunti degni di nota, inizia ad assumere i contorni di un intricato enigma messo sotto la lente dei RIS.

Dannazione Giampaolo, cosa combini? L’allenatore blucerchiato, dopo un avvio di stagione piuttosto altalenante, in un momento delicato della stagione nella quale si trova ad affrontare in 7 giorni un trittico composto da Genoa, Juventus e Inter (con quest’ultimi a pari merito, appena 5 punti sopra la zona retrocessione) ha la terribile idea di adottare il turnover nella partita che, a detta sua, è quella più proibitiva: quella contro la Juve.

E perché mai dovrebbe aver fatto questa astrusa valutazione? Perché dovrebbe risultare proibitivo per una squadra in piena lotta salvezza, giocare a Torino contro la prima della classe, Campione d’Italia da 5 anni, che non perde una partita in casa da un anno e mezzo e che per giunta le vince tutte dal 4 ottobre 2015? Diavolo di un Giampaolo, sei pazzo. Anzi: “sei il classico servo degli Agnelli, della Fiat, del regime, Scansdoria” e chi più ne ha più ne metta.
Ma il mister nativo di Bellinzona, in barba alle inevitabili roventi reazioni dei consueti complottari da strapazzo, dopo aver vinto il derby qualche giorno prima, decide di far riposare tra gli altri Muriel e Quagliarella, per dare la prima maglia da titolare allo sconosciuto ventenne venuto da Praga, agli annali, Patrik Schick.  “Ma chi è? Cos’è, la marca di un profumo francese? Il cugino sfortunato dell’ex attaccante senese Frick? Guarda caso lo fa esordire titolare proprio stasera! Le solite società satellite dei gobbi, ecco come si vincono gli scudetti in Italia. E’ uno schifo!”.

La trita e ritrita manfrina dei soliti noti è ormai ripartita a bomba, ma avrà modo di svilupparsi ancor meglio (o peggio, punti di vista) nel post gara. Poco importa ciò che accade nei 90 minuti: la Juve liquiderà senza particolari patemi gli avversari, nonostante il gol che sembrava aver riaperto i giochi lo metta a segno – ironia della sorte, parte 1 –  proprio lo sconosciuto Schick (“capirai, gol a porta vuota, voglio vedere a fine campionato quanti gol fa e quante partite gioca” diranno gli indignati più saggi), ma richiusi nuovamente dalla Signora proprio qualche minuto dopo l’ingresso in campo dei due grandi esclusi, la cui duplice panchina aveva suscitato sdegno a palate.

Importa, e molto, ciò che a fine gara Giampaolo dice ai microfoni delle testate dei media, limitandosi ad affermare che vista la superiorità fisica e netta dell’avversario, ha preferito preservare alcuni suoi giocatori per tenerli più freschi e pronti per il match successivo al Ferraris, considerato più abbordabile (che vincerà 1-0). Ma la sua intervista – “a sorpresa” – verrà miseramente strumentalizzata, ridotta ad un’unica fantasiosa interpretazione che suona come una sentenza della cassazione: “ci siamo scansati”.

Web inferocito, le polemiche divampano veicolate da una collera preoccupante. Notizie sullo sconosciuto ceco che alla prima da titolare timbra il cartellino contro la Juve? Nemmeno l’ombra. Ma si sa, “il calcio è strano Beppe”(1).

E così le giornate passano, Giampaolo continua a centellinare i minuti dello sconosciuto di Praga che pian piano, inizia a ritagliarsi il suo spazio facendo intravedere barlumi di pregiata qualità, infilando giocate e gol qua e là. Il ventenne venuto dall’Est comincia quasi a far ricredere anche gli scettici più cronici, che forse non è proprio quel signor nessuno servito a stendere il tappeto rosso agli avversari in un mercoledì di ottobre: 187 centimetri di altezza, tecnica sopraffina ed eleganza che ben pochi con la sua stazza possono vantare, sinistro educatissimo.

Lo sconosciuto Schick in pochi mesi ha trovato continuità, mostra una personalità insolita per un giovanotto della sua età alla prima esperienza in Italia, addirittura si prende il lusso di essere decisivo nelle partite con Roma e Bologna. Il ragazzo continua imperterrito a mostrare ampi margini di miglioramento, la sua visibilità cresce notevolmente ed ecco che in primavera arrivano puntuali i primi rumors di mercato, con diverse squadre, italiane e non, che pare abbiano messo gli occhi sul talento blucerchiato.

Si sprecano gli aggettivi verso di lui, paragoni importanti, viene coniato il termine “Schickeria” ogni qual volta il giocatore delizia i palati di ognuno di noi. A fine stagione, i suoi dati parleranno chiaro: 32 presenze , 1641 minuti, 11 gol. Un gol ogni 149 minuti (poco più di un partita e mezza): non male per lo sconosciuto di Praga alla prima stagione in Serie A, tra l’altro partito titolare nemmeno la metà delle volte (14).
L’incredibile parabola di Patrik Schick: da oggetto misterioso e sconosciuto, a pezzo pregiato e tanto desiderato dell’imminente mercato estivo, soprattutto da parte di coloro, – ironia della sorte, parte seconda – che solo qualche mese fa, lo etichettavano come anonimo sparring partner della solita farsa all’italiana. Il titolare occasionale, oggetto di ironia e teorie complottiste in un autunno ormai remoto, pare abbia lasciato risolutivamente spazio ad un nuovo potenziale “craque”. Ma si sa, “il calcio è strano Beppe”(2).

Dell’ampio ventaglio di pretendenti al giocatore, ad oggi, pare che una abbia avuto definitivamente la meglio sulle altre, bruciando l’agguerrita concorrenza (si vocifera addirittura del PSG) e pronta a dare l’annuncio ufficiale nel giro di pochi giorni. Ironia della sorte – parte terza – quella squadra è la Juventus! E si, proprio quella che aveva beneficiato del suo impiego da titolare risparmiandosi l’enorme e straziante fatica di fronteggiare Muriel e Quagliarella. Una storia quasi commovente, un lieto fine degno del miglior Charles Perrault. Lieto fine costato comunque 30 milioni circa, mica bruscolini.
Ora la domanda sorge spontanea: il 26 ottobre scorso, sarà stato adoperato uno “scansamento 2.0” in versione (S)chic(k), oppure si è attuato un diabolico depistaggio per fuorviare le argute indagini dei perspicaci dietrologi del web?
Ai posteri l’ardua sentenza.

 

Di Daniele Del Conte