Super Lega, i motivi del flop

di Giordano Straffellini |

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Dopo 5 giorni dall’annuncio congiunto dei dodici club che aderivano alla Super Lega proviamo ad analizzare le principali cause che hanno portato al’aggressione mediatica nei confronti dei 12 ed al conseguente, forse momentaneo, fallimento del progetto.

Le tempistiche della comunicazione.

Il progetto Super lega, parte da lontano. Da anni a più riprese ne sentiamo parlare. Come mai allora si è deciso di fare un annuncio in tarda serata di domenica, e non si è aspettato un momento più consono? Le risposte sono molteplici, ma la principale causa è che ormai l’UEFA aveva mangiato la foglia. A ben pensare l’annuncio è stato fatto prima da loro. 6 giorni fa infatti esce il primo comunicato:   “La Uefa, e le altre federazioni nazionali hanno appreso che alcuni club inglesi, spagnoli e italiani potrebbero aver pianificato di annunciare la loro creazione di una cosiddetta Super League chiusa. Se ciò dovesse accadere, ci teniamo a ribadire che noi – ma anche la Fifa e tutte le nostre federazioni affiliate – resteremo uniti nei nostri sforzi per fermare questo cinico progetto, un progetto che si fonda sull’interesse personale di pochi club in un momento in cui la società ha più che mai bisogno di solidarietà. Il nodo del contendere era l’annuncio da parte della UEFA del nuovo format Champions, la necessità è stata quella di anticiparli. Errore che si è rivelato poi fatale.

L’esposizione di Perez e Agnelli

Le spiegazioni poi su quello che sarebbe stato il format sono state affidate a Florentino  Pèrez in una trasmissione televisiva spagnola: EL Chiringuito. Probabilmente sarebbe stato opportuna una conferenza stampa con tutti i presidenti, i tifosi dei club si sarebbero sentiti magari più coinvolti , le uscite del solo presidente del Real Madrid ha di fatto associato l’iniziativa quasi unicamente a quel Club, ed ad Andrea Agnelli chiamato in causa, o per meglio dire insultato pubblicamente dallo stesso Ceferin.

Si è parlato poco di sport e troppo di soldi e debiti

Che il format nascesse anche per esigenze commerciali era evidente. Ma il pubblico ragiona di pancia, è difficile comprendere le ragioni di chi è visto come potente. Quello che non si è capito è che a cascata le difficoltà delle grandi si riversano sui piccoli, le nostre società nostrane brave a far crescere i giovani hanno l’esigenza che poi qualcuno questi giovani li compri e finanzi conseguentemente anche i loro bilanci.

Il sistema Chiuso.

Quello che ha acceso maggiormente il dibattito mediatico è stata la fantomatica meritocrazia. Al di la dei punti di vista, sarebbe stato molto più coinvolgente proporre un format che oltre ai i top club,  prevedesse un sistema aperto tale da consentire a una qualsiasi squadra di accedere al format tramite risultati sportivi. Questo errore di impostazione ha fatto passare i 12 come una cricca elitaria non curante delle più elementari basi dello sport.

L’intervento degli stati sovrani

Quando progetti una sorta di golpe ti devi ovviamente aspettare una dura reazione. Se le prime reazioni dell’UEFA su esclusioni dai campionati delle squadre ed esclusione dei giocatori da mondiale ed Europeo,  erano abbastanza prevedibili, e tutto sommato avevano intaccato poco le convinzioni dei 12, la dura presa di posizione dei capi di stato, leggasi minacce, di cui sarebbe curioso valutare la costituzionalità, in primis di Boris Jhonson hanno letteralmente spiazzato le compagini Inglesi che dopo l’intervento del premier britannico si sono sciolte come neve al sole.

L’aggressione dei media

Il resto lo ha fatto la sequenza di attacchi mediatici da parte degli organi di comunicazione. Media in gran parte gestiti da presidenti esclusi dal Format. Una foto dalla giusta angolazione dello sparuto gruppo di tifosi del Chealse o quella di qualche  striscione di tifosi di altre squadra ha fatto pensare alle masse che tutto il mondo non volesse la nascita di questo nuovo campionato. Come se NBA, Euro lega di basket ed altri mille esempi di riformulazione dello sport professionistico non avessero affrontato le stesse tematiche e gli stessi passaggi. La Gazzetta che in primis aveva attaccato i 12, la sera bellamente esaltava l’Armani Milano per una vittoria in una competizione che racchiude i migliori club d’Europa chiamasi Euro Lega. La coerenza.

Cosa Rimane.

Dopo questo breve ma intenso terremoto rimane, una associazione Uefa che non investendo fondi nel calcio ne gestisce in toto i proventi. Un presidente Ceferin che in piena pandemia si aumenta lo stipendio di 450.000 euro. Un nuovo format Champions che prevede degli ingressi alla competizione non per meriti sportivi ma per wild card date a mo di mancetta. Un presidente di Club simbolo dell’elite petrolifera degli Emirati Arabi che si erge a paladino in difesa del popolo e dei diritti dello sport. Che dire niente male, il calcio del popolo è salvo…