Sul tweet di Marchisio sbagliano i miei colleghi

di Giulio Gori |

Faccio il giornalista. Fare questo lavoro significa ogni giorno avere a che fare con persone scontente dei miei servizi. Significa ogni giorno restare con la schiena dritta e andare avanti, con onestà e indipendenza, a reclamare il mio diritto di critica. Sarei un pazzo, però, se negassi agli altri il diritto di criticare il mio lavoro, di contraddirmi. Il limite che pongo – oltre il quale reagisco con sdegno – è quello della delegittimazione. Io rispetto e critico, quindi accetto le critiche e pretendo rispetto.
Marchisio non ha offeso nessuno. Ha espresso il suo giudizio su un fatto di gioco e sulla telecronaca che quel fatto ha raccontato, prendendo le difese di un compagno a suo parere ingiustamente giudicato dalla troupe Rai. La reazione sdegnata del sindacato dei giornalisti della televisione di Stato, Usigrai, è eccessiva e scomposta. Marchisio non ha offeso, non ha delegittimato. Ha criticato. E questo – in un Paese in cui il “giornalismo” viene continuamente massacrato quasi fosse una categoria ontologica – il tweet del calciatore bianconero sarebbe una ventata di aria fresca: quando alzano la cornetta, inviano un comunicato, convocano una conferenza stampa per criticare un mio servizio, mi sento in realtà rispettato; le vere delegittimazioni sono quando le frasi cominciano con “i giornalisti…”, con un “chi ti manda?”, o le tante volte in cui ti sbattono la cornetta del telefono, o la porta, in faccia. Ecco, l’Usigrai cominci a indignarsi per i «silenzi stampa».

P.S. Appare del tutto surrettizio il fatto che Usigrai prenda di mira Marchisio per il commento sui ciechi, che di certo non è offensivo nei confronti dei ciechi. E’ evidente che chi non vede non potrebbe mai fare una cronaca di un evento sportivo. La critica beffarda è per i telecronisti. E Usigrai usa questo pretesto per attaccare. L’unico vero insulto è l’espressione “non vedenti”, che come tutti gli eufemismi è davvero insopportabile.