Supercoppa Europa contro il Liverpool, oggi 34 anni fa

di Nevio Capella |

Ci sono alcune serate in cui la memoria incontra casualmente il subdolo sentimento della nostalgia, con l’inevitabile necessità di tuffarsi nei ricordi delle imprese più belle della nostra Juve.

Come nel caso del documentario dell’immenso cantore di gesta sportive, Federico Buffa, in cui si dipinge la parabola calcistica (e non solo) di Gaetano Scirea, narrazione che in questo periodo di imbarbarimento andrebbe somministrata obbligatoriamente a chiunque.

Nel mezzo del tributo ad un calciatore che ha coperto quasi due decenni nella storia Juve, uno dei ricordi più belli da riportare a galla è ciò che accadde esattamente 34 anni fa (oggi), il 16.1.1985 a Torino.

Nel 1983-84 c’erano ancora tre coppe europee e l’anno seguente occorreva collocare, tra i vari impegni internazionali, la Supercoppa, introdotta nove anni prima, con gara di andata e ritorno tra la detentrice della Coppa dei Campioni, il Liverpool dominatore europeo del decennio che aveva battuto la Roma a domicilio, e quella della Coppa delle Coppe, la Juve del Trap con la finale di Basilea vinta sul Porto.

L’organizzazione del trofeo fu travagliato, visto il fitto calendario delle due squadre e la SuperCoppa fu spostata a fine anno solare, ma anche quella scelta destò perplessità: il presidentissimo Boniperti non vedeva infatti di buon occhio l’eventualità di incontrare il Liverpool in un doppio confronto con la possibilità che di ritrovarsi ancora gli inglesi in Coppa Campioni, nella quale, intanto, entrambe avevano raggiunto i quarti di finale. Del resto la Juve era ancora scottata dalla devastante sconfitta di Atene contro l’Amburgo due anni prima, e l’ostacolo più pericoloso nella nuova scalata alla Coppa erano proprio i detentori del Liverpool, al quarto successo in otto anni. Così, quando la UEFA propose il 13 dicembre per l’andata della SuperCoppa da Torino arrivò il rifiuto di scendere in campo.

La fase di stallo si ruppe col sorteggio dei quarti di Coppa Campioni che evitò lo scontro diretto. A quel punto Boniperti e i vertici reds giunsero ad un accordo: disputa della Supercoppa in gara unica al Comunale di Torino, in data 16 Gennaio 1985, col sigillo UEFA. Ma i problemi non erano finiti.

L’inizio del 1985 infatti, fu caratterizzato da un’ondata di gelo polare con bufere di neve con particolare criticità proprio il giorno della gara, ricordata come la “nevicata del secolo”. Torino si risvegliò sotto oltre mezzo metro di neve, con strade bloccate e viabilità paralizzata. La proverbiale testardaggine di Boniperti fu tuttavia più forte dei rigori dell’inverno, e, con l’aiuto di Comune di Torino, Protezione Civile e forze dell’ordine, fu compiuto un vero miracolo che rese possibile l’atterraggio a Torino del Liverpool scongiurando un ulteriore rinvio.

Archiviata la pagina da romanzo per cui questa Supercoppa sarà sempre ricordata, arrivarono le vicende di campo in cui regnò prevalentemente l’equilibrio col pallino del gioco prevalentemente in mano ai reds, le cui sortite offensive vennero però regolarmente arginate dalla coriacea difesa bianconera.
La Juventus si mise sulla difensiva impostando le sue azioni sul contropiede e sulla velocità dell’ala polacca che quella sera avrebbe trovato la sublimazione del soprannome che gli aveva affibiato il genio mai arido d’ispirazione dell’Avvocato Agnelli: Zibi Boniek, il “bello di notte”.

Furono due imbeccate di Massimo Briaschi a lanciarlo verso il pittoresco Bruce Grobbelaar che fu sentenziato senza pietà, in entrambi i casi sul finire dei due tempi, con la Juve che seppe contenere e colpire, con cattiveria spietata e chirurgica precisione.

 

Ed ecco la “diapositiva” che ho visto nel racconto di Buffa.

Gaetano l’immortale, il Capitano, che con la maglia rossa dei rivali, segno dell’abitudine diffusa in quegli anni di scambiarsi le maglie a fine partita, alza al gelido cielo torinese il piatto che all’epoca rappresentava lo scarno trofeo di Supercoppa Europea, la prima vinta da una italiana, viatico dello slam di trofei internazionali che per prima la Juve avrebbe completato pochi mesi più tardi, nell’insaguinato rendez-vous con il Liverpool.

Anche quella sera si registrarono tafferugli a causa degli esagitati inglesi che in quegli anni stavano creando la loro immagine di pericolo pubblico nelle trasferte europee, anche se nemmeno la mente più oscura avrebbe potuto presagire la carneficina che andò in scena in terra belga.

La tempra e il piglio da condottiero che hanno reso celebre Giampiero Boniperti, la famosa “resilienza” quasi genetica della Juventus di cui spesso si è parlato in questi anni, il Liverpool che ricorre nel destino europeo dei bianconeri, le volate di Boniek, le regali chiusure di Scirea, le trame incantate di Platini e le scorribande del “bell’Antonio”.

Chi è cresciuto con quella Juventus è perfettamente consapevole della forza di quella squadra, certificata dalla razzia di trofei fatta in quegli anni, ed eternamente grato a quegli eroi, viatico di un’amore infinito e duraturo.