Il tifoso Juve e la Serie A(llarme)

di Giacomo Scutiero |

Il campionato italiano consta di trentotto partite e tra queste figurano quella di Lecce e le sue parenti. Prima verità, quella tarda: non siamo stati completi, soprattutto nell’ultimo quarto di gara; lentezza, assenza di chance, un rodaggio vago e poco conveniente senza soluzione di continuità.

Seconda verità, quella saliente: abbiamo un gioco. Un edificio di occasioni create, sia centrali che periferiche, smarcamenti, filtranti, ma l’imprecisione ha sopraffatto l’intera fabbricazione.
Quando ancora non diamo il bentornato a Novembre, il messaggio più importante è che il gruppo sia già avvezzato al respiro di Maurizio Sarri. Siamo peccatori di concretezza, ma questa approderà procedendo e non deviando dalla via intrapresa.

Tornando all’incipit, nessuna riforma stagionale per quanto riguarda i tifosi. Cadiamo sempre nello stesso vizio: appariamo vergini della indiretta e tortuosa Serie A, come fossimo digiuni delle carte imprevisto già imparate a memoria o quasi in decenni di partecipazione. “Costruendo”, “Strada facendo”, “Pazientando”…No, in giornate come queste, non riusciamo (non vogliamo) richiamare alla mente che senza la semina e senza alcune dissipazioni non è pensabile raccogliere.

La produzione frettolosa spesso finisce tra i rifiuti.
Siamo ben abituati, vinciamo sempre e da molti anni, abbiamo il difetto di voler affrettare il piacere. Nessuno, inclusi i migliori calciatori della migliore formazione, può andare oltre le proprie gambe; nessuno può saltare ed atterrare oltre la propria ombra.

Siamo vittime della complessa Serie A. La Serie A(llarme).
La mente inquieta non consente di guardare l’evento incorrotto, di vederne l’andamento ed i fattori positivi; calma, permettiamo alla mente di calmarsi e la risposta apparirà chiara.
Tifoso, non essere sempre scontento, trova una sedia comoda. Lecce sarà replicata, perché fa parte di quella pesca del Monopoli di cui sopra.

È successo nulla eppure è successo tutto quello che abbiamo vissuto decine di volte.
Nel calcio, specie quello nostrano, nulla è definito e definibile.
Domanda finale: dopo Inter-Parma, Antonio Conte cosa pensa di questo pezzo?