Tifare Juve non ci basta più

di Michael Crisci |

“L’ideologia, l’ideologia
Malgrado tutto credo ancora che ci sia
È la passione, l’ossessione
Della tua diversità
Che al momento dove è andata non si sa
Dove non si sa, dove non si sa.”

In fondo non è passato molto tempo da quanto il tifo juventino appariva unito, solido, compatto. Erano i primi tempi di questo ciclo di vittorie, e fu Antonio Conte, idolo di allora e nemico ferale di oggi, a creare un’armonia generale, che portava tutto l’ambiente bianconero a remare nella stessa direzione. Erano tempi di magra, si veniva da anni non esaltanti, c’era bisogno di una scossa positiva e unificatrice.

Dopo tre anni Conte ha lasciato la Juve, e per come l’ha lasciata, è stato inevitabile che lasciasse dietro delusi e nostalgici. Sebbene la contrapposizione apparisse importante, nei primi 3 anni della gestione Allegri non si avvertivano crepe importanti tra i tifosi della Juventus, anche perchè i risultati continuavano ad arrivare, assieme a imprese europee (purtroppo incomplete).

Dal dopo Cardiff, però, si sono avvertiti i primi veri scricchiolii. Il logorio di un ciclo e la routine hanno portato parte della tifoseria a sperare in qualcos’altro, a cercare nuovi stimoli, a chiedere di più. Sul campo. E mentre Allegri iniziava ad abbandonare la sua proverbiale nonchalance per cominciare a combattere le sue battaglie filosofiche, tra i tifosi della Juventus ha cominciato a stagliarsi un elemento che ha sconquassato definitivamente le fondamenta del monolite costituitosi nelle annate precedenti: l’ideologia.

I tifosi della Juve hanno piano piano cominciato a tifare per le proprie idee più che per la squadra. I risultati sono improvvisamente diventati secondari. Ogni vittoria ha cominciato a essere analizzata al microscopio, le modalità con cui si conseguiva una vittoria hanno cominciato a diventare tema di scontro, spesso aspro. E le battaglie si sono spostate anche sui giocatori. Mandzukic, Dybala, Khedira, Douglas Costa, ognuno divenuto vessillo portatore della bandiera di una fazione piuttosto che di un’altra

L’ideologia non la scopriamo certo oggi, vi sono esempi storici che si discostano totalmente da un argomento futile come il calcio, come la differenza tra prima e seconda guerra mondiale, quando si passò dal patriottismo e la difesa della nazione alla difesa dell’ideale. Quando l’ideologia entra a gamba tesa, non esiste più bandiera differente da essa.

E dunque anche avvenimenti lontani anni luce dalla Juventus, riguardanti altri campionati, altri mondi, hanno cominciato a essere presi ad esempio dalle varie fazioni del tifo, usate e modellate ad arte per corroborare le proprie convinzioni. Prova ne è la semifinale della scorsa Champions tra Barcellona e Liverpool. Traslare avvenimenti esterni al mondo Juve è diventata lentamente prassi.

L’addio di Allegri e il susseguente arrivo di Maurizio Sarri ha scoperchiato il vaso di Pandora; adesso le fazioni hanno gettato la maschera, e non hanno paura di esporsi, arrivando persino ad alcune contraddizioni: “AntiAllegri” che non sopportavano più il modus operandi del livornese, a prescindere dal risultato, che si crogiolano dei meri risultati dell’ex allenatore del Chelsea, senza minimamente mettere in discussione le prestazioni, siano pur deficitarie come molte di questo inizio di stagione; al contrario, chi l’anno precedente era insofferente a un certo tipo di critiche nei confronti di Allegri, non ha lesinato insofferenza nei confronti di Sarri, mitigata in parte dai risultati, ma poi esplosa in tutta la sua essenza (e follia, bisogna riconoscerlo) dopo la sconfitta (prima in stagione, va ricordato) contro la Lazio.

Tifare Juventus è diventato noioso, tifare è diventato noioso, non stimola più, se si esulta per un gol di un certo giocatore (es. Dybala), un secondo dopo si pensa al perchè tal giocatore non era sfruttato a dovere dal predecessore, come se all’interno del nostro subconscio l’ideologia si fosse oramai impiantata stile “Inception“. L’obiettivo primario è diventato quello di screditare l’ideologia avversa e rafforzare la propria, e qualsiasi risultato verrà fuori da una partita, un campionato, un tempo, una giocata, si modellerà la realtà a proprio piacimento.

E’ vero che molto probabilmente i social esasperano alcuni concetti, che mettere d’accordo 14 milioni di persone è praticamente impossibile, ma in definitiva, lo scenario di una tifoseria unita contro il blocco monolitico delle tifoserie avversarie si sgretola, di fronte alla realtà odierna. Perchè al tempo dell’ideologia, tifare Juventus non è più l’unica cosa che conta.

L’ideologia, l’ideologia
Malgrado tutto credo ancora che ci sia
È il continuare ad affermare
Un pensiero e il suo perché
Con la scusa di un contrasto che non c’è
Se c’è chissà dov’è, se c’é chissà dov’é.

P.S: Il sottoscritto non si sottrae minimamente a quanto scritto sopra.


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