Un anno in meno, verso la SuperLeague

di Sandro Scarpa |

Inizia il 2019. Un anno in meno verso l’agognato inizio della Super League del 2023.

Una Superlega Europea col meglio del calcio, ogni settimana incontri spettacolari ad alto tasso tecnico-tattico contro le superbig spagnole, inglesi, tedesche, francesi, qualche olandese o portoghese, e perché no, una russa o un’ucraina.

Una SuperLega modello NBA, senza inutili retrocessioni, banali corse al 3° o 4° posto, gare ad evitare l’Europa League, senza 12 squadre in vacanza a febbraio, e con un giro d’affari stellari, visibilità mondiale assicurata, stadi nuovi e di proprietà, sicuri e sempre stracolmi: ogni settimana Ronaldo contro Messi, Mbappé contro Pogba, Guardiola contro Simeone, e così via. Con milioni, magari miliardi di fan connessi in tutto il Mondo, vecchio e nuovo, ad ogni ora del giorno e della notte a godere dello spettacolo più bello e popolare di sempre o semplicemente ad emozionarsi per la squadra del cuore.

I campionati provinciali, l’Italian League ad esempio, potrebbero continuare in tono dimesso, consolatorio per quei pochi tifosi ancora attaccati a squadre provinciali, con bacini d’utenza limitati, società vecchio stampo, e magari anche lì la Juve U23 o la Juve B, dominerebbe lo stesso.

Nel 2023 la Juventus dovrebbe aver appena vinto il suo 12° scudetto di fila, senza discussioni sul campo e con le solite pretestuose discussioni extra-campo, e magari avrà disputato un altro paio di finali UCL. Il 70-80% dei ragazzini, dopo decenni di dominio saranno tutti nuovi tifosi juve, come un buon numero di ragazzi francesi (la Juve da quest’anno ha la 4° maglia più venduta in Francia, dopo PSG, Marsiglia, Monaco e Lione), o dell’est europeo, o africani, americani e naturalmente asiatici.

Nel 2023 Cristiano avrà da poco dato l’addio alla Juve, che nei suoi 4 anni, in tutto  il mondo, soprattutto nel Nuovo Mondo, sarà non la Juve ma La Squadra di Ronaldo (la Juve è connessa con 70 milioni di persone, mentre Ronaldo ha 400 milioni di seguaci). Questo comporterà che nei prossimi anni la Juve avrà gran parte dei suoi tifosi NON in Italia, soprattutto quelli alto-spendenti, che acquistano magliette originali e gadget per sentirsi più vicini ad una passione geograficamente lontana.

Nel 2023 la Juve avrà anche ampliato lo Stadium, a 65mila posti, con lavori durati un solo anno, mentre le altre big italiane invitate alla SuperLega, l’Inter del colosso Suning ed il Milan del fondo Elliott, saranno intervenute in modo massiccio su San Siro, adeguandolo alle nuove norme sugli accessi, la sicurezza, la video-sorveglianza in HD di tutti i settori, secondo il principio della responsabilità diretta e non più oggettiva delle irregolarità sugli spalti. La Roma proverà ad accorciare i tempi della costruzione del nuovo stadio per vedersi riconosciuto l’invito alla SuperLeague degli anni a venire.

La SuperLeague sarà gestita da un nuovo organismo, composto dai 20-22-24 club partecipanti e un management di livello mondiale, con le migliori professionalità in termini di promozione, marketing, merchandising, gestione diritti TV e un organismo di giustizia sportiva impeccabile e neutrale. Gli arbitri della SuperLeague saranno professionisti, coadiuvati e corretti nelle loro decisioni non dal VAR (Video Assistant Referee) ma dal VR (Video Referee). La SuperLeague avrà salary cap, draft o meccanismi che consentano non di far vincere i club più ricchi (incassi e vendite del merchandising della SuperLeague saranno in parte equamente distribuiti) ma quelle con manager e tecnici più bravi e lungimiranti che sapranno assemblare squadre con giocatori più talentuosi e motivati, o anche col pubblico più caldo.

La Juventus è già lì, Andrea Agnelli è già al 2023, noi tifosi della vecchia e nuova guardia in parte siamo pronti, su altri fronti forse no, ma saremo comunque pronti a goderci la Juventus e lo spettacolo.

In Italia invece siamo ancora al 2019, un medievale 2019, in cui gli argomenti del giorno sono:

1. Il MERCATO, o meglio Bar Mercato, con le solite beffe, illusioni, sparate clamorose e soliti accordi provinciali tra società amiche, procuratori amici, plusvalenze farlocche, etc. etc.

2. Il BOICOTTAGGIO della SuperCoppa e l’improvvisa presa di coscienza del giornalismo e del tifoso/cittadino che l’Arabia ha leggi legate alla religione con restrizioni di libertà e quindi (toh!) “le donne possono andare allo Stadio solo in alcuni settori”,  mentre negli anni precedenti al tifoso/cittadino italiano e ai giornali poco importava che in Arabia le donne non potevano partecipare ad eventi sportivi, pur restando uno dei ns. maggiori partner politici e commerciali, mentre nelle svariate SuperCoppa disputate negli Emirati o in Cina (ehilà! violazione dei diritti umani anche lì!) l’unica indignazione era stata per Mazzoleni a Pechino.

3. Il VAR!!! L’attacco al VAR, il VAR così non va, un VAR migliore, il “Girone dell’INFERNO” vinto dalla Juve con i veleni e le polemiche del VAR, perché non basta l’introduzione e l’uso della tecnologia, non basta più che l’arbitro VADA al VAR e non conta nemmeno che in una gara (Juve-Samp) il VAR sia applicato sempre, ci siano 3 on field review decisive con scelte TUTTE corrette. Non conta più, e così anche 3 giorni dopo un morto, 1 mese dopo brutali aggressioni ad un arbitro, ecco che un club twitta “Juve aiutata!!“, un direttore di quotidiano  twitta “Arbitraggio da TSO!” e un potenziale vice-direttore Rai Sport che ora racconta il calcio italiano all’estero parli di “scandalo, senza parole!

4. I CORI razzisti, e la disinformazione sulla differenza tra regolamento FIGC (che prevede che a sospendere una gara possa essere solo il gestore dell’ordine pubblico e NON l’arbitro) e protocollo FIFA ed UEFA (con procedure standard mai rispettate in Italia anche perché non recepite nel regolamento), con tifosi e giornalisti che se la prendono con un arbitro che avrebbe dovuto (senza poterlo fare…) fermare una gara e mandare 60.000 persone a casa, 1 ora dopo tafferugli con morto, alla faccia di Questura e Polizia -Pazzia Totale!-. O almeno l’arbitro avrebbe dovuto non espellere Koulibaly, o almeno non Insigne, o almeno se finiva con un pareggio magari ‘sto casino non succedeva, morto a parte.

5. Di conseguenza gli ARBITRI, rei di tutto: consultare il VAR,  applicare il regolamento in campo e fuori. Colpevoli di essere “cattivi” per De Laurentiis, o “in malafede” secondo Preziosi o inadatti e incapaci secondo Cairo con settimane di dossier pro-Toro sulla sua Gazzetta. Tanto al PROCURATORE sportivo interessa poco se Presidenti, allenatori o giocatori ci siano attacchi al sistema e alla regolarità del torneo, gli basta multare Allegri per insinuazioni, come interessa poco di sapere che un club (la Juve) ha prove video per individuare i responsabili di quei cori tanto condannati.

Solo al 50° o 100° posto nei temi trattati in questi giorni, dopo un “Financial Fair Play da cambiare” perché non consente al Milan di fare ciò che gli pare dopo buchi clamorosi e piani economici cinesi truffaldini presentati all’UEFA…o dopo il gossip con le WAGS (soprattutto se sono anche agenti del compagno), qualcuno si ricorda che il 26.12, 12 giorni fa, è morto un tifoso, Daniele Berardinelli. 

Eppure è il secondo morto negli ultimi 10 anni di calcio, assieme a Ciro Esposito (2014). Soprattutto è il secondo (con Esposito) deceduto a seguito di scontri tra tifosi, mentre i morti di oltre 10 anni fa (Raciti, Sandri) erano dovuti a scontri tifosi-polizia. Non se ne parla, frega poco perché è un ultrà –si sono ammazzati tra di loro-, perché l’episodio è stato sommerso dall’enfasi sui cori e dalle polemiche VAR (?), perché il clima politico è quello che è, perché le istituzioni che dovrebbero occuparsene da un lato si fanno selfie con capi-ultrà (responsabile di altri crimini) e li invitano al Viminale (a discutere di cosa? Di come e dove menarsi? Di quali cori fare? O forse di chi votare e far votare alle prossime elezioni?) oppure, come il Questore di Milano, che invece di prevenire quegli scontri (prevedibili, risaputi e tra i soliti noti) proprio sotto casa, minaccia di vietare trasferte a tutti per un anno. E così il fenomeno della dilagante violenza nelle curve, della connessione con parti politiche o con la criminalità organizzata interessa ben poco a tutti. Tranne se è la curva Juve eh! Come il caso Report insegna.

Mi piacerebbe essere già al 2023.

Per quanto nato, vissuto e visceralmente legato al calcio com’è adesso, al campanilismo, alle sfide contro i soliti noti, agli sfottò, al calcio “sovranista” e fieramente italico, con le Coppe ogni tanto, non se ne può più, a tutti i livelli -tifosi, tesserati, giornalisti, federazione, istituzioni-, basta così e andiamo direttamente al 2023, continuando a vincere, nel frattempo.