Sulla nostra difesa al Sanchez-Pizjuan

di Giulio Gori |

Difficile da giudicare

Il comportamento della difesa al Sanchez-Pizjuan è difficile da isolare. A parte i cambi di modulo, a parte i giocatori non rodati, la novità che è emersa è che la linea a 4 ha spinto molto di più sul fuorigioco, giocando molto in linea, contrariamente al solito. Ma in linea di massima è difficile giudicare perché la prestazione non è stata completa: spesso, quando c’era una palla a mezzo i due centrali aspettavano anziché uscire a turno. E questo ha inevitabilmente: 1) peggiorato la prestazione complessiva della squadra; 2) migliorato la compattezza del reparto. Insomma, si sono “offerti” meno, per uscirne meno peggio loro, ma dando un contributo non positivo al recupero del pallone.
E’ anche difficile capire se questo sia stato condizionato dalla novità e dalla necessità di conoscersi in questa nuova disposizione, oppure se sia stata la tensione per l’appuntamento delicatissimo a imporre questa paura/prudenza.

Il vizietto di non marcare.

rugani

Siviglia-Juventus, 7’ del secondo tempo. Vitolo parte in contropiede, Bonucci lo affronta e lo costringe in angolo. Al centro dell’area, una situazione tipica del calcio contemporaneo: Rugani si mette davanti – e anche di parecchi metri – all’unico avversario nei paraggi, Sarabia. Non vuole essere una critica a Rugani, ma a un vizio generalizzato tra i difensori moderni: non marcare. Nelle situazioni difensive di parità o di superiorità numerica, il difensore dovrebbe, oggi come ieri, occuparsi dell’avversario, collocarsi nel cono ideale che si forma tra l’attaccante e la porta. Non è questione di interpretazione, di un nuovo modo di difendere: in questi casi non c’è discussione, si marca e basta. Invece, oggi quasi nessun difensore lo fa più, quasi nessuno lo sa fare ormai perché nessuno, dai pulcini agli juniores, gliel’ha insegnato. Meno male che Bonucci chiude Vitolo in angolo.

E meno male che esiste ancora Barzagli.