Sul DNA di Benedikt Howedes

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Howedes

Benedikt Höwedes, un nome una garanzia: 240 gare con la maglia dello Schalke 04 ed il Mondiale del 2014 in tasca. È evidente come, al giorno d’oggi, essere un calciatore tedesco (titolare della Selezione Germanica) sia sinonimo di efficienza, mentalità vincente e, soprattutto, affidabilità.

Dicevamo, 240 apparizioni con la maglia della compagine di Gelsenkirchen ma, ad inizio stagione, il tecnico dei renani Domenico Tedesco decide di affidare la fascia di capitano all’estremo difensore Ralf Fährmann declassando il nostro Benedikt.

I vertici della Juventus, fiutando l’affare, avviano i colloqui con l’entourage del difensore e, negli ultimi giorni della sessione estiva di calciomercato, decidono di affondare il colpo. Le cifre: prestito oneroso a 3,5 milioni di euro ed un diritto di riscatto, fissato a 13, nel caso in cui  Höwedes disputi almeno 25 partite ufficiali nel corso della stagione 2017/18.

Sin qui tutto ok, ma, per questo ormai celeberrimo riscatto è come se il tempo si fosse arrestato. Infatti, pur essendo ormai prossimi al mese di novembre, il buon Benedikt ancora non ha esordito in campionato, a causa di annose problematiche di carattere muscolare. Augurandoci di vedere al più presto in campo il biondo tedesco, proviamo ad immaginare quale possa essere il risultato della somma “Juventus+ Höwedes”.

Il numero 21 nato 29 anni fa ad Haltern am See, a livello tattico, può giocare sia da centrale che da terzino destro o sinistro, il che lo rende più che appetibile da mister Allegri. L’esperienza che porta con sé  – siamo sicuri – si rivelerà un patrimonio dell’umanità per una retroguardia che spesso tende a subire troppo e a staccare la spina con estrema facilità. Considerato che, ormai da mesi, il 3-5-2 di “contiana memoria” è stato abbandonato, immaginare, nei 4 di difesa, Höwedes in coppia con Chiellini o Barzagli (senza dimenticare Benatia), permetteteci di dire, che sarebbe “tanta roba”. Non ci fermiamo qua, poiché se a sinistra, nei titolari, Alex Sandro è inamovibile, a destra Benedikt può giocare eccome.

Certamente, la spinta non sarà come quella fornita dallo svizzero Lichtsteiner, ma l’attenzione difensiva sarà massima – e chissà che, in certi istanti di gara, la retroguardia non possa trasformarsi davvero in una B-H-C a 3, upgrade della “disequilibrata” B-B-C. Vogliamo far riposare Alex Sandro? Non c’è problema, perché l’ex Schalke 04 è in grado di giocare anche sulla fascia sinistra senza difficoltà. Poi, non dimentichiamoci del tanto ingiustamente bistrattato Mattia De Sciglio, uno che al pari del 21 bianconero, non incontra difficoltà nell’alternarsi sulla corsia di destra o di sinistra.

Insomma, due terzini decisamente intercambiabili. Se non bastasse, nell’ottica della crescita di Daniele Rugani (e di Caldara), confrontarsi con un altro campione del Mondo non può che essere positivo (Gigi e Barzaglione restano ovviamente eroi imprescindibili del 2006). Sappiamo che Sami Khedira si è rivelato fondamentale per l’arrivo in bianconero dell’amico Höwedes e, durante i match, vedere uno scheletro tattico che parte da Buffon ed arriva a Higuain, passando per i due tedeschi, provoca fibrillazione negli schemi juventini. Negli ultimi anni, è emerso come la dirigenza juventina abbia dato prevalenza alla crescita di una mentalità europea e vittoriosa, forgiata dall’arrivo a Torino di campioni, magari non più giovanissimi. D’altro canto, vincere aiuta a far vincere e gente come i vari Tevez, Khedira, Dani Alves e, oggi, Höwedes sono la testimonianza di tale politica societaria. E pensare che alcuni ipotizzavano già un addio del tedesco a gennaio, ma il fallimento senza provarci non è certo né nel suo DNA né in quello della Juventus.

 

Di Valerio Pieraccini