Stiamo halmi, ma non troppo: bilancio ragionato su mister Allegri

di Giulio Gori |

«Congratulazioni mister». Dopo oltre un anno e mezzo di freddezza e di mugugni, l’11 marzo 2016, nella partita interna contro il Sassuolo, la curva bianconera solleva per la prima volta uno striscione per celebrare Massimiliano Allegri, fresco vincitore della panchina d’oro. Dieci mesi dopo, una minoranza di tifosi vorrebbe ancora l’allenatore livornese sulla panchina della Juventus. Eppure, da allora ha vinto un campionato e una Coppa Italia, ed è uscito agli ottavi di Champions (il 16 marzo) in una partita in cui forse ha messo in campo la Juve tatticamente migliore di tutta la sua gestione. Anche quest’anno guida una squadra che è prima in campionato, ha vinto il suo girone in Champions, è qualificata per i quarti di Coppa Italia e ha perso giusto la Supercoppa di Lega. Il calcio, si sa, è una bestia strana. E il tifo è una questione di pancia. Così, il malessere diffuso è il frutto di tante esagerazioni. Ma anche di difficoltà che non possono essere sottovalutate. Ecco cosa va e cosa non va.

I numeri

In Champions, la Juventus ha giocato male solo una volta, in casa col Lione. Le altre partite le ha tutte gestite bene. Alla fine, 4 vittorie e 2 pareggi, 11 gol fatti e 2 subiti. In campionato, spicca lo 0 alla voce pareggi. Ma con 15 vittorie e 4 sconfitte in 19 uscite, la proiezione a fine campionato è di 90 punti tondi. Un punteggio largamente da scudetto. Semmai, a non essere esaltante è il numero di gol subiti: a fronte dei 40 realizzati (in proiezione 80, tantissimi), sono 16 quelli subiti (sarebbero 32 a fine campionato; negli ultimi 5 anni il risultato peggiore è stato 24).

La gestione degli uomini

Dopo aver fatto esplodere, un anno fa, Dybala e Alex Sandro con una gestione inizialmente considerata troppo prudente, Allegri anche quest’anno sta dando prova di saper gestire gli inserimenti: con Pjaca che non fa testo per il lungo infortunio, il borsino in positivo è rappresentato da Rugani, che a 22 anni (pochissimi per un difensore centrale) dà già ottime garanzie. Anche le prestazioni di Higuain e Pjanic, i nuovi, numeri alla mano sono in crescendo. E lo spogliatoio è solido: non un mugnugno, non una recriminazione. Grazie anche al frequente turn-over.

La condizione fisica

Quella della squadra spompata è una delle contestazioni più frequenti che vengono rivolte ad Allegri. Ma è una delle più sbagliate. A guardare la classifica virtuale della serie A, fermando le partite alla fine dei primi tempi, la Juve sarebbe quinta, non prima. Segno che nei secondi tempi fa spesso la differenza. E nella recente partita di Supercoppa contro il Milan c’è stata la prova del nove: dopo una partita giocata davvero molto male, i bianconeri hanno letteralmente dominato il secondo tempo supplementare, di fronte ai rossoneri ormai sulle gambe.

Gli infortuni muscolari

Prima importante nota dolente. Nei primi quattro mesi dall’inizio della preparazione ben 14 giocatori hanno subito infortuni muscolari. Alcuni di loro sono stati vittime di più di uno stop. Negli ultimi due mesi la situazione è migliorata, ma le iniziali difficoltà hanno rallentato il processo di crescita e di amalgama della squadra. E, sul piano individuale, quando un giocatore si fa male perde importanti ore di allenamento.

Il modulo

È il problema di gran lunga più dibattuto, ma anche il più sopravvalutato. Il modulo ideale per una squadra è il risultato delle caratteristiche dei giocatori a disposizione, ma anche delle caratteristiche degli avversari (per limitare i loro pregi e far emergere i loro difetti). Ma non esiste, nella quindicina di soluzioni tattiche ormai a lungo collaudate nel calcio, una che sia ontologicamente superiore alle altre. Molti dicono che la difesa a tre non sarebbe abbastanza europea? Ci sono squadre che con i tre dietro hanno vinto i Mondiali, altre che hanno vinto la Champions. E se guardiamo alle Juventus di Allegri, la miglior partita internazionale l’ha giocata con il 3-5-2, e mica contro dei raccattati, ma contro il rabbioso gegenpressing di Jurgen Klopp.

Labor limae

Un modulo non fa primavera, come lo si mette in campo invece sì. Le difficoltà (piuttosto poche, visti i risultati) della Juventus di questi mesi nascono da una cura troppo ridotta degli automatismi. Allegri è un allenatore che non eccede nel ruolo di burattinaio, e forse in questi mesi sta eccedendo troppo. Dovrebbe riprendere in mano il joystick e dare ai giocatori un canovaccio molto più dettagliato. Il problema principale riguarda l’uscita del pallone dalla difesa. Il ritorno di Marchisio, col suo eterno movimento in orizzontale, ha dato un po’ d’ossigeno agli esterni che hanno così uno sbocco interno. Ma, quando la palla arriva dalla difesa all’esterno, i movimenti di punte e mezzali non sono sincroni e negano così alternative facili al portatore. Se la Juve esce male dalla difesa, è costretta a forzare: così tiene meno palla, non ha il tempo di salire e quindi non può pressare efficacemente. In questo senso il 4-3-1-2 può dare qualche vantaggio aumentando il numero di uomini sopra la linea del pallone, e anche rendendo più agevole il pressing alto. Il difetto, rispetto al 3-5-2, riguarda semmai la scelta degli uomini: il modulo a 4 sacrifica la BBC (tramontata un tubo!) e il fondamentale Cuadrado, mentre costringe a ricorrere a un centrocampista con un tasso tecnico inferiore agli altri. Ma si sa, nelle scelte la coperta è sempre corta.

Pochi muscoli

Si diceva, le critiche alla BBC sono frettolose. Semmai ci sarebbe da porsi il problema del fatto che quando la difesa abbassa il baricentro, la squadra quasi mai riesce a fare break per recuperare il pallone con gli avanti. Qui non è questione di pressing, è la classica situazione di pressing già aggirato. Qui l’allenatore c’entra meno, perché in questo frangente soffriamo l’assenza di un Vidal, di un Pogba, di un Tevez, capace con un’accelerazione di uscire per andare a mettere in imbarazzo il difensore o centrocampista avversario. Il risultato è abbassarsi sempre di più. E il recupero del pallone si fa sempre e solo la difesa, mai prima. Con la BBC e gli esterni sotto costante pressione.

Le progressioni di Allegri

Speriamo che venga marzo, dicono in molti. Si sa, mister Allegri le stagioni vanno quasi sempre in crescendo. E anche le sue alchimie tattiche si creano col passare dei mesi. C’è da essere fiduciosi? Sì, il mister ha più volte dimostrato di avere in mano la squadra. Ma c’è da preoccuparsi per qualche incertezza di questa Juve? Sì, il processo di crescita è un po’ in ritardo.

Stiamo halmi. Ma non troppo.