Tampone preventivo obbligatorio: chi ha ragione?

di Willy Signori |

Il duello un po’ far west avvenuto oggi su twitter tra Claudio Albanese (Head of Communication and External Relations in Juventus) e Tancredi Palmeri (giornalista corrispondente di beIN) ci dà la possibilità di approfondire un tema molto delicato e molto vicino a tutti noi che riguarda il contenimento del contagio da COVID-19.
Va innanzitutto specificato che parliamo di un argomento delicatissimo e non abbiamo la presunzione di saperne più degli esperti in materia.

La storia: tutto parte da un tweet di Fabiana della Valle (giornalista della Gazzetta dello Sport molto vicina alle cronache bianconere) in cui dice che il tampone che ha ufficializzato la positività di Rugani al Coronavirus è stato effettuato dopo la partita con l’Inter e non prima.

Palmeri risponde così:

La Della Valle replica dicendo che non c’è scritto da nessuna parte che ogni società debba effettuare il tampone ai propri atleti e Palmeri ribatte citando un articolo della Gazzetta che si rifà al decreto legge del 7 marzo

Qui interviene Albanese con la ruspa che attacca il giornalista sul personale e scatena le ire del Palmeri:

Non è nostra intenzione inserirsi nella diatriba o voler prendere a priori le parti di Albanese solo perché rappresenta la posizione di Juventus FC. Piuttosto vogliamo capire cosa dice il decreto legge e se effettivamente la tesi di Palmeri è corretta.

Riportiamo quindi il brano del DPCM del 8 marzo 2020:

Art. 1
Misure urgenti di contenimento del contagio nella regione Lombardia e nelle province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio nell’Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso, Venezia.
1. Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19 nella regione Lombardia e nelle province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio nell’Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezia, sono adottate le seguenti misure:

d) sono sospesi gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati. Resta consentito lo svolgimento dei predetti eventi e competizioni, nonche’ delle sedute di allenamento degli atleti professionisti e atleti di categoria assoluta che partecipano ai giochi olimpici o a manifestazioni nazionali o internazionali, all’interno di impianti sportivi utilizzati a porte chiuse, ovvero all’aperto senza la presenza di pubblico. In tutti tali casi, le associazioni e le societa’ sportive, a mezzo del proprio personale medico, sono tenute ad effettuare i controlli idonei a contenere il rischio di diffusione del virus COVID-19 tra gli atleti, i tecnici, i dirigenti e tutti gli accompagnatori che vi partecipano;

Notiamo subito il particolare che il DPCM alla data di pubblicazione non riguardava la provincia di Torino, contrariamente comprendeva l’intera regione Lombardia per cui tutte le società sportive lombarde (tra cui l’Inter che citiamo solo perché avversaria della Juve nella sfida di domenica 8 marzo) avrebbero dovuto sottoporre i propri tesserati a quelli che vengono definiti “controlli idonei a contenere il rischio di diffusione del virus COVID-19 tra gli atleti, i tecnici, i dirigenti e tutti gli accompagnatori che vi partecipano”
Indipendentemente dalle inutili e iniziali limitazioni geografiche fraintendiamo per forma mentis – ma colpevolmente – la parola “controlli”?
Il decreto legge fa riferimento al “tampone”?
Ipotizziamo di no per alcuni motivi:

1) Il tampone non è uno strumento preventivo, ma investigativo. La prevenzione arriva prima, per esempio garantendo la giusta distanza tra le persone che lavorano in uno stesso posto o nel caso di atleti che non bevano dalla stessa bottiglia o che le loro secrezioni non vengano a contatto, cosa di per se impossibile vista l’attività che svolgono.
Per rendere il concetto più semplice mettiamola in questa maniera: i “controlli idonei a contenere il rischio di diffusione” sono il preservativo, il tampone è il test di gravidanza. Quando scopri di avere il virus è già tardi.

2) Il tampone sarebbe un valido strumento di controllo? Dipende. Se Rugani avesse fatto l’esame una settimana prima sarebbe potuto risultare negativo. Con quale frequenza va quindi fatto questo test? Quotidiana? Due volte alla settimana? Tre? Quattro? È realistico?
Crediamo di no e questo ci porta al punto successivo;

3) Il test del tampone viene effettuato solo in presenza di sintomi riconducibili al COVID-19, questo avviene anche in altri ambienti lavorativi delicati come per esempio gli ospedali: gli operatori sanitari non vengono testati ogni giorno, piuttosto sono molto attenti “ad effettuare i controlli idonei a contenere il rischio di diffusione del virus” intervenendo PRIMA, non dopo. Lo stesso consigliere del Ministro della Salute, Walter Ricciardi, ha ribadito di recente il concetto in un’intervista al Corsera, spiegando come le linee guida dell’OMS indicassero, da evidenza scientifica, il tampone come uno strumento da applicare “solo su soggetti sintomatici solo su soggetti sintomatici in presenza di due caratteristiche: il contatto con malati di Covid-19 accertati e la provenienza da zone di focolai”.

4) Una volta riscontrata la positività anche di un singolo atleta al virus le misure preventive non servono più, perché tutte le maestranze vanno in quarantena e l’attività sportiva si interrompe. Fine dei giochi.
Emblematico a questo riguardo il caso del Real Madrid che ha disposto l’interruzione di qualsiasi attività perché un giocatore della squadra di Basket che si allena nella stessa struttura ha contratto il coronavirus.

In conclusione il DPCM del 8 marzo non prevedeva assolutamente che le società sportive della Lombardia e delle altre province interessate (area poi estesa a tutta la nazione nei giorni seguenti) sottoponessero al test del tampone tutti i propri tesserati (atleti e non) ma che prendessero tutte le precauzioni per evitare il diffondersi del contagio.

La positività di un giocatore al COVID-19 era un fatto facilmente preventivabile anche in assenza di spiccate capacità divinatorie e Rugani è il primo ma non l’unico in Italia e in Europa.
Sperando di tornare presto alla normalità della nostra vita, calcio compreso, auguriamo pronta guarigione a lui e a tutti gli altri colpiti da questo virus la cui diffusione sembra ancora soltanto all’inizio.


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