Caso Tevez, nessun tifoso si metta in cattedra

di Simone Navarra |

Tevez Cina

Il prossimo indirizzo di Carlos ‘Carlitos’ Tevez è la Cina, una società di nuovi ricchi con gli occhi a mandorla e la voglia di partecipare ad un campionato che conterà vecchie glorie e pedalatori riciclati, promesse sbiadite e incassatori d’accrediti.
Con la Juventus non c’entra nulla. Eppure i media continuano nell’accostamento, si gioca nella sovrapposizione tra le foto recenti di quel matrimonio un po’ smargiasso e la sconfitta di Supercoppa che non conta nulla eppure dà fastidio. Non piace questo mettere insieme soggetti e sensazioni che ormai fan parte del passato ed a volte è bene che non tornino indietro. Perché Tevez era numero 10 nella finale di Berlino e perché salutò per quel cuore, non ricchissimo, che batteva per il Boca Juniors almeno ufficialmente. E non bisognava essere dei maghi per capire che quel futuro avrebbe avuto le gambe corte.
A quel punto sono cominciati i rimandi su un possibile ritorno a Torino o una nuova avventura in Europa. Ma quel treno era passato e aveva la maglia bianconera. Tevez l’ha capito, evidentemente, ha continuato a fare il suo e aspettato che la lotteria andasse a finire da qualche parte. E’ arrivata la proposta cinese e l’ha presa al volo. Nulla da dire. Su quel che Carlitos prenderà in una settimana si possono fare esempi e demagogie varie. Non è giusto, nessun tifoso si mette in cattedra.
Grazie Carlos per quel che hai dato, ma diciamocela tutta, la Juve è stata la tua ultima possibilità di giocare ad un certo livello e ad un certo punto la sensazione è stata che hai scelto l’Argentina, l’amico-nemico Messi e quegli accordicchi di spogliatoio che ti possono pure riportare in nazionale ma non ti cambiano la vita.
E’ il gioco del pallone, nulla di importante. E’ uno sport e uno spettacolo, un luogo dove contano i muscoli, i soldi, il talento e la follia, dentro e fuori il campo.
Ecco forse Tevez ha deciso di aver finito, ha scelto di guadagnare tanti soldi per comprarsi un’isola e farsi uno Stato e assicurare la famiglia per sempre senza aver paura di quel che può dire il Messi di turno o quel tipo con affaccio su Buenos Aires.
Per chi t’ha apprezzato allo Stadium e poi alla fine t’ha lasciato andare c’è il rammarico di non aver capito che la tua stella in discesa non aveva più voglia di sputare sangue. Forse la storia poteva esser diversa con Antonio Conte in panchina anche nel secondo anno in bianconero? E’ solo un altro interrogativo che se ne è andato in una sera di luglio insieme con il tecnico salentino che adesso parla inglese.