Ma come fai a tifare Juve a Napoli?

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Attenzione: Questo articolo è volutamente provocatorio, sarcastico e costellato di luoghi comuni. Astenersi nuovi Masaniello che non riescono a discernerne l’ironia e sono pronti a sollevare nuove insurrezioni popolari

Essere juventino non è mai semplice. Anzi, è parecchio complicato.

Intanto sei un APOLIDE. Beh, in realtà sei un apolide anche se vivi a Torino perché si sa “Torino è Granata!” (biing: primo cliché, vi avevo avvisati) e “il vero torinese DOC tifa Toro” (biiing! Cliché!).

Se sei bianconero a Napoli non sei semplicemente apolide: sei uno scherzo della natura, un’eresia, una bestemmia! Perché di fede si tratta.

La prima volte che, piccina, ebbi il coraggio di confessare la mia fede calcistica, che poi sarebbe diventata vera e propria religione, un mio compagno alle elementari mi guardò sgranando gli occhi e scoppiò a piangere! Traumatizzato. Si era trovato per la prima volta in vita sua faccia a faccia con una piccola rappresentante del Male Assoluto, una sorta di bimba “posseduta” de L’Esorcista. Ricordo che, nel dubbio, la maestra mi mise punizione, al limite dell’aula. Fu il primo isolamento punitivo per la mia diversità. E all’epoca non c’era il VAR per giustificarmi, solo Biscardi che si prodigava vanamente per il “moviolone in gambo!

Tacqui e subì, a quello come ad altri soprusi illogici e surreali ad altri episodi buffi di emarginazione e quarantena calcistica. Quelle reazioni di incredulo sgomento alla mia rivelazione negli anni non è mutata, tutt’al più a volte si è arricchita di compassionevole delusione, come quando (lo juventino) Baggio sbagliò il rigore nel caldo torrido statunitense e rivelai la mia passione, risposta degli astanti: “MA COMME FAJE A TIFA’ JUVE?!“.

Altre volte invece la sfumatura più evidente, soprattutto negli ultimi anni, è quella di una punta di odio nei confronti della Juve, proiettata su quelle serpi in seno che siamo noi tifosi bianconeri in terra Napolista. Dal “Come fai a tifare Juve?” al “Ah, tu tifi Juve? Traditrice!”.

Probabilmente sarà l’epitaffio sulla mia tomba, talmente tanto sono le volte in cui me l’hanno detto “Ma come fai?”. Eh, come faccio? Me lo sono chiesta innumerevoli volte e la risposta è sempre stata inequivocabilmente la stessa “Come potrei non farlo? Ci sono nata così!“. E non è una questione di acqua, di sole, di mare, ma una cosa che hai dentro e ti brilla e si rafforza sempre di più proprio quando tutti intorno ti interrogano, cercano di farti cambiare idea, si stupiscono e ti disapprovano.

Domani Juve-Napoli. Lo scontro tra ciò che mi brilla dentro e quelli che si stupiscono e cercano di cambiarmi. Ansia palpabile, attesa fremente, non potete capire. O se siete juventini napoletani sì che lo capite.

Sono ore, giorni, no, settimane che se ne parla. In realtà a Napoli se ne parla sempre di Juve-Napoli, ininterrottamente, anche in piena estate. E’ un derby doppio, per noi che siamo qui e per loro che pensano solo alla Juve.

A Napoli comunque ormai vivono anche gli Juventini. Si vedono poco, ma ci sono. Non li distingui al primo impatto, se non magari dopo una finale di Champions, ma ne avverti la presenza, senti un tremito nella Forza. Sono come Superman o Batman: credono di non essere riconoscibili, ma tutti sanno che sono Clark e Bruce.

Per lo Juventino napoletano (brrr, suona male), per lo Juventino di Napoli…uhm meglio, per lo Juventino ubicato a Napoli, sono i giorni più ardui, tutti in apnea. Adda passà a’ nuttata.

Tanto, penserete voi, alle 23 al triplice fischio si potrà tornare a riveder le stelle. E no, assolutamente no. Due scenari si prospettano, entrambi sconvolgenti:

Se il Napoli vince… lo juventino non potrà varcare la soglia di casa, addentrarsi nei meandri dei social o cercare conforto nelle braccia degli amici (tutti tifosi del Napoli, ovvio). Anzi, spunteranno una marea di amici, parenti e conoscenti che non senti da anni (anzi, in questo caso da pochi mesi, dal gol di Koulibaly, diciamo…) che ti hanno archiviato nella loro mente come “Lo/La Juventino/a

La città verrà adornata a festa: persone di ogni età, genere, classe sociale, etnia, credenti (tanto qui son tutti fedeli alla mano de Dios) od atei, meridionalisti o Salviniani, grillini o neo-borbonici, …tutti in piazza, nei bar, in strada, in pizzeria a festeggiare. Tutti coi volti distesi, sorridenti, nei mezzi pubblici, al semaforo, scambiarsi sorrisi ed occhiatine complici. C’è traffico e che fa? Il Napoli ha vinto! Fila alle poste, disservizi, treno in ritardo, incidenti, e che fa: il Napoli ha vinto! Tutti, anche chi non ha mai visto un pallone in vita sua, sa bene che se il Napoli batte la Juve s’adda festeggià! All night long, anzi ALL YEAR LONG!

Non è una gara di calcio è la vittoria dell’onesto sul ladro, del proletario sulla borghesia, del Regno del Sole sul Regno della Nebbia che l’ha depredata dei suoi fasti. La vittoria del Vesuvio sul Po, del Davide scugnizzo sul Golia mariolo. L’Apoteosi. A settembre come a maggio, sotto di un punto prima di andare in albergo di Firenze o a 30 punti. Se la Juve capitola, cede, viene sconfitta, “abbusca“, Napoli è cori derisori, caroselli sbeffeggianti, cortei fubebri e (ovvio) FUOCHI, fuochi d’artificio a gogò (biiing biiing: valanga di cliché, ma tutti verissimi!).

Se Il Napoli invece perde (situazione piuttosto ciclica), per lo Juventino invece c’è una gioia immensa, celata però sotto tutta una serie di problemi logistici: intanto sei costretto agli arresti domiciliari forzati o al ritiro spirituale in qualche monastero di clausura, o un esilio volontario in terre lontane, la legione straniera, la morte finta. Tutto pur di sfuggire alle prevedibili, martellanti litanie continua per giorni e giorni appena qualsivoglia conoscente ti adocchia: “Eccolo/a qua, lo/la juventino/a. Ci mancavi solo, tu, già stiamo incazzati, mo’ ti ci metti pure tu!”, urlato prima ancora che tu possa anche solo lontanamente aprire bocca o proferire parola. A quel punto è tutto un profluvio di furti, ladri, mariuoli, falli, cartellini, rimesse laterali, mancati fuorigioco, il VAR, l’arbitro, l’atteggiamento, la penombra, le luci, il culo, il bel gioco…una gogna verbale diretta e continua che, in confronto, la Santa Inquisizione è un solletico.

A quel punto una sola cosa lo Juventino può fare: sorridere, ridere, godere e con benevolenza soprassedere. Noi tifiamo Juve, tiè!

 

di Sonia Dafne