Profezia Calciopoli: Tar incompetente in una nuova estate di incompetenti

di Simone Navarra |

Incompetenti. Incompetenti a decidere.
Rimarrà un interrogativo l’ultima puntata di Calciopoli.
Sono sicuri nel palazzo che affaccia su via Flaminia, tra il Tevere e la città bella dello zoo e degli alberghi e del turista con portafoglio pieno.
I tempi per la decisione sul ricorso della Juventus, con annessa richiesta risarcimento, indicano che solo dopo l’estate si conoscerà ufficialmente la decisione. Ma i bene informati dentro e fuori i palazzi della giustizia capitolina già sanno che nessun giudice all’ombra del Colosseo darà mai un rimborso di 444 milioni di euro alla società bianconera. Nessun dubbio.,

I fatti del 2006 sono dimenticati in questa bella stagione di acquisti a ripetizione. Eppure è ancora lì il corpaccione caldo del calcio italiano messo in ginocchio da intercettazioni e verbali, confessioni e rivelazioni. Luciano Moggi è confinato in qualche televisione privata. Passerà l’agosto in quel di Monticiano e nessuno lo cercherà. Quell’arbitro della molto presunta cricca, che molto poco facilitava la Juve e che aveva una brutta stampa, gestisce un bed & breakfast nella zona del centro storico. Istanze, attese, passaggi legali sono stati tutti respinti. Giacciono in cassetti che nessuno vuole aprire. Il Tar del Lazio dirà che dopo 10 anni non si sveglia il cane che dorme.

Servirebbe riascoltare alcune conversazioni finite agli atti per capire. Servirebbe mettere in fila delle storie, andare a trovare delle persone che non ci sono più. Bisognerebbe partire dalla vicenda di Giorgio Tosatti che passò dall’essere riconosciuto riferimento del giornalismo sportivo italiano a quinta colonna della banda di Moggi Luciano. Tutto perché scrisse su una trattativa andata a buon fine e che riguardava la Juventus e la Roma. Scrisse del passaggio di Emerson in maglia bianconera, bruciando e bucando tutti. Non gli valse un premio. Dopo meno di due anni fu messo al pubblico ludibrio. Si ammalò e morì. C’è qualcuno che fai mancare i fiori sulla sua tomba? Si tenga a mente.

Dieci anni fa Didier Deschamps aspettava una telefonata che lo rassicurasse sul fatto che si mettesse sul tavolo quel ricorso al tribunale amministrativo e lui potesse guidare la barca, gravata da penalizzazione, tra i flutti della serie A invece che tra i marosi della serie cadetta. Quella chiamata gli disse tutt’altro, quando arrivò. Ambasciatore fu non il presidente o il direttore generale, ma un ragazzo che faceva il direttore sportivo da poche settimane e che alla Juve era praticamente nato, dopo che il padre per anni si era preoccupato di tutto il possibile dentro la vecchia sede tenuta da Giampiero Boniperti.
Proprio il mitico presidente andrebbe sollecitato, oggi.

Claudio Gentile ha detto che venne contattato per rimettere insieme i cocci, in mezzo a quelle settimane convulse. I manager nuovi chiamarono gli antenati per provare a ricostruire. E’ sempre stato fatto. Si allontanarono e si misero in quarantena tutti. Anche gli innocenti. Anche Roberto Bettega, che nelle intercettazioni veniva sbertucciato, come si fa con un collega troppo buono, troppo gentile, troppo piemontese e juventino. Era la società di Moggi Luciano e non più quella costruita ed ereditata. Era una squadra forte e grossa, pronta a vendere Del Piero e Buffon. I nuovi comandanti decisero il taglio netto. Ed è storia.

Nel 2006 la Juventus era destinata al dimenticatoio, alla fogna, all’opposizione perdente. Oggi in molti vorrebbero parlare con Valery Bojinov, un ragazzo della Bulgaria che fu preso sul gong e che aveva un futuro rosa. In poche ore si rese conto di dove era e perché doveva mettere in campo l’anima. Gli parlarono alcuni giocatori e ascoltò il mister. Sarebbe bello che si chiedesse a lui cosa successe negli spogliatoi di alcuni stadi dove non funzionava l’acqua calda ed i lettini per i massaggi avevano buchi come letti di bordello.

Quella cavalcata che finì condannando Antonio Conte alla serie C andrebbe ricordata adesso. Siamo ancora in attesa di un mondo che prese un dirigente e lo fece diventare mostro? O aspettiamo la risposta per quelli che parlano ancora di arbitri chiusi nello spogliatoio? E’ tutto invece un rotolare sul merito, sulla gente che non ascolta, sull’azienda che doveva diventare più buona e decise di mettere in svendita un gioiello di famiglia? Sono domande che non arrivano da nessuna parte? Oppure c’è qualcuno che potrebbe sapere, ma rimane in silenzio? Come i giudici del Tar che rimandano al Consiglio di Stato e non danno ragione? Come queste decisioni che si lavano le mani ancor prima delle domande che contano.