La SuperLega e la “crociata” mediatica di chi “ama” il calcio

di Mauro Bortone |

Juve

Sono stati anni bellissimi quelli vissuti in questo decennio. E l’Italia è un Paese spettacolare più di quanto si riesca a immaginare. Perché non solo ospita un campionato, quello in corso, che “più bello di così non si vedeva da anni”, ma soprattutto perché è bastata la fondazione di una Superlega per scatenare gli improperi di gente ferita nel “romanticismo” sopito nel tempo.

È la “crociata” mediatica di chi “ama” il calcio contro chi lo vuole “distruggere”. E i “crociati”, sulla base di congetture consolidate, hanno idee chiare su una competizione che neanche i fondatori hanno definito nei suoi contorni. Però i novelli “oppositori” del calcio moderno sanno tutto. Soprattutto chi è “l’assassino” del calcio o il “mandante”, che non è il maggiordomo, ma, guarda caso, Andrea Agnelli. E c’è pure il movente: “Non riesce a vincere la Champions”. Peccato per gli improvvisati “investigatori” che il regista dell’operazione sia Florentino Perez, uno che tra l’altro qualche Champions l’ha pure vinta e che, stando al teorema, non avrebbe interesse a crearsi a sparigliare le carte. Dettagli.

Tra gli oppositori i più curiosi sono alcuni tifosi interisti e milanisti, quelli “confusi” che, da un lato, vorrebbero gridare al “golpe”, ma, dall’altro, sono combattuti perché si sono accorti che dentro al progetto ci sono le loro squadre; e allora prendono tempo. Altri, invece, continuano a gridare al “golpe” ma solo perché non si sono ancora accorti che le squadre per tifano sono dentro al progetto. E si uniscono a quelli che puntano il dito contro Agnelli a priori.

“Non ci sono più le vecchie stagioni” direbbero i saggi mentre un coro si alza contro lo strapotere del “vil denaro” che “sminuisce” passioni e sentimenti. Del resto, nella narrazione collettiva dei “ricchi” che vogliono affossare il popolo, ovviamente i “cattivi” sono i 12 “ribelli”, quelli che secondo Gary Neville, hanno compiuto un “atto criminale” mentre i “buoni” sono i noti difensori del popolo. In ordine la Fifa, l’Uefa, i Blatter, i Ceferin, gli Infantino.

I soldi per loro sono tema “poco attraente”. Fifa e Uefa da sempre sono più “attente” e “sensibili” allo spettacolo popolare, tanto da organizzare competizioni in luoghi senza alcuna tradizione calcistica e con qualche problema in termini di diritti umani: ma è un dettaglio anche questo. Non è “business”, è “divulgazione dei valori dello sport”. E c’è “divulgazione dei valori dello sport” e “rispetto del calcio del popolo” anche negli scandali per corruzione o nel permettere ad alcune società ben note di bypassare le forche del fair-play finanziario a dispetto di altri club, costretti ad attenersi a regole ferree. Perché le leggi sono uguali per tutti, no? Stessi valori che hanno determinato il prestito di un giocatore con riscatto a 180 milioni e sponsorizzazioni monstre per giustificare l’acquisto di un altro fuoriclasse, gonfiando i fatturati. Il calcio, si sa, è del popolo.

Ma il male sono i “dissidenti”. Ce lo dicono Capi di Stato, premier, politici e intellettuali. Pure Maurizio De Giovanni, ospite di casa al Tg Uno, che in nome di numerose fiction ispirate ai suoi romanzi, interviene praticamente su tutto e su tutto ha un’idea. Nello specifico, spiega che questo è i club coinvolti oltre ad essere “indebitati” e quindi poco etici stanno pure “rubando il calcio ai bambini”.

E poi “vuoi mettere la bellezza di una partita come Cagliari-Parma?” aggiungono altri “crociati” che spolverano l’esempio che ritengono più calzante a supportare la propria tesi: e infatti la citano a ripetizione addetti ai lavori, giornalisti, opinionisti che poi, però, nelle loro trasmissioni o testate di riferimento dedicano a malapena due minuti o due righe al sommo “spettacolo”. Al “Club” sulla partita più bella del weekend, sulle prodezze di Cerri e company, hanno dedicato ben zero minuti. È un mondo strano. Dove tutto è così bello e popolare da provare fatica anche solo a parlarne. Meglio la moviola, le polemiche, i retroscena. Dettagli, anche qui.

In questo quadro ci sono due protagonisti assoluti: 1) Agnelli, il presidente “assente allo stadio”, “lontano dalla Juve”, che mentre la sua squadra rischia di star fuori dalla competizione europea si associa ad altri per crearne un’altra in cui certamente partecipare. E che porta a spasso Ceferin, gli spegne il telefono per non farsi trovare. Un genio del “male”. 2) Mourinho, esonerato dal Tottenham all’indomani del nuovo format: è il primo della nuova Superlega. Mentalità pazzesca.

Eh, ma il calcio è altra cosa” ripetono ancora quelli che passano stagioni intere a definire la serie A “imbarazzante”, dove c’è una squadra che “ruba”, “falsa i campionati”, “gestisce gli arbitri”, vince “scudettini” e “coppette” ma solo “fino al confine”: oggi gli stessi vengono a raccontare che il Sassuolo forse non è più “Scansuolo”, che si potrebbe sopravvivere alle moviole forzate, agli “avvelenatori” seriali spacciati per fonti autorevoli di verità e che quel torneo, dileggiato e mediocre, era bellissimo. In TUTTO. Sostengono da sempre che se non esistesse la Juve, autrice delle “vergogne” possibili e di quelle inenarrabili, la serie A sarebbe un posto migliore.

A loro si sta offrendo esattamente ciò che hanno desiderato per anni: un campionato, forse, senza i bianconeri (e le altre del Nord), “regolare”, privo di “sozzure” e “sudditanze”. Dovrebbero essere SuperFelici e invece fanno i SuperOffesi. È un mondo che va al contrario. Una speranza c’è. A Pippo Baudo piace più Juve-Catania che Juve-Real Madrid. Attenzione, dichiarazioni come questa potrebbero rimettere in discussione il progetto.