Su Pjanic e Pogba: comprare e non vendere per stare in alto

di Davide Terruzzi |

L’acquisto di Pjanic è uno di quelli destinati a scatenare una serie di discussioni. La Juventus ha dimostrato non solo la propria superiorità economica nei confronti di una delle principali rivali – in fondo è un acquisto che può permettersi -, ma ha manifestato un forte richiamo attrattivo nei confronti di un giocatore appetibile da altre squadre: Pjanic che trasloca a Torino è anche il senso di una consapevolezza acquisita che se si vuole lottare per la vittoria stabilmente, trovare un ambiente impermeabile alle pressioni della piazza e guadagnare buone cifre la destinazione bianconera è una di quelle che un giocatore non trascura. E’ un’operazione in stile Bundesliga, campionato nel quale ormai c’è una regina incontrastata – a tal punto che se non vince lei può vincere quasi qualsiasi squadra – che può permettersi il lusso di andare a pescare dalle dirette concorrenti: il Bayern ha pescato sovente nel Borussia Dortmund, società che talvolta è stata brava a reinvestire quanto incassato per riuscire a attutire il colpo delle cessioni. La Roma non poteva opporsi né alla cessione né alla destinazione, mentre nel passato abbiamo assistito a squadre che decidono di mantenere giocatori scontenti pur di non venderlo alla nemica/rivale storica (la Fiorentina con Mutu negato alla Roma e Jovetic alla Juve è un esempio di pessima gestione essendo poi costretta a vendere i giocatori a cifre inferiori); ci sono anche calciatori che rifiutano un trasferimento o non prendono in considerazione una destinazione per rispetto della propria tifoseria, un comportamento che è rispettabile quando non va a offendere la società rifiutata.

La differenza con la Bundesliga è che la Serie A non ragiona come un ente unico intento alla promozione e alla valorizzazione della propria lega; pur in assenza di questo contesto – e l’avvento di investitori stranieri rappresenta una buona notizia sempre che non finiscano avvinghiati nella gestione del potere teso al mantenimento politico dello stesso -, la Juventus deve porsi come obiettivo la permanenza ai primi posti continentali. Per farlo è necessario mantenere i migliori giocatori. Pogba è il calciatore più rappresentativo, il simbolo crescente del calcio, sempre più sulle copertine delle principali riviste internazionali: Paul è l’uomo franchigia della Juventus, il leader tecnico e d’immagine della società. Ogni anno tornano gli stessi discorsi: una squadra non si rinforza vendendo il proprio giocatore più forte – non è successo allo United con la cessione di Ronaldo e non era successo alla Juventus con Zidane -, ma fa di tutto per accontentarlo; a livello economico con un ingaggio adeguato al suo status, su quello tecnico costruendo rose adeguate a competere ogni anno per i vertici europei. Non credo esista una finestra temporale di due anni a delimitare quell’arco entro cui la Juve può vincere la Champions: vero che l’età media è avanzata, ma l’obiettivo della società bianconera non può che essere quello di provare a esserci lì sempre e per farlo dovrà essere brava nelle scelte, nei programmi e nei rinnovamenti (che è quello successo un anno fa). Per tutte queste ragioni i Pogba si tengono e si vendono i giocatori che non servono più.