Il teatro dei sogni del gioco di posizione

di Dario Pergolizzi |

L’identità della quinta Juventus di Allegri si va via via consolidando in una squadra sempre più ambiziosa nelle fasi di possesso, capace di annientare ogni velleità offensiva dell’avversario riaggredendo immediatamente a palla persa, dunque mantenendo pressoché intatto il rischio difensivo, ma il miglior aspetto di questa evoluzione è finalmente rappresentato da una grandissima fluidità posizionale che consente una copertura del terreno di gioco puntuale e ordinata, con i ruoli sempre più sfumati all’interno delle varie situazioni. Al di là dell’apparente sofferenza del secondo tempo, in particolare nell’ultima mezz’ora dove abbiamo assistito ad un evidente calo prestativo di tutta la catena di destra (sostituita quasi interamente da Allegri), la Juventus è stata capace di imporre la propria partita con grande efficacia e spettacolo nei primi 45 minuti con un assetto spregiudicato ma non frenetico, verticale ma non esasperato.

La Juve dei rombi

I bianconeri, aprendosi a dovere in possesso di palla, hanno scomposto il terreno di gioco in tante piccole zone rettangolari, dove si andavano a formare puntuali rombi in appoggio al portatore, che poteva sempre contare in due soluzioni di appoggio e una in profondità. Affinché questo meccanismo, alla base del gioco di posizione, trovi una corretta applicazione è indispensabile qualità e quantità di movimenti senza palla, non solo da chi fornisce le linee di passaggio ma anche dagli stessi portatori una volta scaricata la sfera. Questo registro tattico è sempre più evidente nel corso della stagione in corso, e si aspettava una controprova come il palcoscenico dell’Old Trafford per valutarne sia l’affidabilità della messa in atto, sia il grado di fiducia dell’allenatore verso gli uomini e le relative consegne.

Posizioni medie dell’undici titolare. Baricentro alto e grande densità di uomini e di tocchi sull’asse di destra.

L’obiettivo della Juventus è stato quello di sviluppare i propri possessi prevalentemente sulla zona di centrodestra del campo, sfruttando in maniera preziosa un sontuoso Bentancur (che è stato l’unico dei quattro impiegato fino al triplice fischio, nonostante fosse poi calato anche lui come gli altri) capace di posizionarsi sempre nella zona migliore per la composizione dei suddetti rombi oltre a fornire preziose doti di palleggio e un dinamismo consono al livello del contesto. Questa versatilità dell’uruguagio ha consentito rapidi interscambi di posizione tra Cancelo, Dybala e Cuadrado, che pur non essendo sempre precisi nelle scelte sono stati convinti e convincenti nelle risalite del campo.

La heatmap di Bentancur, altamente coinvolto in ampiezza

La presenza di Bonucci a supporto è stata un’arma preziosissima per variare il tema nel palleggio. Il difensore viterbese, infatti, oltre a rendersi protagonista dei consueti impeccabili passaggi lunghi non ha avuto paura nel proporsi anche sulla trequarti nelle giuste situazioni, persino in ampiezza, sempre per garantire un appoggio in più alle reti di passaggio che si venivano a creare, atteggiamenti che hanno ad esempio esaltato Piqué e i suoi compagni spagnoli nel corso degli anni, ma che non erano ancora usuali in casa Juventus, dato che il massimo del coinvolgimento offensivo dei centrali di difesa proveniva, escluse le mansioni di costruzione, dai famigerati break palla al piede.

Questo grande dinamismo collettivo ha inoltre finalmente consentito di liberare Pjanic su zolle più avanzate, potendo sfruttare le sue letture tecniche di verticalizzazione e spronando anche quest’ultimo a rischiare qualcosa in più in termini di accelerazione della manovra.

Una menzione importante ad Alex Sandro, autore di una gara di quantità e potenza, capace di tenere botta con grande pulizia in un secondo tempo sotto pressione e spesso di risalire in totale autonomia la fascia sinistra nonostante un apporto limitato di Matuidi, che però appare complessivamente beneficiare anch’egli sotto il punto di vista del palleggio di questo atteggiamento.

Insomma, questa Juventus è una squadra che viaggia sempre più efficientemente attraverso l’applicazione di questi principi di gioco, favorendo sempre più il gioco tecnico sul corto ed utilizzando quello lungo non più come tema principale, né solo come scappatoia in caso di emergenza; ma come credibile variante di sviluppo, per pescare rapidamente un giocatore smarcatosi a dovere in lontananza, sfruttando la densità di possesso creatasi altrove che funge da calamita inesorabile che attrae e scompone le linee di difesa dell’avversario. In questo caso, uno United che in fin dei conti è una squadra di norma ben organizzata nell’eseguire le marcature a uomo in certi frangenti, ha sofferto parecchio.

Margini di miglioramento

L’ultima parte di gara ci ha mostrato, insieme ad una buona reazione dei padroni di casa, un vistoso calo di lucidità dei protagonisti principali nello sviluppo del gioco a destra, che può essere stato causa o conseguenza di un abbassamento collettivo poi risultante in una maggior fatica nell’arrivare in porta. Nessuno dei tre subentrati è stato sufficientemente brillante, ma l’inerzia della partita è rimasta a favore della Juventus anche negli episodi e, in fin dei conti, i rischi corsi sono stati pochi e rocamboleschi, con l’occasione più ghiotta identificabile in un palo-schiena di Szczesny su un tiro di Pogba dai 25 metri.

Il progetto della Juventus 2018/19 è credibile ed efficace, e le migliorie apportabili sono facilmente identificabili. Riuscire ad integrare in pianta stabile almeno uno tra Bernardeschi e Douglas Costa senza rinunciare a Dybala pare essere una necessità, introdurli entrambi sarebbe un vero e proprio capolavoro. Le prestazioni del centrocampo senza Khedira sono state eloquenti, sia con Emre Can sia con Bentancur; addiritura entrambi danno ancora l’idea di non aver mostrato il 100% del proprio repertorio e della propria brillantezza. Con un atteggiamento di questo tipo le distanze sulla trequarti avversaria si riducono, diventa più facile trovare l’uomo tra le linee e a turno la parte interna del campo viene coperta un po’ da tutti. Per questo motivo riuscire ad impiegare giocatori che alzino ulteriormente il livello sia di esecuzione tecnica dei gesti che delle scelte può essere l’unico step possibile per aumentare le perfomance di una squadra già difficile da contenere.

Inoltre, una varietà superiore di rifiniture sarebbe una manna dal cielo per un attacco composto da giocatori di questo calibro, finora stupefacente per colpi e tempi di gioco, ma ancora forse troppo legato ad un crossing game eccessivo che in alcune gare potrebbe diventare superfluo. La sera dell’Old Trafford è stata, più che rivelatrice, una conferma: questa squadra può giocare il calcio che vuole in qualsiasi contesto, e il coraggio di perseguire questo tipo di atteggiamento può avere effetti di auto efficienza importanti, alimentando ed alimentandosi delle convinzioni e delle qualità tecniche degli stessi giocatori.