Sulla reputazione tecnica di Paulo Dybala

di Luca Momblano |

Paulo Dybala non è il futuro della Juventus, è di più. E sarebbe ingiusto e pretestuoso non riconoscerlo: Dybala è il passato (cinque scudetti vinti dei quali quattro e un quarto, tutto sommato, da titolare in uno dei contesti più esigenti d’Europa) ed è anche e soprattutto il presente (nel pieno della possibile maturità calcistica). Ciò che è stato capace di fare l’argentino in cinque anni di Juve non ha un solo riassunto. C’è per esempio un po’ l’idea e un po’ il peso di aver rappresentato, nel giro di pochi mesi, sia il dopo Tevez che il dopo Morata – eroi fino all’impronosticata finale di Berlino – anche nonostante poi l’arrivo di Gonzalo Higuain, qualcosa di fatto e finito, che come eredità e fardello portava unicamente se stesso, ciò che aveva fatto a Napoli e lo status di ex puntéro titolare del Real Madrid.

Ecco perché su Dybala il faro è sempre stato puntato. Perché l’aspettativa è sempre stata quella di non aver visto ancora tutto, a volte non ancora abbastanza, perché per esempio la compressione dei gol (e delle prestazioni) nelle partite chiave di Champions non avveniva con le eccezioni negli anni della doppiettissima ai danni di Messi e del Barcellona nonché gli epici sei minuti di Wembley. Eppure il tempo è galantuomo, dicevano. Lo dovrebbe essere se riempito dai numeri della Joya di questi anni. E invece nel calcio il tempo è tiranno. Due partite fa è già tardi nel commentarlo. La prova ha sempre una controprova, la grande partita ha sempre quella successiva che incombe. Con Dybala bisogna soltanto essere giusti. E quest’anno lo sono stati in molti, una volta rimossa l’interpretazione cerebrale del ruolo che era arrivato a chiedergli Massimiliano Allegri (che eppure disse, dopo poche settimane di allenamenti, “Dybala ha gli occhi del killer instinct, è la sua natura”).

La gestione Sarri ha certamente rotto e interrotto una spirale culminata nelle valutazioni che tutti conosciamo operate dal club sul mercato. Sarri lo ha soprattutto convinto che una palla non riuscita non è una condanna, che un rischio individuale vale la candela, che un secondo e un terzo e un quarto rischio possono rompere un equilibrio. Dybala si è rimesso sulle spalle il bagaglio degli inizi, la sfrontatezza calcistica (che è di gran lunga meglio della sfrontatezza fuori campo) e si è guardato intorno: il modello Ronaldo è uno state of mind, non qualcosa da imitare bensì qualcosa da imparare. E personalizzare. Si è così finiti dritti nella miglior stagione di Dybala per quanto riguarda due aspetti, non tanto nel suo globale, perché la memoria non tradisce lo juventino per quanti brividi già erano trascorsi godendo ed esultando per i colpi di Paulo: da un lato un giocatore multidimensionale (si è tenuto il meglio dei fastidi finali con Allegri, gestendo però il territorio lontano dalla porta con più cattiveria) che lo ha aiutato a uscire dal “semplice” talento dello stoccatore nato, sovente a singolo tocco e a singola conclusione; dall’altro lato gli assist, ossia il vero dato nuovo del Dybala 19/20, figlio un po’ di tutto il percorso descritto sopra e dall’idea di giocare la palla con una velocità di pensiero che non deve spaventare.

Eppure, e qui torniamo all’inizio di questa storia viscerale con le aspettative del tifoso, perfino Sarri ha scelto di non spingere a tavoletta su Dybala in alcune partite in qualche modo decisive nelle quali poi decisivo è stato proprio lui (vedi Juve-Inter, ma non è l’unica). Quindi si può addirittura fare di più e dare di più, lo pensa anche questo staff tecnico che su Paulo ha lavorato senza più pregiudizi, perché il rapporto tra le parti non si portava dietro una sua storia sedimentata su posizioni – di campo e non – per partito preso. Per il rinnovo però a Paulo Dybala ci basta così. Direi di passare al prossimo stadio, sperando che nei fatti si traduca con i due di Lisbona: giornalisticamente, smettiamo di chiedergli cose. Raccontiamole e basta, nella bellezza e nelle serate no, come si è sempre fatto con i calciatori dalla reputazione tecnica inattaccabile.


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