Mario Mandzukic, the Golden Iron Man

Chi mai avrebbe pensato a Mandžukić in lizza per il FIFA Ballon d’Or?

Vero che la shortlist è di 30 candidati, ma di solito si immagina incluso chi dimostra particolare tecnica, eleganza, confidenza con il gol, dimenticando che una volta lo vinse anche Sammer, davanti a Ronaldo e Shearer.

Invece, Mandžukić in quella lista ci sta davvero bene: campione d’Italia con la Juventus, vincitore della Tim Cup, doppiettista nello sfortunato ritorno dei quarti di UCL contro il Real Madrid e trascinatore della propria nazionale – una delle meno quotate, in partenza – alla finale dei Mondiali di Russia, con reti segnate per entrambe le squadre. L’addio alla nazionale croata, che gli consente oggi di dedicarsi unicamente alla causa bianconera, gli è costato caro sotto il profilo emotivo, pur conscio, ovviamente, che i risultati raggiunti nella competizione mondiale sarebbero stati improbabili da ripetere da qui al termine della sua attività agonistica.

Sul carattere e le qualità di MM17 non occorre tornare, ma conviene soffermarsi sull’analisi del suo attuale momento.

Diversi tifosi l’avrebbero voluto partente nella scorsa stagione di calciomercato, in quanto ritenuto meno incisivo rispetto, ad esempio, a Higuain. I fatti non solo stanno dando ragione al management che l’ha trattenuto, ma soprattutto ad Allegri che continua – a buon diritto – a considerarlo un elemento imprescindibile per l’equilibrio della squadra e il suo miglior rendimento, e gli ha ritagliato un nuovo ruolo, anzi, lo ha riportato al ruolo di sempre, quello del centravanti-boa. Solo che Mandžukić la boa proprio non la sa fare, ed ecco quindi che si muove, corre, salta, combatte sia al centro sia sui lati del fronte offensivo, creando spazi per Cristiano Ronaldo.

Qualcuno ha tentato di assimilarne le caratteristiche tecniche e tattiche a quelle di Benzema, specie per il ruolo che avrebbe dovuto ricoprire quest’anno con l’arrivo di Cristiano, vale a dire quello di liberare spazio al centro attirando gli avversari sulla fascia. In realtà, quel ruolo Mario l’ha già ricoperto con il massimo successo nel 2016/2017, fino alla finale di Cardiff, consentendoci quantomeno di vincere il campionato (e la Tim Cup) in anticipo e con discreto margine.

La caparbia intensità che Mario dimostrò quell’anno viene riproposta anche quest’anno, ma vale ancora di più, date le fatiche del Mondiale, che solitamente condizionano la prima parte di stagione (per non dire tutta) di un calciatore. Invece, vuoi anche e soprattutto per l’iniezione motivazionale data dalla presenza di Ronaldo, il croato sta giocando da prima punta e, in corso di partita, da esterno sinistro, con un rendimento anche sorprendentemente prolifico (4 reti in 7 presenze in campionato) e la consueta generosità. L’intesa, infatti, raggiunta con CR7 è notevole, tanto che i movimenti del croato consentono al fenomeno lusitano di essere, al momento, l’attaccante europeo più martellante verso le porte avversarie.

Mandžukić continua, quindi, ad essere elemento essenziale anche della attuale Juventus, a prescindere dello schieramento tattico, proprio per quella poliedricità di atteggiamento e di utilizzo che ha imparato sotto la guida di Allegri e che, unito alla generosa indole agonistica, lo ha reso, da subito, per grinta e temperamento, un idolo largamente gradito a quella parte tifoseria che in lui rivede gli atteggiamenti combattivi di celebri stelle del passato bianconero (da Montero, a Davids, a Ravanelli); magari non vincerà il Pallone d’Oro (probabilmente, nemmeno CR7, per altri motivi), ma la sua sola presenza in quella lista è motivo di orgoglio anche per noi, valorizza il lavoro svolto dalla società e gli apre, senza alcun dubbio da parte mia, un futuro slot tra le stelle dello Stadium.

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