Il test di Giampaolo (Rorschach si è scansato)

di Juventibus |

La settimana scorsa, girando annoiato per i social mi sono imbattuto in una delle tante discussioni sulle parole di Giampaolo, il tecnico della Samp che si sarebbe deliberatamente “scansata” allo Stadium. I partecipanti di questa discussione erano uno juventino e un gruppo di anti-juventini: il primo chiedeva di poter vedere il video in cui Giampaolo ammetteva di aver deciso di NON essere competitivo e di perdere la partita con la Juve, mentre i secondi rispondevano che non era necessario e, se glielo dicevano tutti, lui doveva fidarsi.

La cosa mi ha suscitato parecchia ilarità ma, non per mettere in dubbio la parola di tal @mourinhotripleteB, è mio dovere ricordare che nel ‘600 Galileo gettò le basi del metodo scientifico, grazie al quale si passò dal mondo dogmatico medioevale ad un’era in cui ogni affermazione e teoria deve essere sostenuta da dati empirici e evidenze sperimentali.

Tuttavia, mai come ora e soprattutto nei social ed in particolare nel mondo calcio, abbondano i nostalgici della Santa Inquisizione che ritengono il metodo scientifico un’eresia preferendo di gran lunga dei veri e propri atti di fede. Vero caro Binda?

Incuriosito, ho fatto quello che qualsiasi giornalista sportiva avrebbe avuto il dovere di fare: cercare il “famoso” video con le dichiarazioni di Giampaolo, e mi sono reso conto che tutti ne parlavano, travisandone le frasi, ma in pochi l’avevano visto. Come volevasi dimostrare, Giampaolo dice l’esatto opposto di quello che era stato riportato da Ziliani & co. Così posto il video su Twitter mettendo come didascalia al video un commento volto a scimmiottare i toni infantili e deliranti di molti “complottari” del web.

 

Il tweet comincia, inaspettatamente, a girare non solo tra gli account dei tifosi juventini, ma anche e soprattutto tra account di anti-juventini. Innumerevoli account napolisti, interisti, milanisti, romanisti e granata cliccano “mi piace” e retwittano, commentando sdegnati, le parole di Giampaolo. Ecco qualche esempio:

(Tifoso Napoli):

(Tifoso Roma):

(Sobrio tifoso Interista):

(Tifoso Interista, almeno con buoni gusti musicali)

(Tifoso Interista, fatti non parole!)

(Tifoso Milanista stomacato):

(Tifoso Granata Ecologista):

(Sportivo Neutrale):

(Combo: Giornalista, Interista, Nazi Grammar):

 

A questo punto è partito il dibattito tra chi sosteneva che queste persone avessero condiviso il video senza aprirlo e chi sosteneva che, invece, lo avessero aperto storpiando completamente il senso delle parole del mister della Samp.

Col passare del tempo la seconda teoria ha preso il sopravvento, ed in particolare è stato @Simonegtt77 ad avere la geniale intuizione di paragonare le parole di Giampaolo alle macchie di Rorschach, ovvero quelle ambigue macchie di inchiostro in cui ognuno ci vede qualcosa di diverso.

Quello che voleva essere un tweet irridente si è trasformato in poco tempo in una sorta di esperimento sociale dagli interessanti riscontri antropologici.

A seconda delle reazioni al tweet, le varie “cavie” possono essere divise nelle seguenti categorie:

Gli juventini: coloro i quali hanno reagito ridendo o indignandosi per la disinformazione imperante in rete.

Gli anti-juventini: quelli che hanno accolto le parole di Giampaolo come un’implicita ammissione di colpa, gridando al campionato falsato e auspicando l’intervento delle autorità competenti.

I dogmatici: quelli che non hanno aperto il video perché solo gli infedeli hanno bisogno di prove. Se lo dice il profeta Ziliani è così e basta!

Gli onesti: quelli che nonostante fossero di fede diversa da quella bianconera hanno tenuto a precisare che in quelle parole non ci fosse nulla di sconcertante.

I Grammar-Nazi: quelli che “si ok, però almeno scrivi in italiano”.

I feticisti del congiuntivo: i miei preferiti. Va bene scrivere con “y” al posto delle “i”, con le “k” al posto delle “c”, va bene anche l’alternanza di “1” e “!”, ma il congiuntivo proprio non devi sbagliarlo!

I vip: ovvero i vari Capuano e Ziliani che hanno preferito ignorare i vari utenti che li esortavano a prendere visione del video per non dover ammettere di aver detto stronzate per una settimana intera.

I risultati di questo “esperimento” non hanno portato a nessuna sconvolgente rivelazione, ma confermato quel che già pensavo del tifo nel mondo del calcio.

Il tifo è religione, non c’è nulla di razionale. I tifosi (o meglio la maggior parte) credono e continueranno a credere a ciò che gli conviene a seconda della fede calcistica.

Puoi portare tutte le prove possibili a sostegno della tua tesi, non farai mai cambiare opinione ad un tifoso avversario. Inutile quindi avventurarsi in battaglie di scontri verbali sui social, perché è come andare a sbattere contro i mulini a vento. E per lo stesso motivo non puoi aspettarti neanche la coerenza da parte dai tifosi, la coerenza non trova posto nelle guerre di religione. L’esperimento mi ha anche confermato (ma non ce n’era bisogno) che ai “giornalisti” sportivi non interessa la verità, non gli importa non è producente, loro sono solo delle macchine d’odio, più discordia mettono tra i tifosi più la loro notorietà cresce. Si nutrono dei vostri insulti, fateci caso non rispondono mai a chi gli propone un’analisi lucida e pacata, loro rispondono solo a chi li offende, concludendo le “discussioni” social con i soliti DUE tweet del giornalista: (prendiamo ancora Binda come esempio):

L’insulto:

La querelina:

 

Bisogna, dunque, imparare a capire chi, al di là della fede calcistica, vive il calcio in maniera serena ed è anche pronto a cambiare idea a secondo delle argomentazioni che gli vengono offerte, e chi, invece, fa del tifo una questione di vita o di morte, crede a tutto ciò che gli conviene credere, senza bisogno di prove a sostegno, e quelle convinzioni non le abbandonerà mai, neanche se messo di fronte alla realtà. Con questi ultimi non bisogna assolutamente tentare di imbastire, un dialogo costruttivo, sarebbe come provare a discutere delle categorie kantiane con tuo figlio di 3 anni, l’unica azione che ha un senso è il “trolling” spinto.

E, dai risultati del mio tweet, posso dire che basta davvero poco per prenderli in giro.