Eppure, cari juventini, stiamo vivendo anni meravigliosi

di Massimo Zampini |

 

Caro Alessandro, come forse sai la penso in gran parte come te. Con alcune precisazioni: spesso, per esempio, ce la prendiamo con la rabbia eccessiva che emerge sui social network ogni volta che si verifica un mezzo passo falso della squadra.

Ecco, qui non bisogna fare troppo gli snob o i razionali a tutti i costi: intanto, perché come sappiamo sui social si incontra di tutto, e 3 scemi che insultano fanno più rumore di mille altri che non scrivono o si limitano a giudizi sereni.

Ma non solo per questo. Durante la partita, o quando è appena finita, tifiamo, urliamo e imprechiamo tutti.

Durante lo 0-0 di Ferrara (ma pure durante i match con Lazio e Tottenham, poi vinti in maniera meravigliosa), non siamo tenuti a ragionare su questi 6 anni meravigliosi, sul lungo di ciclo di partite vinte o i tanti clean sheets: siamo nervosi, ci arrabbiamo, attacchiamo l’allenatore per un cambio ritardato, il giocatore per lo stop sbagliato, il portiere per una uscita avventata: sennò non saremmo neanche tifosi. Così, chi ama scrivere durante le partite (io no, per esempio), trasferisce sui social quella rabbia, che è comunque presente sui singoli divani delle nostre case.

Vale un po’ anche per le lamentele arbitrali: mentre giocano, siamo tutti arrabbiati per ogni decisione arbitrale, ci infuriamo per il giallo dato al nostro giocatore e dimenticato per il rivale, se la chiamata per l’offside era errata e così via. Lì per lì, dunque, ci sta anche il giudizio o il tweet sul tema, con i toni che si preferiscono. Poi, a mente fredda, meglio trovare altrove i motivi delle proprie sconfitte.

Quindi, in breve: trovo superficiale e un po’ snob giudicare dall’alto in basso i post e i commenti di pancia, a botta calda, quando sui nostri divani diciamo esattamente le stesse cose, con toni simili, salvo poi presentarci su twitter a freddo con toni e contenuti ben più ponderati.

Questa premessa arriva poi al cuore della tua domanda: a mente fredda, a mio parere, dovremmo essere diversi.

Posso certamente essere fortemente critico, deluso e arrabbiato dopo una partitaccia (il massimo esempio è Cardiff), ci mancherebbe pure.

Però alla lunga deve prevalere l’analisi razionale.

Per quanto mi riguarda, non vi è altra analisi possibile rispetto al fatto che stiamo vivendo anni meravigliosi, incredibili, probabilmente non riproducibili in futuro.

Amo il confronto, per indole non credo mai che in una discussione la ragione stia da una parte sola, ma faccio fatica a discutere su questo dopo 6 scudetti in 6 anni, 3 coppe Italia in 3 anni e dei percorsi europei incredibili, interrotti (ahimè) solo da chi è più forte di noi. Di più non si poteva, non era ipotizzabile.

Dopo ci scordiamo sempre tutto, quando i successi sono già conquistati, ma io torno sempre a quali fossero i miei pensieri prima: all’inizio dell’esordio di Conte speravo di arrivare tra le prime 4, bissare lo scudetto mi pareva un’impresa assurda, vincerlo per la terza volta ancora più clamoroso. Poi è andato via Conte, quel giorno che ricordiamo tutti è arrivato Allegri e io me le ricordo, le mie, le nostre, le vostre facce. Tifosi disperati per la perdita di Conte, voci sull’addio di tutti i big, chiari discorsi sulla fine del ciclo, rabbia contro la società (e contro Allegri), il caso Iturbe (!): nessuno avrebbe scommesso un euro su una grande stagione. Eppure, ci sbagliavamo tutti, perché da lì in poi sappiamo com’è andata.

Eh no, troppo facile dire ora che “non avevamo avversari”. Gli avversari ci sono, c’erano, vincere la Coppa Italia per 3 volte di fila mentre ti giochi tutto anche nelle altre competizioni non c’era mai accaduto. Vincere e rivincere, ritrovando più stimoli degli altri, non è mai facile, tanto più in un contesto che non sogna proprio la Juve campione per dieci volte di fila e vedrebbe di buon occhio la vittoria dei buoni, del bel gioco, per ristabilire un po’ di giustizia nel paese.

Quindi, premesso che anche quest’anno, a oggi, più di così non si poteva fare (primi, finalisti in coppa Italia, ai quarti di Champions), se stavolta non ci riusciremo, applaudirò prima i vincitori e poi i nostri, per questi anni irripetibili, le gioie e le risate (da Osvaldo a Roma a Higuain a Napoli).

E lì sì, fermo restando il diritto di critica, perché evidentemente qualcosa si sarà sbagliato e servirà migliorare per l’anno seguente, guarderò con un po’ di snobismo chi sbraiterà, dimenticandosi che faccia avesse quel 14 luglio 2014 e sminuendo così un periodo lunghissimo che sarà impossibile dimenticare.