Sulle squalifiche di Higuain e Khedira

di Antonio Corsa |

Ieri ho ricevuto alcune critiche anche feroci ( smile ) da parte di un paio di collaboratori di Juventibus e da qualche lettore per la scelta – mia – di “commissionare” e pubblicare un articolo scritto dall’avv. Francesco Andrianopoli (esperto di diritto sportivo, difensore tra gli altri di alcuni calciatori nel processo “Scommessopoli”, persona che il suo mestiere non lo deve certo imparare da noi commentatori per hobby) che in punta di diritto spiegasse come la sentenza e le sue motivazioni fossero tutto sommato corrette, incontestabili, motivate bene.

Il fatto è che, se si discute di sentenze, bisogna farlo innanzitutto in punta di diritto. E scrivere che LA SENTENZA D’APPELLO (ripeto: la sentenza. D’appello) sia GIURIDICAMENTE (secondo le leggi) ineccepibile, non significa che Irrati abbia fatto (tutto) bene. Così come scrivere che le due giornate di Khedira siano giuridicamente ineccepibili (TUTTI i casi analoghi di “frasi ingiuriose” comportano due giornate di squalifica, se causa di un rosso diretto in campo. TUTTI. Ultimo caso, a memoria, Matri lo scorso gennaio) non vuol dire che Rizzoli abbia fatto automaticamente bene.

E’ una sottigliezza che probabilmente non tutti avranno colto o riusciranno a cogliere, ma aver studiato giurisprudenza aiuta.

Se leggeste le sentenze e soprattutto le loro motivazioni, notereste come si basino di fatto UNICAMENTE sul referto. Che QUALSIASI tipo di contestazione basata su fatti diversi o in contrasto con il referto (il Napoli ne ha presentati una decina, alcuni “pittoreschi”) vengano TUTTI bocciati A PRESCINDERE poiché per i giudici conta SOLO il referto. Quindi, è inutile parlare di sentenza “sbagliata” o di “buon senso” mancante nelle sentenze, perché non c’è praticamente mai. Il buonsenso dovevano semmai averlo gli arbitri, perché nel momento in cui hanno scritto “frasi ingiuriose” (Rizzoli) o solamente “vergogna” (Irrati), hanno di fatto stabilito LORO le giornate di squalifica dei due calciatori. Quando Irrati ha scritto che il gesto di Higuain non fosse violento, ha stabilito LUI di non fargli prendere almeno 8 giornate, eccetera. Non c’entra niente dire “in Inghilterra gli avrebbero dato millemila giornate”, né c’entra tirare in ballo Pasquale Bruno e le sue 8 giornate di squalifica (che in realtà furono 5, di cui una per il doppio giallo in campo). C’entra il referto.

Sperando sia chiaro e sia chiara la linea tenuta fin qui, specificato tutto questo, materiale “da azzeccacarbugli” se vogliamo, possiamo passare ora a quello che dovrebbe essere il vero oggetto della discussione: gli arbitri e le loro decisioni. Prima di proseguire, però, vi invito a leggere rapidamente il (breve) punto di Maurizio Romeo sulla mancanza di trasparenza della giustizia sportiva, quello sì un vero scandalo sul quale siamo in pochi a “lottare” (link qui).

Ebbene, vi dico la mia.

Ho fatto per qualche anno l’arbitro (anche) di calcio. Ero uno dal cartellino facile (quello rosso, intendo) e una delle prime “lezioni” di buonsenso che mi hanno insegnato, la ricordo ancora, è stata: se un calciatore protesta e in tutto il campo/palazzetto l’unico che se ne accorge sei tu, a meno che l’offesa non sia VERAMENTE grave, fai finta di non sentire. Buonsenso, appunto. Se la protesta è invece plateale, tale da accendere gli animi in tribuna o a bordo campo, tale da mettere in discussione pubblicamente la tua autorità e tale da farti potenzialmente perdere la partita di mano, esci il rosso. Per carità: a livello di regolamento la decisione di Rizzoli di espellere Khedira non è sbagliata, probabilmente. E’ tecnicamente corretta così come tecnicamente corrette sono le due giornate, basandosi sul referto arbitrale. E’ però – si può dire – priva di buonsenso. Quindi, da quel punto di vista – a mio avviso – sbagliata, esagerata.

Su Higuain. L’arbitro, Irrati, ha palesemente peccato di coraggio (diciamo così), perché il suo referto è incompleto e quindi consente di collocare tutto in un solo momento. Irrati mette a referto 16 secondi di una sceneggiata che ne dura 70. Omette (almeno) un insulto, un dito indice puntato e tante altre parole. Omette tutto ciò che accade dopo la prima strattonata di un compagno e non scrive cosa Higuain abbia urlato davanti al quarto uomo. Crea una realtà parallela che giustifica, regole alla mano, le tre giornate di squalifica. (vi rimando ad un ottimo articolo del buon Capuano). Aggiungo, ma questa è una mia impressione, che l’abbia fatto per non finire nel tritacarne mediatico/napoletano come il suo collega Rizzoli.

Queste sono le mie considerazioni sui due episodi.

Sintetizzando: non posso attaccare le sentenze, perché frutto dei referti. Trovo che però il risultato complessivo abbia portato a due sanzioni che possono essere ritenute sbagliate. Non è un controsenso. Il risultato finale è che il messaggio che giunge agli appassionati di calcio senza studi giuridici alle spalle è che si siano applicati due pesi e due misure, che il chiagne e fotte napoletano abbia giocato un ruolo determinante e, la cosa grave, è che probabilmente, almeno per quanto riguarda la squalifica di Higuain, sia andata davvero così.