Sturaro, Audero e le plusvalenze magiche

di Sandro Scarpa |

Plusvalenza: Incremento di valore, differenza positiva fra due valori dello stesso bene riferiti a momenti diversi.

Nel calcio, se ho pagato 10 milioni un giocatore con contratto quinquennale, dopo 3 stagioni il suo valore residuo sarà pari a 4 milioni (10 milioni diviso 5 anni= 2 milioni di ammortamento annuo), se lo cedo a 7 mi garantisco una plusvalenza di 3. Se un calciatore viene dal vivaio o era a parametro zero la plus è pari al prezzo di vendita.

Le società sono chiamate ad avere un bilancio positivo, per i vincoli del fair play finanziario UEFA o per quelli (esistono!) della FIGC o per gli investitori in borsa (come nel caso della Juventus). Realizzare plus ed evitare minus diventa fondamentale per tutti i club nelle sessioni di mercato. Negli ultimi anni le plusvalenze sono arrivate a costituire quasi il 25% (un quarto!) dell’intero valore della produzione dei club. Se si considera che l’ammontare di questa produzione è ca. 3,5 miliardi di € le plusvalenze generate dalle società di A (e in misura inferiore da quelle di B e C) in un anno sono state pari a ca. 800 milioni di euro, in aumento rispetto all’anno precedente di quasi il 90%!

Il Chievo (ed il fallito Cesena) è stato penalizzati per un sistema fraudolento di plusvalenze fittizie. “Sistema” perché le plus erano sistematiche, continue nel tempo, non si gonfiava il valore di 2-3 giocatori ma negli anni decine di ragazzini della primavera venivano valutati svariati milioni e scambiati tra le due società per “aggiustare” i bilanci. Non è il primo caso di provvedimenti disciplinari, è il più eclatante, per la gravità della condotta, ma qualche anno fa era stata comminata una multa all’Inter:

800 milioni di plus in un anno, piccoli club squalificati, grandi club multati…

Tuttavia la regola aurea è: uno SCANDALO non è un vero SCANDALO se di mezzo non c’è la Juve.

Così in questi giorni i media (sportivi e non) urlano allo scandalo per le plusvalenze generate dalle cessioni di Sturaro, Audero ed altri, riprendendo lo SCANDALO estivo della cessione di Mandragora e anticipando quella di Orsolini, che figura ancora in prestito al Bologna.

Il TITOLONE che rimbalza dai peggiori account social ai migliori giornalisti economico-sportivi è:

Sturaro 18 milioni (16,5 di riscatto più 1,5 di prestito),
Mandragora 20 milioni
Audero 20 milioni
Orsolini 14 milioni
Benatia: 10 milioni (8+2 di bonus)

Totale: 82 milioni, così la Juventus si ripaga Cristiano Ronaldo.

Questa accusa velenosa, in un mondo scevro di pregiudizi sarebbe in realtà un complimento per una club che valorizza e cede giocatori fuori dal suo progetto a costi alti per garantirsi (in parte) un investimento record. in effetti il costo annuo di Cristiano è pari proprio a 85 milioni l’anno (100 milioni divisi in 4 anni di contratto più ca. 60 milioni lordi di ingaggio annuo). Proviamo però a fare 3 considerazioni:

 1. LA VALUTAZIONE DI MERCATO  

Qual è il valore di un centrocampista 25 enne cresciuto nel Genoa? 20 milioni come Bertolacci (dal Genoa al Milan nel 2014), o 16 milioni, come Kucka (dal Genoa al Milan nel 2011)? O il fatto di essere italiano ne aumenta il valore, come gli 11 milioni di Longo (dal Genoa all’Inter nel 2012.).

Insomma, facciamo prima ad elencare le cessioni dal Genoa di Preziosi alle due milanesi:

In 8 anni il Genoa si è garantito, con cessioni a milanesi ed altri circa 320 milioni di plusvalenza. Immaginate il titolone “Preziosi si ripaga Neymar e Mbappé con Sokratis e Longo“.  Si potrà obiettare che è la normalità: la “piccola” che fa plus cedendo alla “grande”. In realtà, prima dell’acquisto di Sturaro (16,5 milioni) il record per un acquisto del Genoa erano i 15 milioni versati per Acquafresca nella casse dell’Inter nell’affare Milito-Motta. 15 milioni ma DIECI anni fa.

Acquafresca era un 22enne di belle speranze, la valutazione poteva essere lecita (anche se in quegli anni Modric ed Eto’o si trasferivano a 20 milioni): eppure stranamente il Genoa lo cedette in prestito all’Atalanta due giorni dopo il suo acquisto record e contestualmente alla sua plus più alta di sempre (con Milito e Motta). Un’ottima plus anche per l’Inter insomma, così come per Viviano (da Inter a Genoa nel 2012 per 10 mln.) o Merkel e Odumadi (da Milan a Genoa) per 11 e 7 milioni, tutti di plusvalenza.

Perché gli 11 milioni di Merkel nel 2011 e i 20 di Bertolacci in direzione opposta non fecero notizia (se non nei discorsi da bar sport) mentre i 16,5 di Sturaro vanno su due pagine de La Repubblica nel 2019?

Dalla sua cessione dal Genoa alla Juve (per 5,5 milioni + 3,5 di bonus) Sturaro ha disputato 90 gare nella società che domina da 8 anni la Serie A e 17 gare in Champions, tra cui sfide epiche con Real e Bayern. Perché, nonostante l’infortunio degli ultimi mesi, dovrebbe valere 4 milioni meno di Bertolacci (5 anni fa) o 8 milioni meno di Gagliardini passato dall’Atalanta all’Inter dopo una dozzina di gare in A?

Audero è passato dalla Juve alla Samp per 20 milioni. Un portiere italiano del ’97 con 22 -ottime- presenze in Serie A e 9 presenze con l’Under 21. Un altro portiere italiano del ’97 con 13 presenze in A e 1 oresenza con l’U21, è passato da Spal a Napoli per 25,5 milioni: Meret. In quel caso la cifra non destò sospetti, anzi.

Un altro 20enne, Orsolini, potrebbe accasarsi al Bologna per 14 milioni. Orsolini ha 37 presenze in A e soprattutto è stato Scarpa d’Oro ai Mondiali U20 con l’Italia, miglior risultato di sempre per gli azzurri. Quel Bologna che ha speso 11 milioni per il 28enne Falcinelli, scafato, ma meno promettente.

 2. LE SPESE RECORD 

Le spese per Sturaro, Audero e Mandragora sono un record per i club coinvolti (Genoa, Samp, Udinese). Dato che hanno creato scalpore ma sono anche ovvi. Il mercato è in tremenda ascesa, ogni sessione si stabiliscono record, le piccole hanno molti più soldi circolanti, cedono a prezzi più alti e acquistano a prezzi più alti del passato. In ordine alfabetico: L’Atalanta due anni fa stabilì il suo record in entrata con De Roon (14 milioni per un 26enne), battuto poi da Zapata (24 milioni), ma ha stabilito anche il record di cessioni con Bastoni (all’Inter per 31 milioni, tutta plus!) e Kessié (al Milan per 24 milioni), il Cagliari ha stabilito ora il suo record in entrata con Pavoletti (10 milioni al Napoli), l’Empoli idem (9 milioni per La Gumina dal Palermo) e così via, dalla A alla Z, in entrata e in uscita.

La Juve ha fatto stabilire in questi anni record assoluti di cessioni al Napoli (Higuain per 90 milioni), o cessioni record al Palermo (Dybala per 40 milioni, 2° dopo Pastore al PSG), alla Fiorentina (Bernardeschi per 40 milioni, 2° dopo Rui Costa), al Valencia (Cancelo per 40 milioni, 3° di sempre), alla Dinamo Zagabria (Pjaca per 25 milioni), al Milan (Bonucci per 35 milioni, 6 anni dopo Thiago Silva e Ibra). Il dato curioso è che la Juve ha stabilito anche il record di cessioni di due big “non venditrici”: Real Madrid (100 milioni per CR7) e Bayern Monaco (40 milioni per Douglas Costa), così come il record di acquisto di un’altra big decaduta: il Milan (42 milioni per Bonucci).

 3. L’EFFETTO CRISTIANO 

Da un lato la Juve riempie la A di fiumi di soldi e continuerà a farlo (si parla di Romero, così come dell’interesse per Zaniolo, Chiesa, ed altri), dall’altro, dopo anni in cui non ha avuto necessità di realizzare importanti plus per tenere i conti in ordine e ne ha realizzate alcune record (Pogba, Coman, Vidal) per normali dinamiche di mercato, ora ha deciso di liberarsi di quel lungo elenco di giovani che prima venivano “controllati” in vista di una possibile esplosione.

Dopo l’abrogazione delle comproprietà infatti, la scelta della Juve, che impone un massiccio controllo del mercato interno, è stata inizialmente quella di lasciare in prestito svariate decine di calciatori tra A, B e LegaPro, (si è parlato a lungo e col solito veleno anche di questo aspetto). Tuttavia solo pochi di questi calciatori emergevano e nessuno entrava nell’organico Juventus. Da quest’anno, visto l’all-in con l’acquisto di Ronaldo, la Juve inizia una politica nuova: vendere subito con ritorno in termini di plus.

E’ iniziato tutto con Caldara. Non ad una “piccola” succube ma al Milan. 35 milioni e plusv secca di 25. La mossa non fece urlare allo scandalo ma alla pazzia di una Juve che vendeva il futuro ai rossoneri, eppure era la prima delle operazioni in cui la Juve accumulava plus per coprire l’esborso Cristiano (e Cancelo, e il riscatto di Douglas, etc.). La Juve cominciava quindi a cedere giovani promettenti che, in altri mercati, avrebbe tenuto parcheggiati: Caldara, Mandragora, Romagna, Favilli, Audero, Orsolini. Tutti potrebbero esplodere e far comodo ma la Juve li ha ceduti per fare normalissime plusvalenze, facendo ora ciò che non aveva fatto per anni, ciò che Inter, Milan, Roma fanno da anni, sia per maquillage di bilancio, sia per i paletti FFP (basti pensare al rimpianto Zaniolo, ceduto dall’Inter non solo per arrivare a Nainggolan ma soprattutto per una plus fondamentale).

Le “piccole” -Genoa, Samp, Udinese- che vivono per fare soldi e plusvalenza, così come negli ultimi 10 anni hanno intessuto -soprattutto con le milanesi- una fitta rete di scambi proficui, comprendono la doppia esigenza Juve e siglano accordi remunerativi per loro, in termini di patrimonio sportivo o economici: ricompro Sturaro, ancora giovane, versatile e avvezzo a livelli più alti, perché so che la Juve sarà interessata a comprare alcuni miei giovani ripagando quel mio interesse; compro a 20 milioni un portiere 20enne perché avrò 10 anni per ammmortizzarlo, e se va bene lo rivendo al doppio, mentre la Juve non può aspettare la sua crescita ma deve monetizzare subito, e così via.

 JUVE DOES IT BETTER! 

Non siamo ingenui: il calcio italiano si basa sul sistema di plusvalenze incrociate. Il punto è che questo sistema, senza un reale valore sportivo ed economico futuro dei calciatori scambiati, non può reggere, diventa una bolla speculativa che prima o poi scoppia (basta guardare ai fallimenti del Torino da Lentini in poi, alla crisi economica dei Milan di Berlusconi e Inter di Moratti, o Roma di Sensi e Lazio di Cragnotti), o sfocia addirittura in frodi (dai Foggia di un tempo ai Chievo di oggi).

La Juve è avulsa da questo plusvalenzificio fine a sé stesso: ha avviato un’operazione rivoluzionaria, con l’acquisto di Cristiano, per colmare il gap economico e commerciale con le altre big europee che hanno ricavi televisivi, da box-office e commerciali molto più elevati, e per sostenere il primo anno questo esborso, sta vendendo quel “futuro” che in altri tempi teneva per sé, parcheggiato, senza monetizzare. Le piccole (Genoa, Udinese, Samp) ma anche le grandi (Milan) ne “approfittano” per acquistare giocatori giovani, forti che hanno convinto in passato lo scouting Juve o che hanno forgiato la loro professionalità in casa Juve. Con il guadagno di tutti, anche e soprattutto ora di quei media e soliti haters che urlano al nuovo scandalo Juve e vendono copie o guadagnano facili consensi.