Superlega, Uefa, Fifa e il fallimento della comunicazione

di Milena Trecarichi |

Il 19 aprile 2021 sarà ricordato come il giorno di un terremoto politico, economico e poi forse calcistico. Un sito ufficiale creato al momento, annuncia la nascita della Super League, composta dai 12 club più importanti al mondo, escluso Bayern Monaco e Psg. Il primo Presidente a parlare pubblicamente è Florentino Perez, rilasciando un’intervista scoppiettante, ma poco prudente alla trasmissione vicina alla casa blanca, El Chiringuito. L’obiettivo dichiarato è quello di sostituire il vecchio formato della Champions League, con la Super League, non di certo di toccare i campionati nazionali. Il motivo è assai banale: soldi, come se il mondo non giri attorno a quello.

Non è un mistero che i bilanci delle società non godano di ottima salute, per cattiva gestione certo, ma la pandemia ha toccato e messo nei guai tutti i settori economici. Non è un mistero nemmeno il fatto che a gestire i ricavi delle competizioni europee sia l’Uefa stessa e che il FFP sia ormai superato. L’altro Presidente in prima linea è Andrea Agnelli, che decade dalla carica di Presidente Eca e dal suo ruolo in seno al Comitato Esecutivo Uefa.

In questo articolo non troverete una fervida sostenitrice della Super League, ma nemmeno un’amante della retorica spicciola e del populismo. Ogni opinione in merito alla questione è pressoché legittima, anche se al momento stiamo tutti parlando del nulla. Quello che mi preme sottolineare è il fallimento della comunicazione dei club e delle istituzioni politiche e calcistiche. Perez e Agnelli hanno più volte fatto capire come questo progetto vada avanti da anni, motivo per cui a livello comunicativo era lecito aspettarsi di più. Un progetto di questa portata, non può essere annunciato con un freddo comunicato nella notte, ma come minimo deve essere annunciato e spiegato in una maxi conferenza stampa con tutti i presidenti seduti ad un tavolo, pronti a spiegare, argomentare in ogni minimo dettaglio, il progetto.

Autogol mediatico che porta a un polverone politico, perché Uefa e FIFA, evidentemente incapaci di sapersi difendere, tirano in mezzo nemmeno in modo troppo velato, i capi di stato e di governo dei vari paesi, per poi calare il jolly definitivo: l’indignazione popolare spinta dagli organi di stampa, che hanno sapientemente rigirato l’argomento buttandolo sulla retorica e il populismo.

Nel momento in cui le massime istituzioni calcistiche hanno bisogno di tirare in mezzo la politica, perché evidentemente incapaci di trovare una soluzione, di dialogare, le istituzioni calcistiche hanno fallito. Nel momento in cui il Presidente Uefa, Ceferin anziché pensare a risolvere seriamente la spaccatura venutasi a creare, ingaggia un duello rusticano di basso livello, insultando e minacciando nemmeno in modo troppo velato, il presidente di un club, in virtù del ruolo che ricopre, ha fallito. “Deciderò io chi siederà al mio fianco nelle riunioni, terremo conto del passo indietro delle squadre inglesi“, “sono stato avvocato penalista per anni, ma non ho mai visto niente del genere” Frasi, parole che non hanno più nulla a che fare con il calcio e di cui non si può non tener conto, soprattutto perché pronunciate da chi dovrebbe garantire neutralità, terzietà e imparzialità. A prescindere da quale sarà l’epilogo finale, per i club secessionisti, Ceferin ha dimostrato di non avere la lucidità necessaria per gestire e ricucire lo strappo, di non avere né le competenze né la volontà di pensare alle riforme necessarie per il calcio, ma di pensare solo al suo tornaconto personale.

Ecco perché in questo scontro mediatico di basso livello, non ci sono vincitori o vinti, anzi forse gli unici sconfitti di questa situazione sono la comunicazione e il calcio, come sempre. L’unica strada possibile per evitare di raccogliere le macerie, è il caro e vecchio buonsenso, da ambo le parti.


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