DAI LETTORI – I Tifosi e il Calciomercato

di Juventibus |

di Francesco Arrighi

Le prodezze verbali dei calciomercatari hanno trovato in Sandro Scarpa un (più che) degno aedo, ma esiste un’altra metà della luna, del cielo, della mela… o della metafora che preferite voi. Già, perché per ogni pennivendolo intento a inzaccherare d’inchiostro le pagine dei nostri quotidiani preferiti (in quanto utili a coprire i mobili quando c’è da ritinteggiare il soggiorno), ci sono parecchi tifosi altrettanto inclini alla sparata.

Rispetto al “capiscer professionista”, il capiscer-tifoso è più simpatico. Intanto, perché lui ci crede veramente, e poi elargisce le sue perle non richieste in via del tutto gratuita, per pura passione. Dai, diciamola tutta: a voler proprio essere sinceri, “ich bin ein Capiscer”, parafrasando J.F. Kennedy (mica pizza e fichi!).
Una fissa, più o meno razionale, l’abbiamo tutti. Per tanti anni, la mia rispondeva al nome di Thierry Henry. Ho passato l’adolescenza a sperare che l’amico Trezeguet ci mettesse una parola buona, e che Titì ritornasse a Torino, fiducioso nella mia illogicità.

Ecco perché capisco quello juventino che legge Tuttosport in cerca della conferma che il suo sogno, in fondo, non è poi così proibito, anche se in realtà è proprio impossibile. Qualche esempio? Mah, non saprei, sfizi da ultimo giorno di mercato, robetta tipo “Messi: è gelo col Barcellona. Juve, ora è possibile”. Oppure Cavani, sempre Cavani, che sarebbe disposto a dimezzarsi l’ingaggio, pur di lasciare la tetra e noiosa Parigi. Ceeeerto!

Al sognatore non frega niente se poi nell’articolo c’è scritto che le reali possibilità della Juventus di agguantare la Pulga argentina equivalgono le chances statistiche di essere contemporaneamente colpiti da un fulmine e divorati da uno squalo; l’importante è il titolo, dopodiché, il sognatore fa tutto da solo, correndo a chiudersi in bagno con il fotomontaggio di Messi in maglia bianconera.

Sottospecie del sognatore, è chi ha “nostalgia di epoche mai vissute”. Dai, lo conoscete: quello che, per rompere i silenzi imbarazzanti (tipo in ascensore) tuttora se ne esce con: “E pensare che Moggi aveva praticamente preso Cristiano Ronaldo”. Se più…maturo, farà lo stesso discorso con Luis Figo, costruendosi universi paralleli, affascinanti, ma, ecco, l’hai detto una volta e può bastare, amico. Sul serio. Basta!

C’è anche chi sogna alla rovescia, cioè, spera nelle cessioni; questo tipo di capiscer tutto cifre, sembra un cinico sbucato da Wall Street, ma basta lasciarlo parlare per un po’, e ci si rende conto che anche lui, in realtà, sta solo fantasticando. È rimasto fregato dalla parola “plusvalenza”, che su di lui sortisce l’effetto che farebbe un paio di tette su ogni uomo normale. Non serve dirlo, il sogno proibito del tifoso-trader è vendere Pogba, realizzando La Plusvalenza, il vero scopo del gioco del calcio. E dopo che si fa? Strapagheremo un ventinovenne argentino di nostra conoscenza, ma chi se ne frega, abbiamo fatto La Plusvalenza!

Un altro appassionato che ama fare i conti in tasca a Marotta, è quello che raggiunge l’orgasmo appena si menziona la parola “tesoretto”. Poco importa che nessuna squadra abbia poi effettivamente monetizzato un tesoretto in tutta la storia del calcio; chi sogna è disposto a credere di poter estrarre sangue dalle rape, e ricavare il capitale necessario a strappare Oscar al Chelsea, dalle cessioni di Padoin, Isla e Sturaro. Quando si dice “finanza creativa”…

Ci sono poi i tifosi col dubbio: appena si conclude un acquisto, si mangiano le unghie nervosamente; “Ma non è costato troppo?” (vedi Dybala) “Se è così forte, perché non se lo sono preso Barça o Real?” oppure, in caso di parametri-zero, “Non sarà un bidone?” (vedi Khedira, ma anche Pirlo, Pogba e Coman, e ultimamente, Dani Alves). Il dubbioso, diciamolo pure senza tema di smentita, è un conformista dal braccino corto. Vuole spendere, perché è rassicurante poterlo fare, ma non troppo, perché ha paura della sola sempre in agguato. “Non ti curar di loro, ma guarda e passa…” allo smemorato.

Lo smemorato va per la maggiore. Solitamente è un tifoso rumoroso, ed è terribilmente sicuro di sé, perché commenta solo il presente, quindi ha sempre ragione. Nell’arco dei 90 minuti, può passare da “Non vinceremo mai la Champions con questi giocatori” a “Questo è l’anno buono, lo sento!” con una disinvoltura inquietante. Davvero non ricorda, o ci sta paraculando…? Rimarremo con il dubbio.

Visto che abbiamo tirato in ballo i meccanismi di rimozione e la psicoanalisi, vale la pena spendere una parola per un lapsus freudiano diffuso (almeno, io ci casco in continuazione): la tendenza inconscia ad ascrivere automaticamente tutti gli errori a Beppe Marotta, e i meriti a Fabio Paratici. È inutile, se vai in TV a fare stand-up comedy con Enrico Variale, poi non ti prendono sul serio, Beppe.

Fateci caso: viene spontaneo dire che Paratici ha scovato Kingsley Coman, e che Marotta ha sbagliato a cedendolo al Bayern Monaco. Beppe strapaga Dybala, ma poi, quando la scelta paga dividendi, è Paratici ad averci visto lungo. L’acquisto di Hernanes? È chiaramente un parto della mente di “Marmotta”, che “si deve svegliare”. E Paratici ‘ndo stava? Chiuso nello sgabuzzino assieme a Paparesta?

Aver menzionato Coman, ci porta dritti-dritti a parlare delle vedove inconsolabili. La treccina del buon Kingsley, nel suo anno bianconero, ne ha coltivate parecchie. La vera vedova però, ha occhi solo per Zlatan Ibrahimovic, il fuggiasco di calciopoli, che ha lasciato più cuori infranti che occhi neri (chiedere a Zebina…).

Con encomiabile (e non corrisposto) slancio sentimentale, le vedove tirano fuori il suo nome a ogni sessione di mercato, sorde alla fredda logica per cui difficilmente vedremo a Torino un calciatore che solo d’ingaggio, costa più di una portaerei ormeggiata in Costa Smeralda.

Chiudiamo in bellezza, con l’ultima categoria di capiscer, quelli in fissa; c’è chi odia a morte Patrice Evra (ma Caressa continua a chiamarlo Patrick. E già che ci siamo, perché Fabio insiste a leggere l’iniziale del nome di Juan Jesus in spagnolo, e l’iniziale del cognome in portoghese?) c’è chi senza Juan Cuadrado non vive più, c’è chi vuole crocefiggere Stephan Lichtsteiner in sala mensa, e chi ha passato due anni a studiare il Codice Civile per scovare un cavillo col quale trattenere Alvaro Morata.

Alcuni, complice Football Manager, sono convinti di aver trovato un talentino sconosciuto in Uzbekistan, altri hanno deciso che Gabigol (vincitore a mani basse del premio “soprannome idiota 2016”) rappresenta il futuro, o ancora, Tielemans (ultimamente un po’ meno popolare, per la verità), e martellano senza sosta su ogni forum, nella speranza che il loro capriccio in qualche modo diventi un plebiscito e costringa Marotta all’acquisto.