Storia di Julian Brandt, vecchio pallino della Juve

di Michael Crisci |

Julian Brandt non gioca a calcio per riscattare un’infanzia difficile. Non ha vissuto nella povertà, nella Brema del 1996, dove è nato il 2 di maggio. Il calcio è sempre scorso nelle vene della sua famiglia, col padre ex giocatore e allenatore e i due fratelli calciatori.

Rivelatosi poi uno dei migliori prodotti della fiorente covata generazionale teutonica dei primi anni 90, fin dall’infanzia Julian, chiamato “Baby Face Jewel“, si è dilettato nelle giovanili di alcune squadre della sua Brema, prima di approdare nelle giovanili del Wolfsburg. Persona molto precisa e pratica, grande lavoratore, ama raccogliere i frutti del suo lavoro. Risultati che arrivano anche grazie a una vita privata stabile, aspetto a cui Brandt tiene moltissimo, per garantire la linearità della sua carriera.

Dopo il Wolfsburg, viene comprato dal Bayer Leverkusen nel gennaio del 2014, a soli 18 anni. Nella città delle aspirine, Brandt si afferma sul panorama nazionale, fino ad arrivare alle attuali 200 presenze in tutte le competizioni, condite da 39 gol e 48 assist. Le sue prestazioni non hanno lasciato indifferente il CT della Germania Joachim Loew, che per il mondiale 2018, poi rivelatosi infausto, lo ha preferito al più quotato Leroy Sanè; Il commissario tecnico tedesco ha ammesso il ballottaggio tra i due, e ha premiato la miglior forma di Brandt, che ha poi esordito in un mondiale nella sfida contro il Messico. Sulla scelta pare abbia pesato il diverso atteggiamento dei due giovani; Brandt, a differenza di Sanè, pare sia riuscito a legare maggiormente col resto del gruppo.

Il suo talento ha attirato anche l’interesse di molteplici club europei, tra cui quello delle milanesi, e di molti club della Premier League. E’ notizia delle ultime ore che anche la Juve gli abbia messo gli occhi addosso, ingolosita dalla clausola rescissoria relativamente bassa (25 milioni). Un’ala che potrebbe tornare utile in caso di cessione di Douglas Costa o Cuadrado, considerando anche le possibili difficoltà per arrivare a Chiesa, obbiettivo designato per il ruolo di ala.

Fabio Paratici, grande amante del calcio tedesco, ha provato in passato a portare a casa giocatori tedeschi nel pieno della loro carriera (Draxler, Gundogan); tentando il colpo Brandt, la Juve invaderebbe un territorio fagocitato dal Bayern, che ovviamente è in prima fila per strappare la bionda ala al Bayer Leverkusen. Una spia di come il dirigente piacentino stia tentando di ampliare i confini del mercato Juve, battendo strade diverse da quelle predilette dall’ex AD Beppe Marotta.