20 Marzo 1996: la prima rimonta ai danni del Real Madrid

di Nevio Capella |

E’ ormai trascorsa una settimana dall’impresa con cui la Juventus guidata da Cristiano Ronaldo ha ribaltato risultato ed esito della qualificazione contro l’Atletico Madrid, ma l’adrenalina non si è del tutto sopita e con essa sono rinate a nuova vita le suggestioni relative alla Champions League 2018-2019.
Del resto si sa, ogni grande impresa dello sport passa per una sorta di crocevia o punto di svolta che sovverte le inerzie e con cui si incomincia a scrivere una storia nuova, e così, proprio come martedì scorso, esattamente 23 anni fa (mercoledì 20 marzo 1996) nella stessa zona della città e virtualmente nello stesso stadio che però all’epoca era il Delle Alpi figlio dei mondiali del 1990, la Juventus di Marcello Lippi ribaltò nei quarti di finale l’altra squadra di Madrid, il Real,iniziando di fatto la scalata a quella che tuttora è l’ultima coppa dei Campioni che la società bianconera è riuscita a mettere in bacheca.

La stagione 1995-1996 iniziò subito in modo strano per la Juventus, quasi a voler far capire che dopo aver riconquistato il tricolore l’anno prima interrompendo uno dei digiuni più lunghi della sua storia, l’obiettivo unico era riportare a casa anche il massimo trofeo continentale, magari cancellando definitivamente la macchia dell’Heysel.
Di fatto, dopo aver vinto le prime tre partite di campionato contro altrettanti avversari decisamente modesti, dal mese di ottobre i bianconeri non riuscirono più a vincere due partite di seguito in serie A fino a primavera inoltrata quando proprio a cavallo del doppio confronto europeo con i blancos arrivò il cambio di passo decisivo.

In coppa invece la storia era stata diversa sin da subito, infatti la qualificazione ai quarti fu acquisita dopo le prime quattro partite, tutte vinte, che misero sotto gli occhi della platea europea il talento cristallino del giovane Alessandro Del Piero, ormai rivelatosi anche oltre i confini nazionali.
L’andata dei quarti di finale, in una formula che all’epoca, complice la partecipazione delle sole squadre campioni nazionali, aveva un turno in meno ad eliminazione diretta, si disputò al Bernabeu il 6 marzo e fu una partita a quasi totale appannaggio dei madrileni guidati da un Raul nel pieno della sua ascesa al calcio mondiale, quasi al pari del nostro Del Piero, e che decise la partita con un sinistro maligno su cui nulla potè un gigantesco Peruzzi che per tutti i 90 minuti a suon di prodezze tenne in vita la Juve e aperto il discorso qualificazione.

Alla gara di ritorno si arrivò con un clima strano: da un lato voci sempre più insistenti lasciavano intravedere una sorta di rivoluzione a fine anno con cui diversi artefici del double 1995 avrebbero cambiato aria, in primis il capitano Gianluca Vialli, dall’altro un calendario di serie A venuto in soccorso con una provvidenziale sosta nel weekend precedente la gara di ritorno, consentì a Lippi di iniziare un maxi ritiro pre-partita di 5 giorni.
E a proposito di questo insolito ritiro pre-gara, fu proprio Vialli a lasciarci un’inedita testimonianza video ripresa da lui in prima persona a partire dalle ore di vigilia della gara fino ad arrivare a quelle euforiche immediatamente successive alla vittoria.
Non era abitudine del Gianlucaccio filmare le fasi più intime e segrete di preparazione alle partite, ma evidentemente in preda a chissà quale sensazione divinatoria scelse di rompere il protocollo e lasciare questa testimonianza

In seguito poi, quando effettivamente a maggio le strade di Vialli e della Juve si separarono, si venne a sapere che fu proprio nelle ore di vigilia di quella partita che il centravanti bianconero comunicò ai compagni di squadra di aver deciso di comune accordo con la società di andare via a fine stagione.
Secondo i più, fu quella sorta di patto basato sulla ferrea volontà di chiudere il ciclo che i ragazzi di mister Lippi avevano iniziato con la conquista di scudetto, coppa Italia e prima supercoppa europea, oltre che sulla voglia dello stesso Vialli di riscattare la finale di Champions inopinatamente persa con la sua Sampdoria nel 1992, a far cambiare marcia alla Juventus portandola fino alla finale dell’Olimpico di Roma e all’agognata vittoria.

La partita fu molto tesa e vibrante, giocata sul filo dei nervi e con la consapevolezza dei bianconeri di non dover prendere il gol che probabilmente gli avrebbe precluso la strada per la semifinale: a sbloccare la partita provvide proprio Del Piero con una delle sue proverbiali punizioni, mentre ad inizio secondo tempo fu una precisa rasoiata di Padovano, imbeccato da Porrini in versione assist man, a portare la Juve al raddoppio.
Ma da quel momento in poi, l’attimo che più di ogni altro nessun tifoso juventino presente allo stadio o seduto in poltrona a casa non avrebbe mai più dimenticato, fu quello dell’ultimo minuto di recupero quando dopo una carambola tra i difensori bianconeri, la palla arrivò nella disponibilità di Milla che concluse dal limite dell’area di rigore con una rasoiata mancina che uscì per motivi che non abbiamo mai compreso realmente, a pochi centimetri dal palo della porta di un Peruzzi rimasto immobile.
Il fischio finale dell’arbitro Van Der Ende arrivato pochi minuti dopo sancì i festeggiamenti e l’inizio della cavalcata che tutti ricordiamo.