Szczesny, quando si sbaglia per “abuso di sicurezza”

di Silvia Sanmory |

szczesny

Troppi pensano alla sicurezza invece che alle nuove opportunità“.

(James Francis Byrnes)

Domenica mi sono sentita un pò come la biglia d’acciaio di un flipper, lanciata senza sosta tra bersagli chiamati “attese”, “novità”, “colpi di scena”. Ronaldo in panchina, l’Allegri bis; il super Dybala che in un lampo segna e lancia Cuadrado per la seconda rete, la Juve allegriana che torna, concreta e abbagliante; e poi il finale beffa con gol di Cr7 annullato per un fuorigioco millimetrico; e prima ancora, amarissima come un fondente al 99%, la doppietta di Szczesny, la chiamo così perché in un certo senso i due gol dell’Udinese sono suoi.

Il nostro portiere regala il rigore che riapre i giochi e fa peggio con il secondo gol concesso che ci depaupera di punti, quando non scarica la palla al compagno più vicino inciampando in quello che, al netto delle posizioni dei compagni, può essere definito un errore di “abuso della gestione dei piedi”, un modo gentile per non aggravare la realtà delle cose; il secondo gol regalato da Tek è in parte figlio della sua eccessiva sicurezza, in cui il polacco è cascato anche nella scorsa stagione, errori costati punti e anche una mezza qualificazione in Champions. Due regali e il rimpianto feroce per l’arrivo sfumato di Donnarumma.

Szczesny, dopo il primo doppio errore sul rigore (non blocca un tiro agevole e si lancia in ritardo sui piedi di Arslan, nell’azione del 2-2 può passarla agevolmente a de Ligt sulla sua destra e invece si imbarca in uno stop con tanto di dribbling di tacco con due avversari che gli piombano addosso e conclude la frittata con un tocco di esterno preda di Okaka.

 

Se è assolutamente vero che la sicurezza infusa dell’estremo difensore è la base di una linea difensiva solida, è altrettanto vero che abusarne può trasformarsi in un difetto; addirittura, come in questo caso, un difetto capace di trasformare il nostro numero 1 nell’uomo in meno a disposizione della squadra (e purtroppo a supporto dell’altra). Lo stesso Allegri nella conferenza stampa post partita non ne ha fatto mistero e lo ha ripreso così: Non è questione di errore tecnico, è questione che quando vieni da un rigore commesso, in quel momento buttare la palla in tribuna non è una vergogna. Servirà da lezione anche a lui“.

Un portiere che rema contro la sua squadra ovviamente scatena le critiche dei tifosi che gli augurano la panchina come strumento di punizione e l’ingresso di Perin tra i pali nella prossima partita. Come se non bastasse, a rinvigorire le accuse di arroganza del polacco, c’è il suo modo di fare dopo il fattaccio; Guido Nanni, il suo preparatore ai tempi della Roma, lo sgrava però precisando che Szczesny ride nel momento in cui è nervoso, è il suo modo per stemperare la tensione“.

Sia come sia, l’unica certezza è, come dice qualcuno, che ogni tanto un portiere deve anche portare dei punti a casa, figuriamoci disperderli in malo modo.

E sembra quasi un controsenso che questo Szczesny da incubo che ha cambiato in negativo le sorti della prima di Campionato sia lo stesso che poco prima della partita con l’Udinese ha lanciato messaggi motivazionali dalle pagine dei suoi social, condensati nello slogan “Ready for the new season“. Dall’esito mi sento di consigliare al nostro portiere di rivederne i modi.

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