Caro Taglialatela, la difendo io

di Massimo Zampini |

 

Marcello Taglialatela, alla fine, ha davvero fatto onore al nome del suo partito ed è riuscito a farci diventare tutti Fratelli d’Italia: con un editoriale si fa nostro paladino il direttore della Gazzetta, si indignano gli opinionisti tifosi di squadre avversarie, si arrabbia la Bindi e perfino chi è più vicino al mondo napoletano non riesce proprio a seguirlo. Tacciono addirittura i giornalisti ultrà di twitter, non hanno il coraggio di dargli man forte nemmeno loro.

Allora, caro Marcello, ti difendo io.

Fatico un po’, lo ammetto, perché tu certe idiozie le dici da deputato, per di più di lunga militanza, oltre 15 anni. Noi che abbiamo ancora una visione un po’ romantica delle istituzioni -sai quelle fregnacce tipo“rappresentare gli italiani” – ci siamo rimasti male. Siamo sinceri: non ci ha esaltato neanche la sciarpa con “Juve merda” sollevata insieme a un divertito La Russa, che è stato pure ministro e un giorno spero non troppo lontano capiremo come diavolo sia potuto accadere.

Tutto vero, ma se ti porteranno in tribunale ti difenderò io.

Non fare quella faccia, niente paura, la strategia difensiva è già disegnata e non può fallire.

Di fronte al giudice ti accuseranno di aver esagerato, come confermato anche da tanti fieri avversari della Juventus: hai creduto a notizie false, hai contribuito a diffonderle, hai parlato come se fossi al bar, diffamato la società bianconera.

E io, bada bene, non contraddirò una parola. “Hanno ragione, ha fatto esattamente questo”, esordirò, per poi mettere il carico: “non solo, non è tornato indietro, non ha chiesto scusa, ha altresì affermato che probabilmente certe cose successe in passato accadono ancora. Mentre – signor giudice, mi permetta una battuta contro il mio assistito – evidentemente in passato non accadevano, visto che proprio quel dirigente condannato dalla giustizia sportiva prima faceva vincere prima proprio il suo Napoli: lì era un sant’uomo ma poi, appena arrivato alla Juventus, è diventato quel delinquenziale poco di buono cui fa riferimento l’onorevole.

Tu, onorevole Marcello, mi guarderai allibito.

Penserai che era ovvio, che avresti dovuto pensarci prima e avresti fatto bene a non fidarti di uno juventino conclamato.

La situazione peggiorerà quando ti confesserò lì per lì che io faccio l’avvocato amministrativista e non ho mai trattato professionalmente materie analoghe al caso di specie.

Lì andrai nel panico.

Uno juventino dichiarato, che si occupa di altro.

Ti sentirai perso, crederai a un nuovo complotto della Juve. A pezzi, come il giorno in cui quelli là hanno pagato la clausola per Higuain. Perseguitato, perché ti verrà il dubbio che la Fiat sponsorizzi anche le toghe dei giudici, oltre che le magliette degli arbitri.

Ma è lì, onorevole Marcello, che ti sorprenderò.

Chiamerò a testimoniare tutti coloro che si sono indignati nei tuoi confronti, i tuoi primi accusatori odierni.

Chiamerò Monti, il direttore della Gazzetta, dicendogli che è sul suo giornale che il Taglialatela ha letto le frasi virgolettate del portiere della Juventus sulle avversarie che in Italia si scansano. Virgolettate, eh, mica mezze frasi. Poco gli sono importate le spiegazioni successive del direttore, tipo “non intendeva quello che avete capito” e così via. Lui ha letto il virgolettato, signor Giudice, riportato nel titolo e nell’articolo della Gazzetta, e a quello ha creduto, perché la Gazzetta dice sempre la verità.

 

Chiamerò la Bindi e le dirò che era lei a dover garantire la terzietà della Commissione, mentre da diverse settimane qualche partecipante appena uscito da lì rilasciava pensieri sparsi alle radio di tifosi. Per esempio l’on. Di Lello, che interveniva a Radio Kiss Kiss con un paio di esaltati filo azzurri, e tutti e tre insieme a ridere del fatto che uno che si chiama “Esposito”, già per quel cognome, non dovrebbe tifare per la Juve. Non se ne era accorta, presidente Bindi, che la Commissione non si stava rivelando proprio terza, fino alle parole di Taglialatela?

 

Chiamerò quella lunga serie di giornalisti e opinionisti, informandoli che le tante tesi sulla Juve aiutata, il mio assistito, le aveva ascoltate proprio dalla loro bocca e lette dalla loro penna: i bianconeri che condizionano gli arbitri con le loro proteste arroganti, i giocatori tornati anzitempo dalle nazionali grazie a rapporti privilegiati, i tanti “vergogna” di diversi di loro dopo partite tra Juve e le loro squadre di riferimento (perché sì, anche i giornalisti apparentemente imparziali hanno le loro squadre di riferimento, caro giudice), le allusioni all’allenatore della Samp che non avrebbe messo la miglior squadra contro la Juve per chissà quale interesse, Chiellini che non verrebbe ammonito quanto meriterebbe, le linee tracciate da Sky forse non proprio parallele, i giocatori della Juve troppo amichevoli con gli arbitri, Buffon che abbraccia Tagliavento, Pjanic che gli dà il 5, i direttori di gara sponsorizzati dalla Juve, anzi dalla Fiat, anzi da una società partecipata, anzi no ma comunque vi aiutano sempre, le frasi inventate di Ranieri dopo il trionfo col Leicester sul calcio italiano sporco perché alla fine vince sempre la solita nota, e mille altre storie surreali, in un misto inverosimile di interpretazioni malevole di episodi reali e fake news totali che autorizza l’on. Taglialatela, come altri milioni di italiani, a pensare che la Juventus vinca da 5 anni consecutivi perché è forte, sì, certamente, ma…

Per questo – concluderei – signor giudice, il mio assistito ha compiuto solo un grande errore e vedrà lei se e come punirlo: essersi fidato di coloro che dovrebbero essere imparziali e oggi lo accusano indignati proprio perché ha creduto a quanto hanno detto e scritto per anni e anni”.

Taglialatela mi abbraccerebbe, mi direbbe commosso che allora esistono anche juventini onesti e, dopo l’assoluzione, verrebbe accanto a me per salutarmi di fretta perché “ora devo andare ad accogliere la Juve all’hotel di Napoli con una bella sciarpa delle mie”. Ci faremmo una risata e ci saluteremmo per sempre.

Uno dei due tornerebbe ai suoi articoli da tifoso dichiarato, l’altro a fare il suo lavoro in Parlamento.

Lui, purtroppo, sarebbe il secondo