Su Morata, i compromessi e il peso della realtà

di Davide Terruzzi |

Ve li ricordate i discorsi che si facevano due anni fa su Morata? Fa bene la Juventus ad accettare una tale scelta? Chi è Morata? Facciamo come il Sassuolo, ma siamo matti? Quelle domande e chiacchiere ritornano oggi d’attualità dal momento in cui il Real Madrid ha esercitato il diritto di riscattare il giocatore versando nelle casse bianconere i 30 milioni previsti dal contratto.

Possiamo interrogarci sul senso di questa operazione e trarre qualsiasi conclusione, ma è corretto impostare il ragionamento tenendo presente la realtà dei fatti. Anche se l’arco temporale sembra essere breve, due anni nel mondo del calcio possono segnare diverse epoche: la forza economica della Juventus attuale non può essere paragonata a quella di ventiquattro mesi fa. Il tempo non è scorso inutilmente per una società che è in evoluzione anche sotto l’aspetto economico-finanziario: acquisti onerosi come quelli di Dybala prima e Pjanic poi non erano possibili nel passato. Questo significa che il contesto è fondamentale in qualsiasi ragionamento e l’acquisto di Morata va inquadrato in quel preciso scenario che vede protagonista una Juventus alla ricerca dell’assestamento in Europa con la necessità di ringiovanire globalmente la rosa alzando contemporaneamente la qualità complessiva. Morata venne individuato come un acquisto sostenibile economicamente e il suo profilo ritenuto adatto per crescere alle spalle della coppia Tevez-Llorente; il campo ha dato ragione alla scelta della dirigenza bianconera. Nel momento in cui venne avviata la trattativa col Real venne imposta la questione della recompra, pratica spesso abituale per la società spagnola, come argomento senza il quale l’affare non sarebbe mai stato portato a fine: era un prendere o lasciare, senza nessuna possibilità di mediare sul punto. La Juventus ha voluto fortemente Morata tanto da accettare questo compromesso e una situazione in cui non sarebbe stata nel futuro in grado di gestire la permanenza del giocatore; ha ragionato appunto da società, guardando a quanto avrebbe potuto aiutare quell’acquisto nell’ottenimento dei risultati sportivi.

Si potrebbe dire che con quei soldi si poteva prendere un altro giocatore (chi? Iturbe?), che si poteva alzare la cifra della recompra, ma in questa trattativa il Real ha sempre comandato le danze: non ha voluto mollare il giocatore tenendosi la possibilità di riportarlo a Madrid o di venderlo nuovamente. Dovremmo smetterla di considerare le società estere come guidate da dilettanti allo sbaraglio mentre le nostre sono gestite da menti illuminate; il Real ha fatto delle operazioni senza senso (come tutti i club del mondo), ma questo non significa che debba sempre muoversi in maniera illogica e irrazionale. Da tifosi si è portati a ragionare diversamente, a fare discorsi di princìpi, a non accettare compromessi, a pensare che la Juventus sia un club in cui tutti stanno bene e che non vogliono lasciare, ma la realtà è più complicata: chi è al comando di una società accetta continuamente mediazioni puntando a ottenere il massimo delle prestazioni. Devono essere pragmatici, non idealisti. Come lo sono i giocatori, professionisti che puntano a guadagnare tanto e bene oltre che vincere: oltre la Juve ci sono altre società (poche) che possono garantire sia vittorie che soldi. I dirigenti accettano questo scenario e sanno che la permanenza di un calciatore può essere di una durata media di 3-4 anni; i tifosi ragionano diversamente e pensano che il loro club sia il migliore e non possa essere abbandonato: vale per un Morata che torna al Real, è il Real eh, o che può andare a un Psg o Chelsea, come per Pjanic che sceglie di lasciare la Roma.

La Juventus ora ha una forza economica maggiore, ma ci saranno sempre delle occasioni da cogliere a determinate condizioni e situazioni in cui dovrà fare i conti con la realtà; è la stessa logica di un’operazione come quella di Cuadrado, arrivato in prestito secco, che ha dato ottimi frutti sul campo, acquisti che rappresentano eccezioni e non la norma. La dirigenza ora è chiamata alla scelta di come completare il reparto d’attacco: lo scenario Morata era ampiamente prevedibile a tal punto che è impensabile che non siano già state valutate alternative (che prevedono anche un eventuale nuovo acquisto del buon Alvaro). Siamo al 22 di giugno, tempo per acquisti ne abbiamo.