Il terzino destro Juve del presente e del futuro

di Luca Momblano |

La Juventus attuale – per quanto visto e fatto fin qui da Maurizio Sarri – ha tre competenze di ruolo, inteso questo nel senso più tradizionale del termine, nel quale può dirsi sovrabbondante. Dove abbondanza è indice letterale di quantità e non di qualità, perché quest’ultima unicamente per quanto esprime il campo e la dinamica di squadra, e se vogliamo è anche un fattore di giudizio soggettivo. Il ruolo in questione sono i centrali difensivi (in attesa tra l’altro del rientro di Giorgio Chiellini, che a oggi prosegue il percorso di recupero correndo sul campo ma senza ancora effettuare i cambi di direzione), le mezzali e i terzini destri.
Nel calcio moderno è parere diffuso che non ci siano porzioni di campo meno importanti di altre e che ogni effettivo tra gli impiegati debba avere specialità ben precise e utili (se non necessarie) nonché una certa completezza nell’assortimento delle caratteristiche base per il ruolo di riferimento. Resta però evidentemente preferibile avere la dorsale forte, resistente e stabile. Quindi i difensori centrali sono primari, le mezzali subito sotto e i terzini – nonostante tutto – secondari. 
Se però la Juventus 19/20, magari anche in maniera un po’ rocambolesca, si ritrova con tre scelte nel ruolo di quarto basso non è necessariamente un malus. E che a conti si tratti di tre profili spendibili in altre posizioni (Danilo e De Sciglio a sinistra, il brasiliano forse addirittura quarto di centrocampo, più Cuadrado a qualunque altezza di campo) resta un punto non a sfavore di una sovrapposizione magari esagerata, ma dalla quale bisogna prendersi il meglio. Tant’è che nel deserto alle spalle di Alex Sandro dall’altra parte – fino all’utilizzo d’emergenza di Matuidi quarto di difesa mancino nella gara casalinga contro la Spal – è spuntato un De Sciglio abile e arruolabile per la parte rimanente della stagione.
A proposito di Mattia De Sciglio, senza livore o processi: si tratta di un calciatore che non dubitiamo applicato, che sa stare in uno spogliatoio, anche competitivo in settimana. Ma sostenere che abbia maggiore fase difensiva dei due concorrenti è impresa ardua se si ragiona sul fatto che il sistema di Maurizio Sarri “concede” (quasi per scelta del male minore) situazioni generiche e ripetute di uno contro uno versus gli esterni bassi. Perché, appunto, De Sciglio è un laterale di posizione, dal modo di difendere passivo, fatto nella teoria di attenzione e posizione. Nella pratica serve in quel ruolo un mordente particolare adesso, senza per esempio il sistema di Allegri o comunque più tradizionalmente italico, ed ecco perché Cuadrado si mette di gran lunga al di sopra dei due compagni di squadra. E verrebbe da scrivere e dire che il “gran lunga” include anche il suo impiego in pianta stabile (per lo meno fin che la condizione atletica è quella di questi mesi) anche in presenza di assetti più spregiudicati. Che sia il tridente, che sia un rombo con tre su quattro che non fanno della corsa il pezzo forte.
Il colombiano ha: gamba, personalità, giocate, fiato, mentalità, capacità di reazione all’errore, cross, giocate combinate, tempi di inserimento, capacità di ribaltamento del fronte di gioco repentine, presenze, esperienza e resistenza alla pressione. Il colombiano fa: difesa strenua sull’uomo (con percentuali di dribbling subiti non superiori agli altri terzini di status mondiale), palleggio in uscita, recuperi difensivi (ancor qualcuno gli addossa la sconfitta in campionato con la Lazio, ma vabbè), assist, genera stress alla catena mancina avversaria. Fa anche un po’ arrabbiare i compagni, ma questo è il lato folkloristico della vicenda. Quello che anche a Maurizio Sarri interessa meno, lui che lo ha sfoderato all’improvviso in un match delicato come la prima di Champions al Wanda Metropolitano, da terzo di attacco (lo resta anche quando parte dalle retrovie) da quarto di centrocampo (quanto è cresciuto anche in attenzione tattica…) e da supporto difensivo per il cosiddetto contropiede lungo di cui Cuadrado è il miglior interprete in rosa, salvo infortuni di tardo inverno come nei due anni scorsi, insieme a Douglas Costa. 
Per il futuro, intanto, visto che il fascino di Joao Cancelo ce lo siamo messi alle spalle, la Juventus guarda dal 2002 in avanti. E dopo aver bloccato il mancino francese Claude Ntenda del Nantes – che dovrebbe raggiungere subito Torino per aggregarsi alla formazione Primavera – Fabio Paratici pensa a come bloccare il prima possibile un altro diciottenne, questa volta italiano. Si tratta di Tommaso Barbieri, stantuffo destro emergente in forza al Novara, che esordì già con la maglia azzurra dell’Under 17 saltando direttamente dalla formazione Allievi alla prima squadra dei piemontesi che adesso masticano la Serie C con questo cavallo di razza sulla destra: 10 presenze in gare ufficiali quest’anno, condite da una rete e prestazioni sempre convincenti.