Ti voglio bene, Luis Muriel

di Francesco Savio |

Ti voglio bene, Muriel, dalla prima volta che ti ho visto. Eri speciale. Giocavi a Lecce, in prestito dall’Udinese. Segnavi i primi gol, e qualcuno si affrettava a dire che ricordavi Ronaldo, non Cristiano nostro bello e implacabile, ma Luís Nazário de Lima. Ci assomigliavi pure: i denti sporgenti, la tendenza a ingrassare. Sorridevo, mentre tu invecchiavi e tornavi a Udine, prima di approdare alla Sampdoria, al Siviglia, alla Fiorentina. Più di una volta, mi ero sorpreso a sognare un tuo avvento alla Juventus, sono sincero, come primo attaccante di riserva. Ancora non sapevi, ancora non sapevo, che il tuo braccio sarebbe sbucato dal nulla, la sera dell’11 luglio 2020, al minuto ’89: leggero come un passo di danza, inequivocabile, splendido. Probabile, sublime epilogo di una stagione caratterizzata da continui rigori fischiati contro per falli di mano, accompagnati dalle serene rassicurazioni dei rivali:
“È il regolamento. Può non piacere, ma è il regolamento”.
Così, quando le ginocchia ormai non reggevano, quando l’entusiasmo del sentimento popolare altrui esplodeva accarezzando la realtà di un campionato nuovamente in bilico, di un trionfo dello sport nella sua espressione più pura, è sbucato dal nulla il tuo braccio. Leggero, inequivocabile, splendido. E io ho rivisto tutta la tua carriera passarmi davanti, ho ascoltato di nuovo la mia passione per te, mi sono alzato dal divano e ho pensato: Ti voglio bene, Muriel.

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