Il tifoso è un pesce rosso

di Riceviamo e Pubblichiamo |

tifoseria

Questo è un breve scritto sul cosa significhi essere tifoso oggi o sull’intransigenza del pesce rosso. Essere tifosi di calcio non è un compito semplice, i social hanno trasformato lo scenario.

Tifare anni fa si esauriva nel seguire e commentare le gare, con gli amici, i colleghi, al bar. Poi il giudice ultimo delle opinioni discordanti (tra rivali o tifosi della stessa squadra) era la stampa che, non schiava dell’attuale clicbait, aveva una sua inequivocabile autorevolezza. Giornalisti come Brera o Cannavó erano, o apparivano, come una suprema cassazione per dirimere ogni controversia o discussione sorta.

Col web e i social ogni persona, che in Italia coincide con “ogni tifoso”, ha avuto l’opportunità di esprimere e scambiare le proprie opinioni con platee più vaste del suo bar o ufficio. Con un palcoscenico sconfinato il tifoso si è trasformato, non sindaca più sul fuorigioco o inveisce contro i rivali o l’arbitro, ma, avendo un pubblico e con la crisi di credibilità dei media tradizionali, si è sostituito o sovrapposto al giornalista, con un proliferare di blog di tifosi o siti web. I blog e i nuovi siti “tifosi” più scaltri o organizzati (o in alcuni casi credibili e competenti) hanno guadagnato visibilità al punto da essere per taluni dei punti di riferimento, con i blogger veri opinion maker seguiti e ossequiati. Tifosi che ce l’hanno fatta .

Anche il semplice tifosi privo di velleità giornalistiche ha subito una trasformazione, tra social, chat e gruppetti vari: le discussioni da bar, ufficio o scuola si sono riversati nel web, ma senza un giudice supremo a dirimere controversie e stabilire verità. Non c’è più un arbitro credibile, un organo supremo, nessun quotidiano, emittente o giornalista è immune da critiche, neanche i nuovi “blogger” sono ovviamente depositai della verità e incredibilmente nessuno ha la credibilità -agli occhi del tifoso 2.0- di stabilire se quello era rigore o meno, se quel calciatore è un fuoriclasse o una pippa.

Tifoso, giornalista, blogger, ex-arbitro sono tutti sul web, sullo stesso piano, ogni opinione vale solo uno, nessuna gerarchia o ruolo.

In questa agorà social che ha come unico recinto la fede calcistica,  il tifoso comune per sopravvivere e distinguersi si è specializzato: Gli Innamorati, che difendono sempre e comunque quel giocatore,   qualunque cosa faccia o dica o sia la prestazione in campo; Gli Ipercritici, che condannano sempre questo o quello, alla continua ricerca della perfezione della propria squadra, quasi come se in qualsiasi professione l’obiettivo sia il Premio Nobel, e il resto valga poco.

Poi ci sono i Tattici, che si lanciano in discussioni manco fossero prodotti geneticamente modificati del centro tecnico federale di Coverciano. A costoro il risultato non interessa, solo le sovrapposizioni in fascia, gli scivolamenti laterale al fine di permettere di…Il gol sbagliato dal centravanti solissimo dinanzi al portiere non è mai un banale tiro errato, il responsabile è l’allenatore che lo ha disposto male in campo, povero sventurato. I comuni mortali mai comprenderanno quel linguaggio volutamente complesso da èlite che si autoesclude. E potremmo continuare con l’Economista, il Moviolista, il Complottista, etc.

Parlare di calcio e farsi una propria opinione è una fatica. Ma c’è un comune denominatore, una caratteristica che nonostante le trasformazioni, è rimasto immutato rispetto a qualche decennio fa, anzi, forse è peggiorato: l’assoluta mancanza di memoria .

Giornalisti, blogger, giornalisti tifosi, tifosi da bar, tifosi social, giornalai, ex arbitri tutti hanno mantenuto la caratteristica principale di chi si occupava di sport lustri addietro: una memoria da pesce rosso.

Ogni opinione su questo o quel calciatore, su questa o quella partita. Ogni analisi tattica pseudo scientifica è completamente dimenticata e smentita in funzione dell’ accadimento ultimo. Un calciatore ha appena vinto il premio come miglior giocatore di A, ma poi sbaglia due partite ? E’ un pippone, finito non è più lui. Non è da grande. Una squadra domina il gioco per 92 minuti ma poi prende gol e perde? Disposizione tattica pessima … subisce per 90 minuti e segna di autogol? Eccellente gestione della partita e grande capacita di soffrire . La fortuna va cercata .

Insomma, con o senza i social tutto cambia e nulla cambia. Il pesce rosso e la sua assoluta intransigenza è sempre lui. Per (s)fortuna.

di Pier Paolo Obinu