Il nodo degli stipendi in Italia e all’estero

di Giacomo Scutiero |

Vogliamo parlare di denaro, dunque la materia è delicata e complessa. Perché in molti casi sono tanti soldi e sono tanti coloro cui spettano e che potrebbero restarne privi.

Nella giornata di oggi, last but not least, si esprime il capitano della Juventus rispondendo a “La Gazzetta dello Sport”: Giorgio Chiellini, tra l’altro laureato in Business Administration da circa tre anni, propone a compagni e club alcuni piani per sostenere la fase emergenziale e venire incontro alle difficoltà più o meno importanti del sistema calcio.

– Avendo disputato il campionato di Serie A fino a diciotto giorni fa, Chiello crede sia corretto ricevere lo stipendio di Marzo. Dopodiché, due possibilità: con campionato sospeso, retribuzioni interrotte fino ad eventuale ripresa; con campionato ricominciato, stipendi versati soltanto per il periodo con incontri disputati (e comunque ad ora congelati e disposti successivamente)
– Con campionato sospeso, rinuncia a due dei prossimi quattro mesi di compenso; con campionato ricominciato, rinuncia a a uno su quattro dei prossimi. Comunque, nelle stagioni a venire, tutte le mensilità sarebbero da versare.
– Indipendentemente dalla ripresa o meno del torneo, rinunzia immediata a un mese e mezzo di compenso dei prossimi quattro.

Come detto, l’argomento è scivoloso perché trattasi di corposi contratti pluriennali firmati da professionisti (particolari perché anche dipendenti, ma va be’…) e società sportive. Nella legalità: dirigenti, staff e calciatori hanno diritto di veder rispettato tutto quello che è scritto nero su bianco.
Non dobbiamo pensare soltanto ai milioni di euro dei top club della Serie A o comunque della massima competizione italiana, perché al di sotto esistono molte storie povere e difficili: se focalizziamo l’attenzione sulla Serie C, ci rendiamo conto che tagliare loro mesi di stipendio sarebbe come tagliare il compenso a noi comuni dipendenti che abbiamo necessità di lavorare ogni mese per vivere decentemente/bene.

 

Che aria tira all’estero?
I nostri vicini della Spagna hanno già qualche problema in più. Il Barcellona ha attuato una serie di misure restrittive per contenere la crisi: per quanto riguarda calciatori e staff, la riduzione del 30% per quanto riguarda il mese corrente; i big della squadra, con Messi rappresentante, hanno rigettato la proposta. Comunque, il club non molla, ricorre presso il Tribunale del Lavoro per giungere ad una soluzione proporzionale e condivisa.
Tutt’altro clima in Germania. Neuer del Bayern Monaco ha parlato di “scelta facile e tutti concordi”: OK al taglio del 20% della paga, pensando al momento in generale e ai circa mille dipendenti del club che svolgono compiti molto importanti con compensi medi.
Anche nel Regno Unito la direzione è similare. In Premier League non c’è alcuna intenzione di riprendere il campionato tra un mese per terminarlo in circa sei settimane: non è un segreto la paura di tornare in campo e nello spogliatoio, luoghi comunque di possibile nuovo contagio. Attraverso il sindacato internazionale, Professional Footballer’s Association, gli atleti chiedono un incontro con la Federazione per trattare i possibili tagli. E possiamo già riportare la bella storia del Leeds United: i calciatori rinunziano a parte dello stipendio per permettere il pagamento dei 272 impiegati del club.

Uscendo dall’Europa, un racconto forte dal Brasile.
Circa cinquanta club, le prime tre Divisioni, concedono trenta giorni di ferie per poi tagliare stipendi/diritti d’immagine per il 50% qualora la situazione non sia tornata alla normalità. Ed ancora: se dopo due mesi non sarà possibile riprendere, i contratti potrebbero essere sospesi sino al termine dell’emergenza. Soprattutto dalla più ricca Serie A, sorgono opposizioni perché il provvedimento dovrebbe riguardare soltanto i compensi superiori ai settemila euro mensili.

Un ultimo e dovuto paragrafo legale. Abbiamo detto tutto quello che accade qui ed altrove, ma è e sarebbe tutto possibile? Sì.
Premessa l’impossibilità di offrire la prestazione lavorativa, il taglio è possibile fin dal primo giorno cui l’attività è stata interrotta. Anche nell’ipotesi ad ora praticamente impossibile che il campionato possa riprendere e terminare entro la fine di Giugno, il club potrebbe invocare il fatto che i giocatori non abbiano svolto allenamenti e non abbiano partecipato a match per almeno un mese e mezzo.

A prescindere o no dal tema ingaggi, le rose dei giocatori sono attualmente senza preparazione atletica o comunque in netto ed ovvio ritardo rispetto a quelle che sarebbero le tabelle di una stagione regolare.