Sturaro e i suoi fratelli (o zii?) nelle trasferte di coppa

di Massimiliano Mingioni |

Insuperato animatore delle altrimenti noiosissime conferenze stampa pre-partita, per lo più sagre del luogo comune, Massimiliano Allegri ha svegliato dall’abbiocco tutti gli uditori della presentazione di Siviglia-Juve buttando lì la suggestione di Sturaro in un ipotetico/fantomatico “tridente”, a fronte dell’assenza di Higuain e delle conseguenti varianti tattiche. Di primo acchito l’accostamento delle parole “Sturaro” e “tridente” nella stessa frase è parso provocatorio dadaismo, frutto della non sempre trattenuta vena satirica dei livornesi: in fondo “boia deh Sturaro nel tridente!” potrebbe essere un buon titolo per il Vernacoliere. Ma a un’analisi meno superficiale viene in mente qualche possibile declinazione meno rozza dell’impiego del nostro (senza necessariamente auspicarlo, sia chiaro) e soprattutto qualche reminiscenza passata ove ravvisare gli antecedenti di una simile scelta. Come i meno giovani ricorderanno ci fu un tempo in cui vigeva il dogma – più giudizioso che reazionario – per cui fuori casa si andava limitare i danni e in casa si “faceva” la qualificazione: non è perciò infrequente, a ripercorrere i tabellini delle nostre trasferte europee, qualche impennata di sopracciglia. Ad esempio nel 74-75 ci presentammo a Edimburgo con l’improbabile coppia di interni Cuccureddu-Gentile, e se è vero che il primo solo da poco stava arretrando il suo raggio d’azione e l’anno prima, da mezzala, aveva messo a segno ben 12 gol, il secondo col 10 dovette fare già al tempo uno strano effetto; sempre Cuccu veste il 7 nella sfortunata trasferta di Monchengladbach (2-0 senza colpo ferire) ma in presenza di tre punte nominali (Anastasi, Gori e Bettega). Protervo, spregiudicato offensivismo al cospetto del mitico Trap, che fin dalla sua prima stagione portò a vette sublimi la teoria sopra enunciata, proponendo spesso degli schieramenti “da trasferta” con interpreti atipici. Così nella vittoriosa cavalcata UEFA del 76-77 troviamo il centrocampista Alberto Marchetti “falso 11” a Manchester contro il City (sconfitta di misura ribaltata a Torino), un glorioso Cuccureddu “falso 7” al posto di Causio nell’ostile Magdeburgo, espugnata grazie anche a un gol del sardo, e ad Atene nella semifinale di ritorno con l’AEK. La memorabile finale di Bilbao al ritorno fu giocata invece in formazione-tipo, ma quando l’assedio assunse i contorni di Fort Alamo ossia nell’ultima mezzora il prode Bonimba fu rimpiazzato da Spinosi…Nel 78-79 ritroviamo Gento finto 10 qualche anno dopo in una disgraziata trasferta a Glasgow, nella quale Trapattoni volle evitare spargimenti di sangue tenendo fuori Benetti, che se le era promesse con un paio di scozzesi: mossa che ci costò la repentina eliminazione dalla Coppa dei campioni.

Nel 79-80 ecco di nuovo il versatile Cuccu col 7 a Rijeka per un sobrio 0-0, e Gentile recidivo interno a Higbury contro l’Arsenal, un 1-1 gagliardo per una Juve che avrebbe meritato di più, e che però purtroppo volle praticare al ritorno la speculazione sul pareggio con gol, soccombendo a due minuti dalla finale…

Nell’80-81 in Polonia fra Causio e Marocchino, concorrenti per il posto da ala destra, la spunta Verza, ma mal ce ne incoglie e ne buschiamo 3 dal Widzew di Boniek (che passerà ai rigori a Torino), mentre l’anno dopo l’infiltrato ha la zazzera bionda di Massimo Bonini, schierato con l’11 in entrambe le trasferte, tuttavia conclusesi ambedue con la sconfitta. Più ortodossi, noblesse oblige, gli schieramenti nella coppa campioni 82-83, in cui tutt’al più il Trap si concede un cambio Rossi-Prandelli al 45° di Widzew-Juve di ritorno, che ci portò alla fatale Atene. L’anno successivo stratagemma più pagante nella semifinale d’andata di Manchester, con il proverbiale 7 sulle spalle di Prandelli e 1-1 da programma (con successo al cardiopalma al ritorno e finale vittoriosa col Porto), mentre nella coppa campioni vinta nell’84-85 le due sortite più insidiose vengono affrontate in assetto regolamentare anche se si disse al tempo che fino a pochi minuti prima di scendere in campo a Bordeaux, benché forti di un 3-0, il mister avesse vagheggiato (salvo poi forse vergognarsene lui stesso) Pioli al posto di Paolo Rossi! E però chissà se una scelta così radicale ci avrebbe risparmiato qualche sofferenza (Rossi d’altronde in partita fu rimpiazzato come spesso dal solito Prandelli), e gli straordinari a Luciano Bodini che ci salvò la pelle con la sua miglior partita di sempre… In seguito questi exploit non si ripeteranno se non sporadicamente (chi si ricorda, in una pessima trasferta a Tenerife nel 93-94, la rara apparizione del meteorico terzino Francesconi finta ala?) dopodiché Lippi sovvertirà radicalmente l’approccio al punto di incarnare l’opposto esatto di Trapattoni, come quando a Dortmund dopo il prematuro infortunio rimpiazzò Kohler con Di Livio (!), e più avanti neppure Capello, additato come bieco difensivista da molti tifosi ingrati, derogò mai formalmente a interpreti canonici del suo 4-4-2.

E insomma, per quanto ci aspettiamo ragionevolmente Cuadrado e Alex Sandro sulle corsie, e i numeri di maglia abbiano perso in larga parte il loro significato, uno Sturaro “falso 7”in versione rubapalloni con licenza d’inserimento e magari di gol non sarebbe un inedito così blasfemo. Se così dovesse essere, che dei diversi spiriti non tutti propizi su di lui aleggi quello del grande Antonello Cuccureddu. Anche se i nostalgici dei gloriosi 70/80 proverebbero gusto anche con formazione più offensiva all’inizio, golletto e valorosa difesa con sostituzione prandelliana, magari con lo stesso Sturaro.

Tanto, non ne vorrete a noi vecchi trapattoniani, la cosa che conta alla fine è sempre una sola…