Sarri, è tempo di scelte impopolari

di Andrea Mangia |

Ci eravamo forse illusi all’autogol di Koulibaly. Una stagione partita a rilento, un mercato incompiuto, un gioco tutto da costruire, Sarri colpito dalla polmonite e capitan Chiellini con un ginocchio fuori uso. Arriva Juve-Napoli e per 60 minuti la Juve incanta come poche altre volte questa stagione. Poi il buio. 3 a 3. Roba rara, da queste parti. Un po’ di silenzio, facce incredule…ma poi ci pensa KK26 a riportare un po’ di sereno, facendoci pensare che, forse, anche questa stagione sarebbe proseguita sotto buoni auspici.

Juve-Napoli che ha segnato, tra l’altro, anche la miglior prestazione stagionale dell’eterno pomo della discordia Sami Khedira, con inserimenti da SK6 dei tempi migliori ed una titolarità da quel momento (ahimé) quasi mai in discussione. Peccato che, purtroppo, il nostro “messia del centrocampo”, dopo Napoli, si sia metaforicamente fermato ad Eboli, e che di quel Khedira, per la restante quindicina di partite scarse che ha giocato prima dell’infortunio, si siano perse le tracce. Sull’intelligenza tattica di Khedira si potrebbero scrivere libri, ma a 33 anni ed un rilevante numero di infortuni alle spalle, lasciatemi dire che le presenze da titolare di Khedira siano state forse una decina di troppo. Tempo perso, invece di mettere fin da subito qualche minuto in più nelle gambe ai vari Rabiot e Ramsey (molto più a suo agio da mezz’ala, quando gioca fronte alla porta che non da trequartista) oltre che per far sentire ancora parte del progetto un Emre Can, gestito oggettivamente male, al di là delle sue impulsive esternazioni. Tempo perso appresso ad un giocatore che fino ai primi di agosto hai tentato disperatamente di cedere e che, oggi, incredibilmente, pensi possa rientrare e risolvere tutti i tuoi problemi (il che la dice lunga sul nostro attuale centrocampo).

In difesa altra occasione persa. Anche qui, fuori tempo, assolutamente. Chiellini out; per 10/15 partite buone, de Ligt è sembrato calamitare sulle braccia ogni pallone gli passasse a tiro; Bonucci che appariva invece ringalluzzito dalla fascia di capitano. E pazienza questa tendenza a rinculare ed indietreggiare, eredità radicata delle precedenti gestioni…ci sarà tempo per correggere i difetti, si diceva. Il problema è che il primo ad accomodarsi in panchina, per vari motivi, non è stato certo il neo-capitano, bensì il giovane Matthjis che, colpi di braccio a parte, ha mostrato fin da subito o quasi la capacità di difendere in avanti. Fuori lui e dentro Demiral, fisicamente ed atleticamente straripante. Uno nato per difendere in avanti, se debitamente istruito. Anticiperebbe il suo diretto avversario fin dentro gli spogliatoi, se potesse.

Merih titolare, Matthjs seduto. Mai visti giocare insieme. Dopotutto, la necessaria esperienza, la giovane età di entrambi, un inserimento graduale…solite storie all’italiana. Demiral prende confidenza, convince sempre di più, fino al grave infortunio di Roma. I due giocatori più adatti a mettere in pratica il gioco di Sarri, difensivamente parlando, ZERO minuti giocati in coppia in tutta la stagione. Una delusione. E il dubbio mi assale ancor di più pensando a cosa sarebbe successo con un Chiellini sano. Uno dei tre più forti centrali d’Europa costretto a trascorrere in panchina metà delle partite, tra cui parecchi big match? Uno dei giovani più promettenti in circolazione costretto a giocare, forse, la Coppa Italia, col rischio di essere ceduto in prestito o, addirittura in nome di qualche benedetta plusvalenza? Perché?

Ora Chiellini rientra. E per lui il discorso fatto per Khedira vale all’ennesima potenza. Il capitano, l’anima, lo spirito Juve incarnato. Atteso come il salvatore della patria. Avete un solo dubbio su chi si siederà tra Bonucci e de Ligt, dovesse accadere tornare a giocare da titolare nelle prossime settimane?  Sarebbe veramente una sconfitta. Una sconfitta delle idee.

In attacco il quadro si complica ulteriormente. Perché per un Dybala a un passo dalla partenza e indietro fisicamente e mentalmente, c’era un Higuain apparso rinvigorito (ancora una volta… illusoria fu la vittoria col Napoli) mentre a Sarri venivano gli occhi a cuoricino parlando di Douglas Costa, autoeliminatosi poi nel giro di un paio di settimane. Aggiungiamo un Ronaldo infaustamente sostituito (perché “la gente” non vede l’ora di scrivere “problema CR7” sui giornali, come se non si fossero resi conto che sono almeno 5 stagioni che Ronaldo parte nello stesso identico modo), un Cuadrado spostato nel ruolo di terzino (più per necessità che per scelta, visti i recenti ripensamenti) ed un Bernardeschi declassato a centrocampista (ma che alcuni, insistentemente, vedrebbero anche “terzino alla Zambrotta” pur di farlo stare lontano dall’area avversaria dove non riesce a fare MAI la scelta giusta…).

Mille soluzioni provate, una fatica immane a segnare più di 2 gol in una partita e, in generale, una sensazione di inconsistenza quando ci muoviamo verso l’area avversaria, come se stessimo costantemente giocando in inferiorità numerica.

Questo è il quadro, che porta con sé una riflessione. Ci sono state vicissitudini, durante la stagione, che hanno forzato scelte, hanno modificato piani ed interrotto percorsi di crescita. Situazioni che, in definitiva, ci hanno portato a dover affrontare gli attuali dubbi esistenziali. Ora è arrivato il momento della verità. Tutto o niente. Come diceva Al Pacino in uno dei suoi celebri ruoli “ora noi risorgiamo, come squadra, o cederemo, un centimetro alla volta”. L’impressione è esattamente questa.

Non attribuisco tutte le colpe all’allenatore. Non ero certo tra gli scettici quando è arrivato Sarri, ed anzi, detestavo chi partiva prevenuto, chi voleva vedere il mister come “il nemico” ad ogni costo. Chi non aspettava altro che un mezzo passo falso per criticarlo, a priori, e senza motivo, allora.

Ammetto però, settimana dopo settimana, che la mia fiducia stia vacillando. Ed allora, per citare un altro meraviglioso film, mi domando: “ma, alla fine, ne valeva la pena?“. Mi spiego meglio. Abbiamo preso Sarri per un cambio di mentalità, sul campo. Vincere, lo si faceva anche prima. Doveva cambiare il modo.

L’impressione che si ha da fuori, e che mi delude più dell’attuale gioco della Juve, è che Sarri, troppo presto, abbia accantonato buona parte delle sue idee, per cercare a) di badare più al risultato b) di assecondare (tatticamente e tecnicamente – non so se anche caratterialmente) i campioni – e le personalità – che aveva in squadra.

Il risultato attuale è un ibrido che non trasmette alcun tipo di sicurezza né incute timore reverenziale negli avversari. L’allenatore non sembra nemmeno, per usare un eufemismo, aver fatto presa sui giocatori. L’impressione è anzi proprio quella della distanza. Persino Matuidi si permette di lamentarsi per una panchina.

Tanto rumore per nulla, verrebbe da dire.

La pietra tombale sulle sue idee sarebbe vedere di nuovo insieme la coppia di difensori centrali Bonucci-Chiellini nelle partite decisive, con magari Khedira e Matuidi come interni di centrocampo. Rivoluzione, a parole, per poi ritrovarsi nei fatti esattamente al punto di partenza, soltanto un anno più vecchi e più logori, fisicamente e mentalmente. Ed allora quel “stagione già intrinsecamente negativa” sparato da Mario Sconcerti non più di 20 giorni fa, fuori tempo e fuori luogo, oggi suona maggiormente come un oscuro e triste presagio.

Trovandoci oggi in questa situazione ci si domanda…valeva la pena arrendersi senza nemmeno aver provato a “combattere” per imporre le proprie idee? All’inizio, adattarsi a ciò che c’era prima ha mostrato sicuramente sensibilità ed intelligenza da parte dell’allenatore. Ma quando, veramente, Sarri ha provato a fare il Sarri, alla Juventus? Quando ha provato davvero ad imporre le sue idee, anche attraverso scelte impopolari ed esclusioni eccellenti? Praticamente mai.

I buoi sembrano scappati da un recinto che forse non è mai stato, nemmeno per un momento, realmente chiuso.

Ora l’impressione, da fuori, quasi un presagio per chi conosce un po’ il mondo Juve, è quella dell’autogestione, con Bonucci e Chiellini a provare a rimettere ordine aggrappandosi ai capisaldi di questi ultimi anni. Senza però avere al comando il vecchio, appropriato timoniere.

Da tifoso juventino MAI mi augurerò qualcosa di diverso dalla vittoria, e sono certo che, almeno in Italia, compattandoci un po’ attorno alle nostre certezze, siamo ancora i più forti.

Ma in Europa no. In Europa siamo distanti anni luce da un gioco propositivo e veloce. Speculiamo, non proponiamo. Siamo privi di ritmo. Qualcuno se n’era già accorto, faceva di necessità virtù ed intanto suggeriva una sorta di rivoluzione estiva, che non c’è stata. E’ cambiata invece la guida tecnica, come a voler dire che il materiale a disposizione fosse il migliore possibile e che necessitasse solo di essere maneggiato con diversa cura. Non è così. Non sopravvalutiamoci. E cerchiamo di non trovare sempre nell’allenatore la causa di ogni male. Perché, sempre come diceva qualcuno, in campo ci vanno i giocatori. Un gruppo di calciatori che forse, in estate, andrà ripensato per buona parte dei suoi interpreti. E che le eventuali vittorie (che ci si augura sempre e comunque) non siano la scusa per rimandare il cambiamento. “Decidere di cambiare, per non essere costretti a farlo” diceva Agnelli circa il cambio in panchina. Ebbene, questo vale anche per i calciatori.

Quanto alla guida tecnica, la questione è aperta e per nulla banale. Credo che Sarri vada giudicato più per come avrà saputo integrarsi nell’ambiente Juve (e con ciò intendo anche riuscire a dimostrare di saper stare all’interno di un top club, in cui ciascun giocatore, “non è più solo un giocatore, bensì un’azienda di piccole/medie dimensioni” ), che per i risultati del campo.

Chiudo con una riflessione, che ci riporta al tema centrale di questo articolo. Il tempo. Perso. Perso dietro a Khedira e Matuidi o dietro a quelle antiche convinzioni così difficili da estirpare. Forse alla Juve non c’è mai abbastanza tempo? “Chi ha il tempo, chi ha il tempo?“… il tempo di fare esperimenti e di imporre le proprie, per certi versi impopolari idee (come se la prematura presenza in campo di Ramsey o di Rabiot mezz’ali, o della coppia di centrali Demiral-De Ligt possa essere di ostacolo al fine di battere Spal o Verona in casa)…

…”ma se non ce lo prendiamo mai, il tempo, quando mai lo avremo, il tempo”?…specialmente se ti chiami Maurizio Sarri e sulle idee ci hai costruito un’intera carriera.


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