Dalla tecnologia traditrice all'unico campionato falsato: 5 cose già dette‏

di Massimo Zampini |

[divider layout=”1″ color=”#F4CC29″] Tu quoque, tecnologia…[/divider]

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E’ una vita che lo diciamo, a chi ha sempre sostenuto che l’introduzione della tecnologia avrebbe danneggiato la Juventus e favorito le sue avversarie: dateci tutte le moviole in campo del mondo, non vediamo l’ora. E ieri, tanto per cominciare, a correggere gli arbitri che non avevano visto la rete di Pepe, è arrivata appunto la tecnologia a togliere due punti alla Roma. Ora, ditemi la verità: non era più divertente fare le classifiche virtuali autoassegnandovi un paio di punti in più in quanto la palla secondo voi non era mai entrata? Niente, la tecnologia ha tolto anche questa gioia.

Poi non dite che non ve l’avevamo detto.

[divider layout=”1″ color=”#F4CC29″] Il fantasma di Paulinho[/divider]

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Che ricordi, ieri, quando Toni ha abbandonato il ritiro a poche ore dal match con la Juve. Con i primi tweet e messaggi che manifestavano il proprio disappunto e sospetto circa tale strano forfait, ci è tornato alla mente uno dei momenti più belli di questi ultimi straordinari anni: l’esclusione di Paulinho da quei due match con il Livorno di quell’anno. All’andata squalificato e al ritorno, udite udite, schiaffato in panchina, in quanto diffidato e in prossimità di una sfida salvezza. Mica solo lui, eh: panchina pure per il diabolico Greco, che ieri un buffo destino ha voluto riproporci proprio nel Verona contro la Juventus (e nonostante la sua presenza siamo riusciti eroicamente a incamerare i tre punti). Da lì nacquero le indimenticabili polemiche sulle avversarie che si scansavano, che culminarono nell’accorato appello di Garcia al Sassuolo affinché almeno da quelle parti si giocasse con i migliori contro la Juve.

Bei tempi, quei tempi. Oggi, col nostro misero quarto posto in classifica, dobbiamo accontentarci dei messaggi e tweet di qualche irriducibile, mentre il temibile Paulinho è costretto a dispensare le sue prodezze nei sabbiosi campi del Qatar.

Mala tempora currunt.

[divider layout=”1″ color=”#F4CC29″]L’enigmatico Ventura[/divider]

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Se non te la prendi con la Juve non sei nessuno, lo sappiamo bene. La lezione stavolta ce la spiega Ventura, il quale a Napoli viene espulso per essersela presa eccessivamente con un proprio giocatore. A fine partita che fa? Attacco ai rivali di giornata? All’arbitro? No, l’obiettivo è solo uno: “C’è gente che butta la giacca per terra, io ho solo dato una botta alla panchina”. Il mistero si infittisce: a chi diavolo si riferiva?

[divider layout=”1″ color=”#F4CC29″]L’unico campionato falsato[/divider]

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Ragionando di questioni calcistiche, poche cose mi rattristano più di vedere juventini che danno dei ladri a tifosi e squadre rivali. Rattrista perché vuol dire che, su tante persone cresciute a pane e Juventus, ha attecchito maggiormente il desolante complottismo di un paese di moviolisti rispetto al pensiero, per esempio, dell’Avvocato Agnelli, che non ha mai contestato un arbitraggio in quasi 100 anni di vita.

Non ci stancheremo mai di ripeterlo: gli errori arbitrali, compresi quelli che ieri hanno avvantaggiato l’Inter, non ti fanno vincere un campionato. Se i nerazzurri prendono pochissimi gol è perché difendono con ordine, compatti, coperti, hanno un ottimo portiere. Li guardi, paiono sul punto di soccombere, poi ripartono e un golletto lo fanno sempre: a quel punto, riprenderli diventa complicato. A volte, come ieri, godono anche di episodi fortunati; altre, è capitato anche quest’anno, accade il contrario e prendono due pali in 20 secondi. Per ora, nel guardarli giocare, mi paiono piuttosto solidi ma raramente brillanti, spesso apparentemente fortunati (o cinici, dipende dalla prospettiva): arriveranno primi e sarà il trionfo assoluto o magari quarti e si consumerà una mezza tragedia, non si può sapere, considerati gli esigui distacchi in cima alla classifica. Di certo, l’esito non dipenderà da una svista arbitrale. Non è così, che si falsano i campionati.

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Sappiamo bene qual è, l’unico campionato falsato: quello descritto dai media, da chi per un gol in fuorigioco titola indignato a tutta pagina “Così non si può” o “Campionato falsato” e per due rigori negati niente, ci rimanda al trafiletto della moviola. Degli allenatori che hanno costruito una carriera sulla lagna, salvo poi glissare (e negare) senza pudore quando gli episodi fortunati toccano a loro. Poi, magari, un giorno scopriremo anche come mai l’editorialista sportivo della Stampa, quotidiano di Torino e di famiglia, dopo Juventus-Chievo 1-1 scriva polemico che “il migliore della Juve, dopo lo straordinario Buffon, è stato sic et simpliciter l’arbitro Guida, che prima ha misteriosamente annullato il gol del 2-0, e poi ha dato retta al tremebondo giudice di porta, premiando generosamente con il rigore l’incursione di Cuadrado”, ignorando peraltro episodi di segno inverso, mentre dopo gli episodi di ieri preferisca lasciare perdere le questioni arbitrali per tornare a commentare solamente il gioco più bello del mondo.

E’ lì, nella descrizione degli episodi, nel decidere se chiamarli “sviste” o “regali”, nella quantità di spazio dedicato, nella insopportabile alternanza tra titoloni indignati e trafiletti da pescare in mezzo al giornale, l’unica competizione falsata da sempre.

[divider layout=”1″ color=”#F4CC29″]Come due veri amici[/divider]

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Ok, hanno segnato gol decisivi contro Roma e Milan, e da lì le nostre prese in giro, la manifesta riconoscenza, il giubilo ostentato nei social network. Eppure, dietro lo sfottò, ci accorgiamo che le reti di Pepe e Giaccherini ci rendono felici sul serio, e mica solo per le avversarie beffate. Ci rendono felici soprattutto per loro, come se li conoscessimo di persona, come se un nostro amico fosse espatriato e poi tornato in Italia per far vedere che vale ancora qualcosa, e da quando gioca la sua squadra avesse ottenuto una media punti da posto in Europa, altro che salvezza. O come se un altro amico avesse avuto tanti di quegli infortuni e di quella sfortuna che, diciamolo senza problemi,  che ci eravamo convinti anche noi che non avrebbe più giocato. E invece eccolo che corre, si arrabbia, sgomita, ci prova e riprova, fin quando tocca a lui: punizione, rincorsa, palo, deviazione, disperazione. Niente, la sfortuna non mi molla, avrà pensato Simone. E invece no, la sfortuna è andata via, perché la palla è dentro, tu esulti felice e noi con te. E no, non solo perché hai segnato a una rivale.