Suarez? Cattivo come me: ne vado fiero

di Nino Flash |

Nel suo libro “Io, Giorgio” il capitano bianconero dedica più di qualche parola a Luis Suàrez. Nel capitolo dedicato agli attaccanti più forti mai affrontati e marcati, Chiellini descrive infatti in maniera molto analitica il bomber uruguaiano, senza tralasciare l’episodio che li ha visti protagonisti ai mondiali del 2014.

Suárez è un classico «ragazzo di strada», la sua mossa speciale è davvero particolare. Mica ti dribbla, no, lui fa una cosa che non ti aspetti: a palla ferma te la tira addosso e poi la ripiglia, insomma ti usa come una sponda, come si faceva da bambini per strada o all’oratorio. Un telecronista potrebbe parlare di «rimpallo fortunato», ma Suárez quel rimpallo l’ha cercato, l’ha provato e riprovato mille volte, e questo mi piace. Ammiro la sua malizia. Se la perdesse, diventerebbe un attaccante normale, uno senza il sacro fuoco. Luis Suárez è così.”

Poi, con riferimento all’iconico morso, da vittima quale fu, Giorgione nostro decide di vestire signorilmente i panni del pompiere:

“Mi sono sentito mordere la spalla e stop. Certo, Suárez è andato oltre, ma quella in fondo è la sua strategia del contatto nel combattimento, e se posso dire è anche la mia: io e lui ci somigliamo e mi piace incontrare attaccanti così. Sono stato il primo, dopo qualche giorno, a parlargli al telefono: non aveva bisogno di scusarsi.”

Affinità elettive o corrispondenza d’animosi sensi, verrebbe da dire.

E poi conclude: “Anch’io in campo sono un gran figlio di mignotta e ne vado fiero: le malizie fanno parte del calcio, io neanche le chiamo scorrettezze. Per sopraffare l’avversario devi essere furbo, io lo sento quando è necessario o meno provocare, è qualcosa di irrazionale, quasi una percezione emotiva.”

Non sappiamo se Suàrez abbia letto il libro di Chiellini, ma – chissà – forse un giorno potremo dire che queste parole del capitano abbiano aperto la via all’approdo a Torino del Pistolero.


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