Su Alves, Mascherano, Berardi e Morata: la linea strategica della Juve

di Davide Terruzzi |

Dani Alves, quindi. La linea strategica della Juventus continua a muoversi seguendo un indirizzo preciso: ogni anno arriva un giocatore esperto, preferibilmente acquistato a parametro zero o con un esborso limitato per quanto riguarda il costo del cartellino. Il terzino brasiliano in bianconero avrebbe un ruolo diverso rispetto alle stagioni vissute a Barcellona, dove non è mai stato uno dei leader e una delle stelle riconosciute: a Torino arriverebbe per aiutare la squadra a migliorarsi in Europa e sarebbe uno dei giocatori più importanti in rosa. Responsabilizzare i giocatori, anche quelli che hanno una nomea non eccelsa, in un ambiente sano e disciplinato come quello juventino può rivelarsi una mossa azzeccata come già successo in passato con Tevez. Alves è indubbiamente un giocatore tecnico e di qualità, gli unici dubbi sono di natura fisica (ma anche qui è giusto fidarsi della dirigenza torinese), ma con la Juventus dovrebbe giocare 20-25 partite permettendo un upgrade specialmente in Europa: con la sua classe, il primo dribbling, è uno dei pochi a rompere il pressing da solo. Di certo sul mercato difficilmente si trova di meglio.

Lo stesso si può dire per Mascherano. Il suo arrivo a Torino dicono essere molto più complicato, ma per la Juve sarebbe il giocatore perfetto: esperto, integro, con due palle quadrate, in grado di ricoprire due ruoli, quelli in cui mancano degli adeguati sostituti. Allegri non può contare su un vice Bonucci e un vice Marchisio: l’argentino metterebbe una toppa di assoluta qualità a una mancanza strutturale della rosa bianconera. Le ore di volo, l’esperienza, le qualità caratteriale e tecnica contano e sono determinanti quando si gioca in gare dentro e fuori come a Monaco.

Ai giocatori pronti per disputare subito una Finale di Champions bisogna aggiungere i calciatori più giovani sapendo creare un mix in grado di garantire non solo il presente ma anche il futuro della squadra; la Juventus sembra finalmente pronta ad acquistare Domenico Berardi dal Sassuolo, uno dei ragazzi più talentuosi nel proprio ruolo. Lasciamo da stare le considerazioni sul suo essere interista e altri discorsi da bar, guardiamo al calciatore: grande qualità tecnica, ottimo difensore, bravissimo negli spazi aperti, uno dei pochi a poter giocare con entrambi i piedi senza grossi problemi; il suo acquisto ora è battezzato dallo stesso padrino Di Francesco (gli ha consigliato pubblicamente di andare alla Juventus mentre un anno fa spinse per farlo restare – commettendo un errore perché calcisticamente non è cresciuto – in Emilia) e permetterebbe ad Allegri di avere quel giocatore che potrebbe consentire variazioni di modulo; Berardi è utile nel 433, può giocare a destra nel 352 (con una fase difensiva che passa al 442), ma soprattutto può essere impostato come seconda punta. Un altro dei limiti strutturali della rosa dell’ultima Juventus è l’assenza di un vice Dybala e l’acquisto del calciatore del Sassuolo potrebbe risolvere questa lacuna; l’argentino più Berardi formerebbero una delle coppie più giovani e più ricche di talento. A 25 milioni non si trova di meglio: ci sono dubbi sul suo approccio mentale? Proviamolo, portiamolo a Torino per un paio di stagioni: è un rischio calcolato.

Più che un rischio, è l’addio di Morata. Se non ci fosse stato il gol decisivo in Coppa Italia, forse parleremmo diversamente della sua stagione, condita da alti (pochi) e bassi (di più); tendiamo a dimenticarci i problemi vissuti in un anno nel quale ci si aspettava non solo una conferma ma un consolidamento del proprio status. La mia impressione è quella di un anno nel quale Morata non è migliorato, non ha limato i propri difetti tecnici e mentali; a differenza di un Pogba che stagione dopo stagione ha messo dentro qualcosa il proprio software o un Dybala che si è trasformato in soli dodici mesi, Alvaro non è riuscito a farlo. Ha ragione Allegri quando dice che deve restare alla Juventus con l’obiettivo di migliorarsi per dare continuità ai grandiosi flash, lampi assoluti, squarci di qualità pura: la sua progressione palla al piede, il primo controllo, la tecnica non sono in discussione. Fosse un giocatore senza spada di Damocle sarebbe un crimine cederlo, ma la realtà è diversa: la Juve perderebbe uno dei migliori prospetti in quel ruolo, un potenziale fuoriclasse, ma un giocatore il cui rendimento è stato ancora troppo discontinuo.