La tesi di Pirlo: spunti, principi e idee di gioco

di Alex Campanelli |

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L’idea di gioco di Andrea Pirlo, che finora potevamo solamente intuire dalle sporadiche dichiarazioni alla stampa, ha finalmente una forma, grazie alla tesi con la quale l’allenatore della Juventus ha ottenuto il diploma “Uefa Pro”. In pochi punti, cerchiamo di sintetizzarne il contenuto, al fine di comprendere la corrente di pensiero del numero 21 e di capire cosa potremo aspettarci dalla sua Juve.

Innanzitutto, parliamo di possesso pallagioco di posizione: tra le squadre che hanno ispirato Andrea Pirlo ci sono il Barça di Cruyff e quello di Guardiola, e il primo dei due cardini del tecnico è tenere il pallone il più possibile finché si attacca. L’aspetto più importante del gioco sono per l’appunto le posizioni, da rispettare il più possibile, aspettando che sia il pallone ad arrivare dal giocatore e non il contrario. Non si pensi però ad una struttura statica, dato che Pirlo preferisce che ad occupare una posizione non sia sempre lo stesso giocatore, per garantire imprevedibilità e scombinare la difesa avversaria.

Il secondo cardine del calcio dell’allenatore bianconero è avere una ferocia agonistica forte per recuperare subito il pallone una volta perso, in pratica la riaggressione immediata o gegenpressing. Per Pirlo il primo giocatore ad attuare la riaggressione dev’essere quello che ha perso palla, non con l’idea di riconquistarla da solo, ma per indurre all’errore l’avversario e permettere ai compagni (solitamente un massimo di 2 per ogni azione di riaggressione) il recupero della sfera.

Tra le caratteristiche più interessanti che Pirlo ricerca nei giocatori che andranno ad occupare specifici ruoli, troviamo:

– il portiere dev’essere abile nel gioco coi piedi ma anche capace di leggere il gioco e stazionare oltre la propria area di rigore quando la difesa è alta, sul modello di Neuer;
– il centrale difensivo, tra le altre doti, coi propri passaggi deve saper superare le linee di pressione avversarie;
– i centrocampisti centrali devono avere qualità tecnica, mobilità e soprattutto predisposizione mentale alla riaggressione, che spesso partirà da loro;
– gli attaccanti devono attaccare spesso la profondità e dialogare coi compagni per favorirne gli inserimenti.

Dal punto di vista della costruzione, Pirlo predica la costituzione di un rombo di palleggio intorno al portatore di palla in modo da moltiplicarne le opzioni, l’occupazione degli spazi liberi e la conduzione della palla più in alto possibile fino all’uscita di un avversario sul portatore.

Per quanto riguarda lo sviluppo della manovra, fondamentale è l’occupazione continua e simultanea di entrambe le catene esterne in posizione molto avanzata, preferibilmente non sempre da parte dello stesso giocatore. Tale impronta, probabilmente mutuata dalla Juve di Conte, costringe i terzini avversari a una scelta e ha come duplice scopo la creazione di opportunità nel quale giocare l’1 contro 1 e l’attrazione della squadra avversaria su un lato per poi cambiare gioco sull’altro (palleggiamo a destra per attaccare a sinistra).

Ampiezza ma anche profondità, costantemente ricercata dagli attaccanti e, a turno, da esterni e interni, che devono tutti essere bravi ad inserirsi, mentre la rifinitura è garantita da due uomini, solitamente gli interni, posti tra il centrocampo e la difesa degli avversari. In generale, la squadra deve attaccare sempre con almeno 5 giocatori e riempire il più possibile l’area di rigore; tale occupazione è volta a generare occasioni da gol, ma anche a favorire la riaggressione immediata vista la densità di uomini vicino alla palla.

Un calcio moderno, che fonde il gioco di posizione col gegenpressing, ma che soprattutto è atto a creare un contesto nel quale i calciatori possano esprimersi al meglio: come scrive Pirlo, la creazione del contesto ideale (tattico, tecnico, fisico-atletico ed emotivo), sarà la nostra sfida più importante.