Superlega, gli insulti di Ceferin e la riscossa dei “ribelli”

di Mauro Bortone |

La sospensione del procedimento disciplinare contro Juventus, Barcellona e Real Madrid, i “ribelli” mai usciti formalmente dal “mostro” della Superlega, segna una svolta significativa nell’infinita battaglia mediatica, tralasciando quella giuridica, a cui si è assistito in questi mesi.

La marcia indietro sancita dalla Commissione d’Appello della Confederazione europea, com’è noto, è stata indotta dalla notifica ufficiale da parte del Ministero di Giustizia svizzero che impedisce alla Uefa di emettere sanzioni contro i club, per via della decisione del Tribunale di Madrid che lo scorso 20 aprile, proprio dopo la nascita della Superlega, aveva emesso una misura cautelare che proibiva a Uefa e Fifa di bloccare il lancio della Superlega.

Gli insulti di Ceferin, le minacce costanti pronunciate nella sicurezza ostentata di una posizione di forza, la personalizzazione del conflitto nei confronti in particolare di Andrea Agnelli sono atteggiamenti sfociati finora in un clamoroso autogol, in quanto i provvedimenti disciplinari supposti rischierebbero concretamente di violare il quadro delle normative europee.

Tralasciando la questione giuridica, che spetta a chi di competenza e che deve ancora certamente fare il suo corso, fa specie, però, rileggere a distanza di qualche settimana il senso di tutta la campagna denigratoria di questi mesi, sui media, dove la personalizzazione è stata evidente, le argomentazioni spesso votate alla “distruzione del calcio del popolo” da parte dei “soliti cattivoni” e dove le “sentenze” sono state presentate prima più sulla base delle proprie (“legittime”) convinzioni che sull’approfondimento dei temi. A ulteriore dimostrazione, basterebbe guardare come le testate giornalistiche, abbastanza indistintamente, abbiano trattato senza particolare enfasi e, qualche volta, “nascondendo” tra le notizie, la questione.

Fa ancora più specie che, in queste settimane, anche molti tifosi juventini che, per anni avevano riconosciuto il profilo “visionario” di Agnelli, si siano fatti trasportare da questa ondata mediatica, chiedendo la testa del presidente e accusandolo di voler “distruggere” la Vecchia Signora. Non era così e soprattutto la Superlega non era un “golpe”, come si è gridato a lungo. Può essere stato sbagliato a livello comunicativo o si può essere contrari al progetto in sé (ognuno è giusto che abbia la sua idea di merito), purché, appunto, si parli nel merito e si discuta dei veri temi, senza pregiudizi a priori, suddivisioni manichee tra buoni e cattivi e slogan di pancia. Consapevoli che servono riforme per migliorare questo calcio.