Tanto non conta niente

di Juventibus |

Il telo rigorosamente bianconero copre il costume ancora umido, mentre il sole cocente ha già asciugato una schiena pizzicata, ora, dalla salsedine della riviera adriatica. Forza, dai che dieci minuti e comincia, le urla dei ragazzi, da almeno mezz’ora già in divisa come si conviene. Una doccia gelida (speriamo sia l’unica della giornata) e si va. Il posto è il bar più bello della zona, colmo di gente. I più juventini, come si conviene, alcuni della Lazio, altri i gufi. Tra questi una t-shirt granata che discute con l’amico sui massimi sistemi (per il suo intelletto, ovvio) e sull’impossibilità per la Juve di superare questo scoglio.

Lo sapevo, non ci dovevo venire. Come al solito ho solo da perderci. Una vittoria sarà classificata come dovuta in una competizione di poco conto, una sconfitta, tutt’al contrario, un’onta fonte di sberleffo fino a Natale. Finisce come sappiamo, con il leone da salsedine che fuggendo via stizzito ben prima del minuto 90, o quasi 92 in Cina, fa intendere con lo sguardo che, si, tanto la partita, come volevasi dimostrare, non valeva nulla. Bhè detto da uno che l’ha disputata una volta sola (perdendola), forse, ci sarà un fondo di verità. Ah dimenticavo, alla rete che apre la partita come una scatoletta (rigorosamente Simmenthal) non posso fare a meno di serrare i pugni e cacciare un urlo accompagnandolo con un “gufi di m….”, fonte di vergogna solo per il pessimo insegnamento ai pargoli (oh, nessuno è perfetto), oltre che della separazione con addebito che la mia consorte, con tanto di testimoni, potrebbe chiedere seduta stante dinanzi al chiosco dei gelati.

Ma sembra un fuoco di paglia, con un campionato alle porte che riserva subito grosse sorprese. Inutile rammentarlo, in negativo, molto. Dai, che vuoi che sia, tanto il campionato italiano non vale nulla. Me lo ripetono da circa quattro lunghi anni coloro i quali cercano di sminuire la tua supremazia sulla loro mediocrità.

Vai a vedere che i mediocri siamo noi quest’anno. Porto pazienza, cerco nel mio piccolo di dispensare fiducia nel futuro, i post dell’epoca sono a ricordarlo ma, soprattutto, non denigrare né le vittorie altrui, anche se di stinco e risicate, né, tanto meno, la competizione alla quale si partecipa, che resta importantissima, non ci casco nel tranello. Non siamo mica come voi, al massimo vi prendo in giro, perché so bene che siamo solo all’inizio.

Così faccio, lasciando quell’urlo da terrone (quale sono) al suo destino e recuperando lo stile sabaudo impostomi dalla juventinità (in questo caso non conta né dove sia nato né il luogo in cui sia cresciuto, quello stile devi sempre ricordare di averlo. Vabbè non ho detto che bisogna per forza e sempre  utilizzarlo, sia chiaro).

Però stavolta sembra un pozzo senza fine e, inutile dirlo, il bel cammino nella massima competizione europea non aiuta il morale di un popolo incredulo di fronte alle pessime figure collezionate dai propri Eroi. Eh si, è bene che si sappia, tanto la Champions non vale nulla. Oh, beninteso, almeno se ci giochi tu e non la vinci una volta in 50 anni, aggiungendoci – magari – oltre all’importante scudetto, l’incredibile Coppa Italia. Si, proprio quella che hai appena vinto senza che, ovviamente, valga qualcosa più di un cerchietto tricolore sul petto.

Così per strada ti saluta chiunque e chiunque ha un macigno pronto per te e la tua odiosa squadra. Si, proprio quel chiunque che nell’ultimo lustro si è staccato perché stancato dal “pallone”, materia ormai malata, a favore di sport un po’ meno popolari, penso al basket ed all’atletica o anche solo più nobili, mi riferisco alla boxe. Passi tutto, ma se devo sentire un barese ammorbarmi sullo sci di fondo come se fossimo nella meravigliosa Val Pusteria, nel tuo intimo credi sia anche giusto un flash tricolore che si distacchi da Torino.

Se poi arriva anche il grido di dolore del Capitano nel momento più buio della stagione, ti convinci che siamo al punto di non ritorno, quello in cui devi riporre ogni sogno di (ulteriore) gloria, per assistere stavolta da spettatore alla cavalcata trionfale di altri colori.

Però che bello, riprendere a parlare di calcio per strada, o anche nei corridoi del Tribunale che assiduamente frequento (sia chiaro, non come imputato, anche se son della Juve), cercando di ammortizzare le prese in giro con le milionate di ragioni che potrebbero bastare a zittirle. Il tutto mentre cerco disperatamente qualcuno che abbia voglia di disquisire sullo sci di fondo, ma è tempo perso e temo solo che aver studiato il biathlon su wikipedia sia stato inutile.

Poi, all’improvviso, cambia il vento e pian piano, con i fatti, cominci a capire l’importanza di quell’autorevole strigliata, il cui intento non era evidentemente quello di salvare il salvabile, oppure di scaricare le responsabilità di un prevedibile fallimento sulle ancor fragili cotenne dei giovani sbarcati sotto la Mole quanto, piuttosto, solo l’ultimo disperato appello di un veterano al cospetto di una truppa che lui aveva capito essere tutt’altro che sbandata. A prescindere dai moduli di gioco, dalla presenza di Marchisio e dalla ritrovata gamba e voglia di tanti interpreti.

Arriva il filotto di vittorie, dapprima strappato con il cuore, poi sempre più nette, al di là del punteggio finale e ti convinci che anche quest’anno dirai la tua.

Purtroppo la gente ti saluta sempre meno. Un vero peccato quando si approssima il Natale ma, stavolta, promesso, son preparatissimo sullo sci di fondo e saprò mantenere la conversazione parlando della Di Centa e delle sue sette medaglie Olimpiche.

Non ne avrò il tempo, visto che in un lunedì piovoso di metà dicembre, la ricerca del nemico con l’immagine di una squadra ora ritrovata, viene premiata solo quando le lancette ti ricordano del pranzo da consumare. Ovviamente, la vittoria con la viola di poche ore prima è dimenticata, in pratica come mai avvenuta ed il tema è solo la prossima, sicura, uscita dall’Europa, divenuta nuovamente importante fin dagli ottavi di finale. E tutto ciò perché, finalmente, in mancanza di Platini, l’uomo onesto ha tirato la pallina giusta. Essì, perché gli altri anni abbiamo trovato nell’ordine il Calais, l’Ipswich Town ed il Cardiff.  Quanto siete prevedibili, soprattutto nel non aver imparto la lezione, che impone con noi di non dire minchiate e non parlare mai prima. Ma in parte vi capisco, per le prime siete irrecuperabili, per il resto meglio parlare prima nel rischio di rimanere zitti nella maggior parte delle occasioni.

Non so cosa riserverà il futuro, non ho la palla di vetro e, francamente, vorrei scoprirlo strada facendo. Di certo non si è vinto nulla, la strada è lunga ecc. ecc. ecc. e devo volar via al pensiero del derby di coppa che mi aspetta. Anche se non conosco ancora il valore del match, questo dipenderà dal risultato come si è capito.

P.s. son ritornato solo per dire che è finita 4 a 0. Insomma, la solita partita inutile, che domani nessuno ricorderà.

 

di Roberto Savino @RobertoSavino10