La Supervergogna del finto buonismo

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Era stata presentata come l’evento calcistico/sportivo italiano più boicottato socio-politicamente degli ultimi anni, con l’indignazione di pseudogiornalisti, addetti ai lavori, cantanti, personaggi “famosi” caduti nel dimenticatoio e censori che sentivano il dovere di dire la loro, aizzando i fenomeni da tastiera.

La Supercoppa verrà ricordata invece più mestamente per le polemiche, per la solita “Juve che rubba”, per “il VAR quando conviene a loro”, a rimarcare il finto buonismo insensato di un Paese a cui, in sostanza, di sessismo, razzismo, violenza e presunta arretratezza socio-culturale, importa bene poco, molto ma molto meno  di quanto importi screditare la Juve.

Il punto è che non si parla MAI di calcio giocato, solo di retorica, presunti temi sociali, bagarre sugli episodi dubbi, in una spirale di tensioni. La Supercoppa conferma: se vince la Juve, si parla di tutt’altro tranne quello che ha espresso il campo. Mai un riconoscimento dei meriti, mai un’analisi approfondita, sempre piagnistei, scuse, alibi.

Eppure la gara ha visto lo sfavorito Milan, tenere aperto il match fino alla fine, imbrigliare in 10 la Juve di Allegri, dando ancora voce ai suoi detrattori, molto più di quanto l’abbia data ai suoi sostenitori la conquista del decimo trofeo in 4 anni e mezzo. Eppure il rispetto nei confronti della rivale, anche se inferiore, dovrebbe essere ovvio, così come si chiede il rispetto per i nostri risultati.

Intanto però è avvenuto il ribaltamento che noi tutti profetizzavamo: dalla “la Juve vince perché non c’è il VAR” a “la Juve vince perché c’è il VAR” che vede e non vede. Fantastico!

Soprattutto perché anche in Supercoppa, come in ogni gara, ci sono episodi interpretabili da ambo le parti: il braccio largo di Zapata (così simile a quello di Benatia in Milan-Juve, per il quale si chiedeva a gran voce il doppio giallo), il tocco di Paquetà su Ronaldo in area, il pestone di Matuidi, il rosso chiaro a Kessié e il contatto Emre Can-Conti.

Episodi vagliati dal VAR, con silent check, direzione sostanzialmente senza errori. Eppure c’è la solita sommossa popolare: gli episodi in area Milan vengono rimossi, dai media e dalla memoria collettiva, quelli presunti pro-Juve vengono vivisezionati, alterati, distorti, ci si affida a video sfocati sui social e alle linee fatte a mano, in salsa gallianesca, bypassando la meravigliosa e perfetta tecnologia del VAR, così tanto magnificata in precedenza. C’è il VAR giusto e il VAR sbagliato, in una ridda di polemiche ad squadram ridicola, così come in epoca senza VAR, anzi, molto di più.

Ora qualsiasi addetto ai lavori, non più solo giornalisti, ma anche allenatori, presidenti, calciatori, danno la stura a insinuazioni, rabbia, allusioni o a vere e proprie accuse alla luce del sole, nel silenzio, quasi connivente, di chi dovrebbe salvaguardare il sistema così svilito e che invece quasi ci gode a veder minata la credibilità del calcio italiano e dei risultati Juve.

Dopo la condanna importante sui temi del razzismo e della violenza negli stadi, dopo la retorica su temi sociali, nel giro di una sola gara (o meglio, di una sola vittoria della Juventus) si è ritornati alla lotta nel fango. Finché qualcuno non si farà di nuovo male e, senza un minimo di pudore, gli stessi “nomi” -opinionisti, articolisti- che in questi giorni sparano bordate che attizzano il fuoco, a quel punto riprenderanno a piangere facendoci di nuovo la morale e invocando richiami buonisti ed appelli ad abbassare i toni.

di Nico Domenicano